Scuole paritarie – Nostra intervista esclusiva alla ministra Valeria Fedeli

Il direttore de Il Nuovo Torrazzo don Giorgio Zucchelli intervista la ministra all'Istruzione Valeria Fedeli

Grande festa sabato scorso 7 ottobre 2017, all’Istituto Marcelline di via Quadronno 15 a Milano. In programma il convegno Arte, Formazione, Cultura, ma soprattutto l’inaugurazione della nuova sede dell’Accademia Ucraina di Balletto, un’eccellenza dell’Istituto milanese che conta un centinaio di iscritti, per la gran parte ragazze.
A solennizzare il tutto la ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca senatrice Valeria Fedeli. “La quale – come afferma suor Monia Alfieri presidente regionale delle scuole cattoliche e “marcellina” anch’essa – quando promette di venire, viene davvero!”.

Sara e Alessandra, due ragazze dell’Accademia di danza ci raccontano con soddisfazione la loro esperienza: sono iscritte da quattro anni, in “una scuola organizzata molto bene – dicono – che ci offre tutto.” Vivono praticamente all’interno dell’Accademia: al mattino le lezioni di danza, al pomeriggio la scuola (un Liceo scientifico); poi lo studio assistito e c’è anche il convitto. Sono entusiaste e le iscrizioni aumentano sempre più: ora stanno preparando due spettacoli di ballo, Don Chisciotte e Biancaneve e i Sette Nani. Teatro di riferimento, l’Arcimboldi.
“L’Accademia – concludono – ci permettere di ottenere un diploma con il quale possiamo concorrere per entrare in qualsiasi grande teatro del mondo: lo scorso anno una nostra collega è entrata in quello di Barcellona, un’altra a Zurigo.”
L’impegno della scuola è ora quello di ottenere, dal parte del Ministero, il riconoscimento del diploma di danzatore/trice di danza classica professionista, dopo che l’Ufficio Scolastico della Lombardia ha riconosciuto il ruolo di scuola all’Accademia di balletto.

Il nostro principale obiettivo è comunque intervistare la ministra Fedeli. L’incontriamo prima ancora che entri in Istituto. Gentilissima risponde alle nostre domande.
Signora ministra, i genitori delle nostre scuole paritarie pagano due volte le tasse, prima con la dichiarazione dei redditi, poi con le rette. Fin quando continuerà questa situazione? Avete presente il problema?
“Si tratta di una libera scelta da parte dei genitori! Certo, il problema l’abbiamo sempre presente, al punto che nella legge di bilancio 2017 abbiamo equiparato la scuola paritaria a quella pubblica; tant’è che sui finanziamenti Pon, appena sono arrivata al ministero, ho tenuto da parte i soldi per le scuole paritarie. Proprio in questi giorni, il 10 di ottobre, il ministro Claudio De Vincenti, negozierà in Europa (come è sua competenza) perché nelle regole nei finanziamenti europei (840 milioni di Euro) dai cui i PON sono derivati, sia inserita anche la scuola paritaria che per ora non viene considerata come scuola pubblica. Da noi devono prevalere leggi! Sono certa che porterà a casa positivamente il negoziato.”

Lei ritiene che la proposta del costo standard di sostenibilità possa essere adottata nella scuola italiana per superare la discriminazione di cui ho parlato prima?
“Quello del Costo standard di sostenibilità è uno studio che dobbiamo continuare a fare. Io credo che riuscirò a costruire un gruppo di lavoro sull’argomento: mi sembra un elemento necessario di confronto, perché la libera scelta dei genitori di dove portare i propri figli nella scuola che desiderano è un punto importante.
Con un elemento di grande chiarezza: la Costituzione Italiana garantisce in modo fondamentale il diritto all’istruzione pubblica e in questo anche il tema dell’attuazione della Costituzione sul pluralismo culturale è un elemento fondamentale; lo dico perché è uno dei temi che hanno tenuto aperta la riflessione in Italia lungo 70 anni. Al 1° gennaio del prossimo anno, infatti, avremo in vigore la Costituzione da ben 70 anni, con un articolo al quale io tengo tantissimo che è l’articolo 3.”

Lo ricordiamo ai nostri lettori: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

Oltre a garantire l’uguaglianza e la libertà di scelta il Costo standard farebbe anche risparmiare lo Stato.
“Messa così, la questione è impostata male. Corretto è chiedersi: come metto in condizione di libertà di scelta dentro a una funzione qualitativamente riconosciuta dallo Stato? Perché la responsabilità prima ce l’ha lo Stato. Però lo Stato chi è? Questa è la vera discussione da fare.”

E interviene una studentessa: Arriveremo presto al fatto di permettere a tutti gli studenti di apprendere senza discriminazione economiche?
“Me le auguro perché l’investimento nel diritto allo studio lo Stato italiano lo sta facendo da molto tempo. E senza discriminazioni economiche significa esattamente investire per dare la possibilità alle ragazze e ragazzi che vivono in difficili contesti economici di poter comunque fare il proprio percorso, anche perché la sfida di tutta la società è l’investimento e l’allargamento dell’investimento su tutta la filiera del sapere. E noi andremo avanti su questa strada!”

Signora ministra, esiste anche la questione delle graduatorie e dell’abilitazione dei docenti. Nel merito le nostre scuole sono molto penalizzate. Negli ultimi mesi ci avete portato via molti insegnanti…
“No, noi non abbiamo portato via nessuno.”

La una frase un po’ forte, lo so, ma…
“Mi permetta: il linguaggio è importante, perché denota una qualità della relazione. Le insegnanti hanno scelto liberamente di andare nella scuola pubblica. Non è la stessa cosa.”

Ma per una situazione che crea loro difficoltà…
“No. È una situazione di libera scelta e di valutazione sui propri percorsi di insegnamento.”

Libera scelta in una condizione obbligata! Proprio per questo le nostre scuole si trovano molto in difficoltà nel reclutamento degli insegnanti.
“È una delle grandi questioni che da sempre esiste in questo Paese. Se vogliamo davvero valorizzare anche la qualità delle diverse esperienze scolastiche (straordinaria quella che vediamo qui oggi alle Marcelline), quale è il tema di fondo? Che la qualità dell’insegnamento deve essere parificata.
Lei lo sa che una delle grandi questioni che abbiamo avuto e superato moltissimo, negli ultimi anni, era il fatto che si consideravano le scuole paritarie di serie C (neanche di serie B) per le caratteristiche dell’insegnamento e la qualità delle tipologie di selezione del personale. Invece io credo che anche dentro la logica del pluralismo e di quello che noi vorremmo studiare cosa significa il Costo standard, ci sia parità di qualità formativa: questo è il grande tema.”

Noi vogliamo garantirla questa qualità!
“Quindi servono gli stessi criteri di reclutamento. Questa è la vera scommessa.”

E suor Monia conclude: Riusciamo tra un mese a organizzare il tavolo del Costo standard a lavorarci?
“Me lo auguro!”

La ministra viene invitata in un salottino per un caffè, assieme alla dottoressa Delia Campanelli, direttore generale dell’Ufficio Scolastico Regionale. Nel simpatico scambio di pareri e battute la Fedeli si dice aperta nei confronti del mondo cattolico: “Stiamo riconoscendo i titoli tra lo Stato Italiano e lo Stato Vaticano – dice – e questo non l’ha mai fatto nessuno!”