Libri – Pietro Bartolo presenta “Lacrime di sale”

Un momento della presEntazione del libro "Lacrime di Sale" a Santa Maria di Porta Ripalta

La sala di Santa Maria di Porta Ripalta era gremita: posti a sedere tutti occupati, tanta gente in piedi. Il pubblico ha accolto così il medico di Lampedusa Pietro Bartolo, intervenuto per presentare il libro Lacrime di sale, scritto a quattro mani con la giornalista Lidia Tilotta.
Introdotto da Franco Bordo, parlamentare di Mdp, Bartolo ha proposto la sua narrazione, impregnata di senso umano, di dovere di medico del SSN e di lampedusano, figlio di un pescatore e, per un periodo della sua vita egli stesso pescatore. Un rapporto con il mare stretto, segnato da una vita che ha lasciato un segno evidente nello sguardo del medico: “A Lampedusa stiamo accogliendo migranti da quasi 30 anni, noi siamo fatti così, accogliamo sempre – ha iniziato Bartolo – e in questi anni sono passati per la nostra isola, una sorta di zattera di salvataggio, circa 350.000 migranti… in 30 anni; non mi sembra un’invasione”. Il medico ha poi ricordato il 3 ottobre del 2013 quando un barcone è affondato davanti all’isola dei Conigli a poche miglia dal porto di Lampedusa: ci furono 368 morti e 145 sopravvissuti.

Bartolo si è avvalso anche di diverse slide, seguite con estrema attenzione dal folto pubblico: la lunga fila di bare, alcune bianche e poi il volto sorridente dei migranti che ce l’anno fatta, le madri che hanno partorito i propri bambini in viaggio e hanno legato il cordone ombelicale strappandosi i capelli dalla testa; la sindrome del gommone che colpisce soprattutto donne e bambini che si siedono all’interno dei natanti e vengono investite dalla benzina mista ad acqua che lascia ustioni anche mortali. E ancora il trattamento dei migranti che vengono anche torturati durante il trasbordo.
“Questi sono ragazzi, uomini, donne, bimbi, non sono numeri” ha più volte insistito Bartolo facendo trapelare una grande umanità e anche sofferenza nel compiere, sempre con puntualità e precisione il suo lavoro, sia di salvare vite sia di verificare decessi. Protagonista di Fuocoammare di Gianfranco Rosi, il medico ha insistito sulla necessità di far conoscere ciò che avviene, la sorte dei migranti, attraverso linguaggi quali il cinema, la giusta e obiettiva informazione, ma anche con la lettura del suo libro-testimonianza che fa incontrare la sua vita privata con quella di medico sempre in prima linea. Un video ha particolarmente toccato il pubblico: il recupero di alcuni cadaveri dal fondo del mare, fra questi anche quello di un bimbo di due anni, pantaloncini rossi, maglietta bianca, fluttuava nell’acqua come un angelo nel cielo.

Quindi la situazione attuale, i rischi che stanno vivendo i migranti bloccati in Libia, le nuove rotte (è di lunedì la notizia di un ennesimo naufragio al largo delle coste tunisine) e il dovere, di ciascuno, di fare qualcosa: “Anche gesti piccoli, un sorriso, guardarli negli occhi, uno scambio di saluto, per loro è importantissimo in quanto li fa sentire ancora esseri umani, come chi li guarda… con la medesima dignità. Quando arrivano a Lampedusa si inginocchiano e non smettono di ringraziare, ringraziano tutti e io raccomando sempre al mio staff di farli sentire bene accolti, come se fossero a casa…”.

Un intervento, a braccio, molto intenso, che ha ricevuto applausi lunghi e calorosi. Quindi Giusy Gusmaroli, che da tempo si sta occupando degli ospiti della Caritas per la loro integrazione e alfabetizzazione, è intervenuta sottolineando l’umanità emersa dall’intervento di Bartoli. Le giornaliste Mara Zanotti e Lidia Gallanti hanno invece introdotto aspetti più ampi: dalla posizione di papa Francesco sui migranti al comportamento di alcune comunità nei confronti dell’accoglienza dei profughi. Al termine della serata il medico di Lampedusa ha firmato tanti autografi e stretto tante mani… la gente, emozionata, se ne è andata con il cuore più ricco.