CRESCE INTOLLERANZA VERSO MIGRANTI

È aumentata in Italia l'intolleranza verso gli immigrati. La migrazione da Paesi islamici rappresenta una minaccia per l'Occidente (60,8%) e l'islam appare una religione troppo tradizionalista e incapace di adattarsi al presente (65,5%). La percezione, invece, nei confronti degli ebrei è rimasta pressoché invariata a distanza di 10 anni, segno che gli ebrei rappresentano nell'immaginario collettivo italiano qualcosa di fisso che prescinde dagli episodi dell'attualità, della politica, dell'economia. È quanto emerge da una ricerca presentata a Roma, martedì 26 settembre, dal titolo “Opinione e stereotipi degli italiani: dagli immigrati agli ebrei”, condotta dalla Fondazione Cdec (Centro di documentazione ebraica contemporanea) e dalla società di analisi e ricerca di mercato Ipsos. Il tema dell'immigrazione compare al terzo posto tra le priorità del Paese citate spontaneamente dagli intervistati, dopo l'occupazione e la crisi delle istituzioni. E se nel 2012 l'immigrazione veniva citata come “preoccupazione” solo dall'1% degli intervistati, la percentuale sale al 35% nel 2017.

Troppi immigrati. Dalla ricerca emerge che per molti dei nostri connazionali in Italia ci sono troppi immigrati (completamente d'accordo il 41.8% e abbastanza d'accordo il 28,2%). Inoltre, l'immigrazione ha messo a dura prova i servizi pubblici (completamente d'accordo il 37.6% e abbastanza d'accordo il 32,9%) e “a causa degli immigrati è più difficile trovare lavoro” (completamente d'accordo il 21% e abbastanza d'accordo il 22%). Ma c'è anche un quarto circa degli intervistati che esprime un giudizio positivo: l'immigrazione è un bene per l'economia e contribuisce alla sprovincializzazione del paese.

L'accoglienza. Dalla ricerca emerge che due gruppi numericamente equivalenti si contrappongono: quello di chi risponde che i migranti dovrebbero essere accolti tutti in quanto persone in fuga dalla fame o dalla guerra (25,4%) e chi risponde che bisognerebbe respingere tutti perché l'Italia non può accogliere più nessuno (24%). In mezzo, la maggioranza (44,4%) ritiene necessario accogliere solo i rifugiati politici.
Tra chi esprime un forte sentimento anti-immigrati (22,8%), si distinguono gli intervistati del Nord Ovest, gli ultra 50enni, le persone con scolarità inferiore e i ceti sociali medio bassi e bassi, operai, disoccupati, casalinghe e chi si definisce di destra.

Minaccia per l'Occidente. La ricerca sottolinea, inoltre, che nel nostro Paese il multiculturalismo non convince e molti intervistati esprimono piuttosto un bisogno di rassicurazione: per il 54% le culture di minoranza devono adattarsi alla cultura della maggioranza. Il 60,8% degli intervistati ritiene che la migrazione da Paesi islamici sia “una minaccia per l'Occidente”
e l'islam appare una religione troppo tradizionalista, incapace di adattarsi al presente (65,5%). Tuttavia il 44,7% pensa che i musulmani abbiano il diritto di costruire le loro moschee in Italia, (opinione non condivisa dal 31,8%) e questo dato evidenzia una discreta tolleranza verso i fedeli musulmani. Ma sono molti (60%) coloro che vorrebbero vedere una partecipazione dei musulmani nel contrasto al terrorismo jihadista.

Ebraismo. Rispetto al tema dell'ebraismo e degli ebrei non ci sono stati cambiamenti di percezione e l'opinione degli italiani si è mantenuta sui livelli già registrati 10 anni fa.
Emerge però dalla ricerca una sostanziale mancanza di conoscenza degli ebrei e dell'ebraismo da parte dei nostri connazionali.
Il 54,4% degli intervistati, per esempio, non conosce la consistenza numerica degli ebrei in Italia: un quarto circa ne sopravvaluta il numero (da 100.000 a oltre un milione) e solo un 10% si avvicina al vero dato (23.900 di cui 13.000 a Roma). “In più – afferma Nando Pagnoncelli, presidente dell'Ipsos – rispetto a tutti i pregiudizi e gli stereotipi che abbiamo voluto testare, c'è una quantità molto rilevante di persone che non ha una opinione in proposito: e, quindi, nonostante in 10 anni il Paese sia cambiato profondamente, la crisi economica abbia determinato atteggiamenti di tipo difensivo, si sia diffuso in Italia un profondo sentimento di minaccia percepita, nei confronti del mondo ebraico questi cambiamenti non li abbiamo riscontrati”.

Contrarietà e ostilità. La percezione invece degli italiani verso il fenomeno migratorio e verso gli immigrati si è profondamente modificata in questo periodo e per due grosse ragioni: “Da una parte, i flussi migratori – sottolinea Pagnoncelli – e, dall'altra, gli episodi di terrorismo internazionale che hanno determinato un atteggiamento di prudenza e di maggiore contrarietà se non addirittura di ostilità, soprattutto nei confronti del mondo islamico e dell'islam”.
Dalla ricerca emerge un'Italia affetta di “strabismo”. “Si tende ad avere un'opinione divergente in ambiti locali e personali”, chiarisce il presidente dell'Ipsos: “Prendiamo il caso, ad esempio, della situazione economica del Paese: mentre fino al 2013 la maggioranza degli italiani pensava che l'Italia era in declino, ma la situazione personale non era così negativa, oggi sta succedendo esattamente il contrario: e cioè si pensa che il Paese stia uscendo dalla crisi ma l'individuo dice di non capire come mai il proprio figlio non riesce a trovare lavoro e si fa fatica ad arrivare alla fine del mese.
Lo strabismo è questo: avere due dimensioni di pensiero che non convergono”.

Insofferenza. Nel campo dell'immigrazione c'è “uno strabismo molto acuto”. Almeno fino a 4-5 mesi fa. “C'era preoccupazione per il tema della immigrazione, ma quando poi si chiedeva, 'ma lei conosce qualche immigrato?', la risposta nella quotidianità portava ad avere una piena accettazione del fenomeno se non addirittura un atteggiamento fortemente inclusivo. Perché l'immigrato si identificava banalmente con la badante che si occupa dei nostri anziani”. Oggi però non è più così ed “è subentrato un atteggiamento di insofferenza perché gli immigrati sono considerati molti, si ritiene che portino via posti di lavoro agli italiani e competano con noi nell'accesso ai servizi. C'è poi un tema legato alla sicurezza, al rischio attentati e perfino, negli ultimi tempi, alle malattie, ma questo purtroppo – chiosa Pagnoncelli -per una totale disinformazione”.