CREMA – Celebrata con grande solennità la Giornata dell’Unità nazionale e Festa delle forze armate

Giornata dell’Unità nazionale e Festa delle forze armate celebrata con grande solennità, stamattina in città. Una folta rappresentanza di associazioni combattentistiche e d’arma con bandiere e gagliardetti e di componenti delle Forze armate e numerosi esponenti delle istituzioni si son ritrovati presso la colonna votiva in piazzale Rimembranze per la deposizione della corona d’allora, dopo il canto dell’Inno degli italiani e sulle note della Canzone del Piave eseguita dalla banda di Trigolo. Formazione che ha poi accompagnato con marce militari e rombo di tamburi il corteo che ha sfilato per piazza Garibaldi, via Mazzini, piazza Duomo e le vie XX Settembre, Benzoni e Lucini per raggiungere piazza Trento e Trieste.
Qui, come ogni anno, s’è svolta la cerimonia solenne dell’alza bandiera, seguita dalla deposizione della corona d’alloro al monumento dei caduti, da

l discorso del sindaco (riportato integralmente in fondo) e dalla lettura del Bollettino della Vittoria da parte di Emo Bargellini, reduce della Marina militare italiana.
I convenuti, sempre accompagnati dalle musiche della banda, si son quindi recati presso la lapide dei caduti per l’Unità d’Italia, in piazza Duomo per poi partecipare alla Santa messa celebrata dal vescovo Daniele Gianotti, in suffragio dei caduti di tutte le guerre. Il quale nell’omelia ha richiamato l’episodio dell’incontro tra il cardinal Federigo Borromeo e l’Innominato, riportato nei Promessi sposi; con il segretario che è restio a introdurre il feroce personaggio, per cui lo sollecita dicendogli che San Carlo – suo zio – lo sarebbe andato a cercare.
“È ciò che oggi papa Francesco propone come Chiesa in uscita”, ha fatto osservare. “Ed è quello che ci viene indicato dal Vangelo di oggi, del Buon pastore che va a cercare la pecora smarrita.”
“È su questo stile di Chiesa in uscita – ha aggiunto – che il Papa ci invita ad andare. E mi chiedo se non è una sfida più ampia”, ha proseguito.
“Quando facciamo memoria del sacrificio di chi ha lottato per la libertà e, come oggi, ricordiamo la fine vittoriosa di una guerra – ha sottolineato mons. Gianotti – sentiamo che non possiamo più permettere le violenze, le devastazioni, i bombardamenti.”
Dentro di noi portiamo quel “mai più”, anche se lontano, le guerre continuano a insanguinare il mondo.
E ha quindi ricordato la storia della “Tregua di Natale”, quando il 25

dicembre del primo anno di guerra i soldati al fronte, nel silenzio delle armi, cominciarono a lanciarsi pacchetti di sigarette tra le opposte trincee e a uscire nella cosiddetta terra di nessuno a fraternizzare. Un episodio considerato negativamente dai rispettivi comandi, che negli anni successivi lo impedirono duramente.
“Durò poche ore – ha sottolineato il vescovo – ma il sogno racchiuso in quel gesto conteneva la grande sfida che abbiano oggi con quel ‘mai più!’.”
“Cercando l’altro per provare a incontrarci al di là dei pregiudizi, partendo dalla terra della nostra vita quotidiana – ha concluso – perché sia sempre più abitata dalla giustizia che il nostro cuore desidera.”
Conclusa la Santa Messa, la celebrazione della Giornata è poi proseguita in sala Consiglio del vicino Municipio con la cerimonia di premiazione del Concorso “IV Novembre”, organizzato sempre dal Comitato di coordinamento associazioni combattentistiche, d’arma, di servizio e di categoria di Crema.

