CHIESA ORTODOSSA RUSSA – Mostra sulle persecuzioni negli anni del regime comunista

Inaugurata ieri sera, alle ore 21, nella chiesa di San Bernardino, la mostra sulla persecuzione della Chiesa ortodossa russa negli anni del regime sovietico (aperta dal 27 ottobre al 4 novembre). Presenti alcuni rappresentanti della comunità ortodossa russa di Sant’Ambrogio di Milano che hanno aperto e concluso l’incontro cantando preghiere per i martiri russi; relatore mons. Francesco Braschi; organizzatore padre Viorel Flestea della Chiesa cattolica rumena di rito bizantino, responsabile diocesano dell’ecumenismo: “Inauguriamo questa mostra – ha detto – che ci permette di realizzare l’ecumenismo del sangue”.

Il vescovo Daniele, impossibilitato a partecipare, ha salutato l’assemblea e apprezzato l’iniziativa, tramite il vicario don Maurizio Vailati.

È toccato a mons. Braschi raccontare brevemente le terribili persecuzioni bolsceviche nei confronti della Chiesa ortodossa russa, subito dopo la rivoluzione d’ottobre. “Ci sono periodi della storia – ha detto – in cui le Chiese sono state chiamate a dare il proprio contributo alla santità della Chiesa universale: quella russa, l’ha fatto nel XX secolo. I martiri non sono delle singole Chiese, ma di tutta la Chiesa. Questo il significato della mostra che inauguriamo.”

Perché la rivoluzione bolscevica del 1917 (di cui ricorre il centenario proprio in questi giorni) si caratterizza subito per questo odio e volontà di annientamento della Chiesa?

Il relatore ha smontato alcune letture storiche propagandate dal regime sovietico: la rivoluzione sarebbe nata per il riscatto del popolo, in realtà gli studi dimostrano che l’economia russa a quel tempo era in pieno sviluppo. Non c’erano arretratezza e povertà come si pensa. Inoltre dal punto vista culturale la Russia era molto sviluppata, alla pari con le culture occidentali. Il tasso di alfabetizzazione superava quello di altre nazioni europee.

Allora da dove nasce la rivolta? Nasce da alcuni fenomeni: dal terrorismo che in quel tempo in Russia aveva proporzioni ingenti ed era convinto che bisognava accelerare la distruzione della civiltà di allora. Da un certo distacco dello zarismo dal popolo e dal profondo legame tra il potere e la religione, al punto che, ai tempi di Pietro il Grande, l’imperatore era anche capo della Chiesa.

Per coloro che occuparono il potere nel 1917 la Chiesa rappresentava dunque il potere zarista e quindi doveva essere annientata. La lotta contro la Chiesa russa assunse da subito una caratteristica programmatica: non era ammissibile che esistesse un’altra agenzia che parlasse al popolo, oltre al potere bolscevico.

Il relatore ha raccontato la vicenda dello zar Nicola II e della sua famiglia (narrata anche dai cartelloni della mostra), imprigionati ed uccisi e fatti santi dalla Chiesa russa. “Mio padre – scrive la figlia Olga prima di essere anch’essa uccisa – chiede di comunicare a tutti coloro che gli sono rimasti fedeli di non vendicarlo: Egli ha perdonato a tutti e prega per tutti. E chiede loro di ricordare che il male che c’è ora nel mondo diventerà ancora più forte, ma che non sarà mai il male a sconfiggere il male, ma solo l’amore.”

Migliaia e migliaia i martiri di quegli anni. Mons. Braschi ha ricordato il patriarca san Tichon eletto dal Concilio locale di tutta la Russia nell’agosto del 1917 e che ha dovuto portare il peso di quegli anni drammatici, sfidando spesso anche il governo rivoluzionario; era in costante rapporto epistolare con il papa Benedetto XV.

La mostra poi presenta il filone storico delle vicende, mette anche in evidenza la santità di tanti testimoni e documenta come alla fine del comunismo la Russia registra una ripresa della vita cristiana.

Mons. Braschi ha espresso grande stima e grande rispetto per la Chiesa russa e tutti i suoi martiri che non hanno mai odiato i loro persecutori. Infondono forza e coraggio alla nostra fede.

E ha sottolineato il senso dell’ecumenismo del sangue: il centro per tutti i cristiani è solo Cristo e in lui siamo tutti uniti.

Si ricorda che il 3 Novembre, ore 21.00 in San Bernardino, è in programma una conferenza de dott. Adriano Roccucci, professore ordinario di Storia contemporanea presso il Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo dell’Università degli Studi Roma Tre. Parlerà sul tema: La Chiesa Ortodossa Russa dalla persecuzione alla rinascita. Oltre agli avvenimenti evocati dalla mostra, affronterà anche aspetti riguardanti l’attuale rapporto tra la Chiesa Romana e la Chiesa Ortodossa Russa

Il prof. Roccucci si è dedicato allo studio dei rapporti fra Stato sovietico e Chiesa ortodossa russa nel Novecento. Temi oggetto di sue ricerche sono stati anche le relazioni fra “Mosca sovietica” e Santa Sede, la politica estera sovietica nei confronti dell’Europa occidentale nel secondo dopoguerra, la dimensione imperiale nella Russia contemporanea, il rapporto fra nazione e religione nel mondo russo e nell’Europa centro-orientale, la storia della cultura russa fra Ottocento e Novecento, le questioni culturali e religiose nel rapporto tra Europa e Russia. Inoltre, è molto attivo nel dialogo tra la Chiesa Cattolica e la Chiesa Ortodossa Russa, partecipando a vari incontri col Patriarca Kirill e col Metropolita Hilarion, capo del Dipartimento delle relazioni estere del Patriarcato di Mosca.