LOMBARDIA – Oggi al voto per il referendum consultivo sull’autonomia

Oggi si volta per il referendum consultivo per attribuire più autonomia alle regioni Lombardia e Veneto.

Ecco le indicazioni fondamentali per esprimere il proprio voto.

Al referendum potranno partecipare tutti i cittadini lombardi con diritto di voto.

Con questo iniziativa si vuole verificare se gli elettori della Lombardia desiderano che la Regione “intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse”, pur restando nel quadro dell’unità nazionale.

Questo il testo integrale del quesito referendario:

“Volete voi che la Regione Lombardia, in considerazione della sua specialità, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione e con riferimento a ogni materia legislativa per cui tale procedimento sia ammesso in base all’articolo richiamato?”

Le operazioni di voto sono iniziate alle ore 7 di oggi e termineranno alle ore 23. Le sezioni elettorali sono le stesse delle normali elezioni, quindi si dovrà andare nel solito seggio, ma non servirà la tessera elettorale: basterà la carta d’identità.

Novità assoluta di questa consultazione è che per la prima volta in Italia si vota in modo elettronico, attraverso un tablet presente in ciascuna cabina, che riporterà il testo del quesito e, sotto, tre possibilità di scelta: “SÌ”, “NO”, o “SCHEDA BIANCA”.

Il funzionamento è semplice.

Entrato in cabina l’elettore dovrà compiere tre passaggi:

1. cliccare su “Inizia”, che trova sulla schermata, per dare avvio alla sessione di voto;

2. appare il testo del quesito si potrà esprimere la propria preferenza toccando “SÌ” se favorevole, “NO” se contrario, oppure “SCHEDA BIANCA”;

3. appare una terza schermata che dà la possibilità di confermare la scelta, cliccando su “vota”; oppure modificarla – una sola volta – toccando “cambia” (scritta in nero su fondo ocra).

Una quarta schermata attesterà che si è votato e l’operazione è terminata.

All’uscita dell’elettore dalla cabina il presidente di seggio disabilita ciascuna voting machine, chiude la sessione di voto e ottiene lo scrutinio dei voti memorizzati all’interno del dispositivo: le memorie usb di ciascun apparecchio vengono poi estratte e inviate ai singoli Comuni che caricano i dati ufficiosi nel sistema informativo regionale attraverso un software online che consente anche la rilevazione dell’affluenza.

Nessun apparecchio – è doveroso sapere – è collegato a linee Internet, a garanzia che non c’è possibilità per qualche haker di falsare la votazione.

La legge prevede, inoltre, anche il sorteggio di un numero di sezioni pari al 5% degli aventi diritto su base provinciale, in cui al voto elettronico sia affiancata anche la stampa dello stesso, per un totale di 450 sezioni: in ciascuna di queste ci sarà anche un’urna all’esterno della cabina elettorale, collegata alla voting machine via cavo e nella quale confluirà la stampa di ciascun voto.

Al termine delle votazioni, in sede di scrutinio, i presidenti di seggio apriranno le urne per verificare che il totale dei voti stampati, divisi per preferenza, corrisponda a quello scrutinato automaticamente dalla voting machine.

In questo tipo di referendum non è previsto un quorum, cioè un numero minimo di votanti affinché sia valido.

 

AUTONOMIA E UNITÀ

“La vecchia e assillante questione delle autonomie degli enti locali viene ripresa nel maggior complesso delle questioni, che dovrebbero essere risolte nel nuovo fondamentale riordinamento dell’amministrazione dello Stato. Attorno a questa dovrebbe svolgersi tutta l’organizzazione di carattere sociale e sindacale.

Ad uno Stato accentratore tendente a limitare e regolare ogni potere organico e ogni attività civica, vogliamo sul terreno costituzionale sostituire uno Stato veramente popolare, che riconosca i limiti della sua attività, che rispetti i nuclei e gli organismi naturali – la famiglia, le classi, i Comuni – che rispetti la personalità individuale e incoraggi le iniziative private. E perché lo Stato sia la più sincera espressione del volere popolare, domandiamo la riforma dell’istituto parlamentare sulla base della rappresentanza proporzionale, non escluso il voto alle donne, e il Senato elettivo, come rappresentanza diretta degli organismi nazionali, accademici, amministrativi e sindacali; invochiamo l’autonomia comunale, la riforma degli enti provinciali e il più largo decentramento nelle unità regionali.

La Regione è concepita da noi come un’unità convergente, non divergente dallo Stato. La Regione da noi esiste come unità specifica di lingua, di storia, di costumi, di affinità. In Italia si può parlare di Regioni, non come una eventuale o burocratica o sistematica divisione di territorio, ma come una regione geografica, storica e morale, come una realtà esistente e vivente nell’unità nazionale e nella compagine statale.

Per noi il movimento regionalista non ha pertanto carattere di semplice base di circoscrizione territoriale per un migliore assetto degli organi statali, decentrati alla periferia, ha una caratteristica amministrativa organica autonoma: è una unità specifica, ragione della vita rappresentativa delle forze locali.”

don Luigi Sturzo
dalla relazione conclusiva al Congresso del P.P.I. Venezia, ottobre 1921

Chi domani andrà a votare lo faccia con lo spirito del grande Sturzo, ricordando che la tradizione politica dei cristiano popolari fa dell’autonomia regionale uno dei capisaldi della propria concezione dello Stato. Nello stesso tempo promuove con forza l’unità della nazione. Autonomia e Unità non sono una contro l’altra, ma una per l’altra e si potenziano a vicenda. Niente statalismi, dunque, che mortificano i territori, ma anche niente indipendentismi che disgregano l’Italia.