CREMA – HOUSING SOCIALE DA RECUPERARE

Inquilini dell'Housing sociale al quartiere dei Sabbioni inviperiti con la società Investire che ha in gestione il complesso residenziale. Ma stanno rischiando d'incrinarsi anche i rapporti con le Acli, che sono fin da principio interlocutori della società titolare dell'operazione “Crema+”: inizialmente Polaris, poi Groma – società di servizi integrati al patrimonio immobiliare – e da ultimo la partner Investire.

IL PROGETTO. Il progetto nasce dall'accordo fra la Fondazione Housing sociale – promossa dalla Fondazione Cariplo, dalla Regione Lombardia e dall'Anci – e il Comune di Crema, negli anni della seconda amministrazione Ceravolo, con assessore ai Servizi sociali Gianni Risari che era anche componente il Cda della stessa Housing Sociale. E si era ancora in una fase di boom dell'edilizia e di conseguente emergenza abitativa per molte famiglie, a fronte degli alti costi sia per l'acquisto delle case sia degli affitti.
L'investimento immobiliare della Fondazione era quindi finalizzato a rispondere alle esigenze di quanti non rientravano nelle graduatorie dell'Aler per l'assegnazione delle cosiddette case popolari, ma avevano un reddito comunque non sufficiente per accedere al libero mercato.
E in quel periodo, oltre a questo intervento pilota ai Sabbioni, l'amministrazione comunale cittadina, in collaborazione con il Cda della Fbc-Fondazione Benefattori Cremaschi, promosse la realizzazione del complesso in via Diaz – di proprietà della stessa – sempre con una tipologia abitativa di media fascia e il contributo da parte di Regione Lombardia.

COSTI LIEVITATI. Peculiarità del progetto “Casa Crema+” dei Sabbioni era quella di contenere i costi a carico degli inquilini attraverso un canone moderato degli affitti, ma specialmente riducendo sensibilmente le spese di riscaldamento e di gestione, grazie all'installazione di un sistema di coibentazione e d'impiantistica ad alta efficienza, classificando le abitazioni al massimo livello.
Purtroppo già nel 2011, con primi inquilini entrati nei 90 appartamenti messi in affitto, si sono riscontrati problemi di mal funzionamento degli impianti, con conseguente lievitazione dei costi, in particolare proprio per il riscaldamento, di cui inizialmente s'è fatto carico la società di gestione. Che però non ha provveduto a risolvere alla radice i problemi che man mano si sono acuiti. Incrinando i rapporti tra gli affittuari, i diretti interlocutori delle Acli e Investire.
La Fondazione Housing e il Comune, che per diverso tempo non sono stati coinvolti, si stanno ora prodigando alla ricerca di possibili soluzioni. Stante che negli anni la convenzione è già stata modificata per almeno tre volte, a fronte delle diverse condizioni economiche generali – a seguito della perdurante crisi – e del mercato immobiliare, che ha ridimensionato i costi degli appartamenti ma anche quelli degli affitti.
La competitività dei canoni del complesso Housing, determinata soprattutto dalle minori spese di gestione, con i difetti impiantistici è venuta meno. E gli inquilini insistono infatti sulla necessità di intervenire su questo fronte, più che sulla revisione degli affitti. Restando soddisfatti in ordine alla qualità delle abitazioni e dei positivi rapporti sociali creatisi nel complesso, attraverso l'associazione “Amici della piazza”, la presenza della scuola materna e dell'ufficio postale a servizio dell'intero quartiere, oltre all'insediamento di alcuni negozi di vicinato.

VERSO UNA SOLUZIONE. “Credo ci siano margini per intervenire a rimuovere le maggiori criticità – osserva Gianni Risari, che è stato promotore dell'iniziativa e mantiene contatti con i residenti e la Fondazione Cariplo – riportando a un tavolo di lavoro i soggetti co-protagonisti: Housing Sociale, Cariplo, Investire e amministrazione comunale. La quale so per certo essersi già mossa attraverso una presa di posizione del sindaco. Essendo stato questo intervento ai Sabbioni il progetto pilota a livello nazionale, presentato ancora di recente al Parlamento europeo, non deve scoraggiare il fatto che sconti qualche errore di rodaggio; che non può vanificare le peculiarità di fondo dell'iniziativa, che ha tutte le potenzialità per restare un fiore all'occhiello della città. Di certo, comunque, gli oneri per rimediare alle criticità impiantistiche non potranno ricadere sugli inquilini.”