 

DISCORSO DEL SINDACO DI CREMA STEFANIA BONALDI

“Buongiorno a tutte, buongiorno a tutti,
siamo qui per ricordare l’anniversario della Vittoria nella Grande Guerra, quella del 15-18, che determinò il ricongiungimento dell’Italia di ogni sua parte. Ma ricordiamo anche il giorno dell’Unità nazionale così conseguita e festeggiamo le Forz

e Armate, che di quell’Unità furono protagoniste. Dunque, parliamo della fine di una guerra che generò milioni e milioni di morti e deturpò altri milioni di uomini, senza contare la miseria che seminò nel continente, preparando lo scoppio della seconda guerra mondiale.
Ma una ricorrenza dev’essere anche occasione per una riflessione sulla attualità. Questo il senso del fare memoria, come abbiamo ricordato già l’altro ieri, per la commemorazione dei caduti di tutte le guerre. Nell’epoca del mondo globale, quando basta un click per comunicare agli antipodi del Pianeta, non possiamo tornare a quei fatti senza un richiamo al presente, senza prestare attenzione a quanto accade oggi, perché anche nel nostro tempo vi sono innumerevoli guerre in atto nel mondo. I numeri impressionano. Contiamo guerre in 29 stati africani, 16 in Asia. 9 in Europa e 7 in Medio Oriente. Nel continente americano contiamo 6 Stati coinvolti in conflitti. Sono 67, dunque, gli stati nel quale si registrano conflitti, impegnando numeri enormi di uomini e di donne.
L’ultimo rapporto annuale dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), racconta che nel mondo vi sono circa 65.3 milioni di persone costrette alla fuga dalla propria casa per motivi di guerra e ragioni umanitarie. A livello globale, con una popolazione mondiale di quasi 7,4 miliardi di persone, questi numeri significano che 1 persona su 113 al mondo è oggi un richiedente asilo, sfollato interno o rifugiato. Complessivamente, il numero di persone costrette alla fuga nel pianeta è più alto del numero di abitanti di Francia, Regno Unito o Italia.Fino a 10 anni fa l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite registrava circa 6 persone costrette a fuggire dalla propria casa ogni minuto. Oggi questo numero è salito a 24 ogni minuto, quasi il doppio della frequenza del respiro, sempre in un minuto, di una persona adulta. Difficile,

dunque fermarsi alle guerre del passato e non riflettere su quelle di oggi.
Ma torniamo a questo nostro 4 Novembre 2017. Ricordando la fine di una guerra, quella del 15-18, rinnoviamo il nostro grazie alle Forze Armate, che oggi possiamo con orgoglio considerare contributrici della pace nel mondo, perché ovunque vi sono soldati italiani sono presenti la nostra cultura umanistica e il nostro spirito solidale, che spesso nell’altro cerca uno sguardo da incrociare. Siamo fieri di questi uomini di cui ci fidiamo, perché ci sentiamo rappresentati con estrema serietà. I nostri soldati sono noti all’estero come elementi di equilibrio e di saggezza, pure in situazioni dove la tensione e il pericolo potrebbero fare regredire chiunque.
Il mio grazie, a loro e a tutte le Forze che si occupano della sicurezza, all’estero così come all’interno dei confini del nostro Paese, è quello di una madre che conosce il valore del verbo “custodire”. Non è facile attribuire questo termine a un corpo armato, ad un esercito.
Le Forze di sicurezza italiane, impegnate nel Paese e in missioni internazionali si sono meritate questa riconoscenza sul campo, come se sapessero con certezza che le guerre e le violenze non portano mai vera pace, semmai altro risentimento che prelude a nuove violenze. Le nostre forze sono tra le più preparate e professionali del mondo e, non sembri un paradosso, dopo la seconda quella mondiale sembrano essersi specializzate nella difesa della vita, e questo non ci rende solo orgogliosi, ma ci commuove sinceramente.
Grazie a tutti loro, con profonda riconoscenza e grazie a tutti quei cittadini che sentono gli umani come fratelli e che ogni giorno danno un contributo invisibile alla pace, ma non per questo insignificante. Se oggi siamo qui, in pace, lo dobbiamo anche a chi non si lascia sedurre dal demone del populismo e dell’inospitalità.”