GIORNATA MISSIONARIA – Sabato sera la Veglia presieduta dal vescovo Gianotti

Giornata Missionaria Mondiale 2017 sul tema “La Messe è molta”. Sabato sera s’è tenuta la Veglia Missionaria presieduta dal vescovo Daniele Gianotti, in cattedrale, con inizio alle ore

21, partecipata da numerosi fedeli. L’ha guidata Enrico Fantoni, presidente della Commissione per la Pastorale Missionaria della diocesi.

Una celebrazione costituita da riflessioni, preghiere, testimonianze e canti, eseguiti – quest’ultimi – dal coro di Santa Maria della Croce.

Dopo la citazione delle parole di papa Francesco, ecco la prima testimonianza, quella di don Francesco Ruini, reduce da una esperienza missionaria in Uruguay.

“La mia vita è missione”, ha detto ed ha raccontato l’esperienza delle Santa Missioni Popolari nel Paese sudamericano, di cui don Federico Bragonzi è coordinatore. Alcune parrocchie preparano insieme, per tre anni, alcuni laici che poi si fanno missionari nella propria comunità. Ed ha raccontato altre esperienza di comunione e di servizio ai poveri, ispirate ad alcune frasi di papa Francesco. La Chiesa che si fa buon samaritano per i poveri: servizio che lo stesso Stato laicista dell’Uruguay apprezza molto.

Una seconda esperienza missionaria è stata raccontata da una giovane ragazza che ha vissuto un breve periodo di servizio in una comunità messicana avvicinando bambini di alcuni villaggi. Entusiasta ha raccontanto che “il  mio cammino è stato quello di scoprire una nuova cultura, capire che si può vivere rinunciando a tante cose che qui sembrano indispensabili e sperare nel futuro.”

Due altre testimonianza al termine dell’incontro: quella di padre Walter Maccalli, missionario in Angola: ha ringraziato le parrocchie cremasche che l’hanno aiutato a costruire un reparto di maternità nella sua missione. E ha aggiunto: “C’è bisogno di persone che sappiano dedicarsi totalmente alla missione e al volontariato.”

Infine, un sacerdote congolese di Kinshasa, responsabile della commissione liturgica della sua diocesi, che ha ringraziato per l’occasione che gli era ststa offerta di partecipare alla preghiera missionaria.

Un altro momento molto interessante è stata la processione dei gruppi missionari di alcun e parrocchie che hanno portato al vescovo un segno simbolico del loro impegno: L’Associazione Amici delle Missioni (che organizzano banchetti missionari in diocesi) e i gruppi di Camisano (in appoggio al conterraneo vescovo Rosolino Bianchetti), di Chieve (che aiutano le missioni di don Federico e di sr. Maria Marrone in Uganda, a ricordo di padre Pizzi), di Izano (s’impegnano a sostenere dispensari medici in Cameroun), di Offanengo (un gruppo di ragazzi raccoglie carta per finanziare progetti missionari), di Ripalta Cremasca (impegnati nel servizio ai disabili), di San Carlo (impegnati a sensibilizzare la comunità sulle missioni), di S. Maria della Croce (in collegamento con la missione di Rougier in Messico), di Scannabune (che realizzano l’accoglienza in parrocchia), di Sergnano (che hanno ospitato per due anni padre Apollinaire della Costa d’Avorio)  e del Sacro Cuore-Santa Maria dei Mosi (impegnati su diversi fronti, compreso quello missionario).

Dopo la lettura del vangelo in cui Gesù invia gli undici in tutto il mondo, il vescovo Daniele ha sottolineato la sproporzione della missione (per tutti i popoli) e il numero dei discepoli stessi. “Immaginiamo che cosa possono aver pensato gli undici apostoli – ha commentato – loro che avevano fatto l’esperienza del rinnegamento e della paura e che anche in quel momento dubitavano. Le loro forze erano sproporzionate per il lavoro da fare!

Tuttavia – ha aggiunto – se la messe è molta, significa che vi sarà una grande vendemmia che Dio ha già messo nelle mani del Signore Gesù: il dono della terra nuova e cieli nuovi. E mentre Gesù manda gli apostoli, non si ritira nelle retrovie, ma promette di continuare a lavorare con loro.

Che siamo pochi e peccatori non importa, ha concluso il vescovo. C’è la certezza di un grande raccolto e che il Signore ci accompagna. E allora andiamo ai fratelli perché tutti facciano l’esperienza dell’incontro con lui.”

Al termine della veglia è stato donato un segno a tutti i presenti: un sacchetto decorato di fiori, fatti a mano e provenienti da comunità della Thailandia che contenevano sementi di Libera Terra, coltivati nei terreni confiscati alle mafie.