MONS. DELPINI ARCIVESCOVO DI MILANO

Papa Francesco ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell'arcidiocesi metropolitana di Milano (Italia), presentata dal card. Angelo Scola e ha nominato nuovo arcivescovo, mons. Mario Enrico Delpini, finora vescovo ausiliare e vicario generale della stessa arcidiocesi. Ne dà notizia oggi la sala stampa vaticana, riportando alcune note biografiche del nuovo arcivescovo.
È nato a Gallarate, il 29 luglio 1951. Ha ricevuto l'ordinazione sacerdotale il 7 giugno 1975, incardinandosi nell'arcidiocesi di Milano. Ha conseguito la laurea in lettere presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano e la licenza in teologia patristica presso l'Augustinianum a Roma. Nel 1975 ha prestato servizio come professore di lettere antiche a Seveso e nel Seminario fino al 1985; dal 1985 al 1987 è stato professore di lettere antiche a Venegono, nel Seminario ginnasiale. Dal 1987 al 1989 è stato a Roma studente presso il Seminario Lombardo. Dal 1989 al 1993 è stato rettore del Seminario liceo a Venegono ed insegnante della Comunità propedeutica e del Biennio teologico; segretario del Collegamento Seminari lombardi; dal 1993 al 2000 ha ricoperto l'incarico di rettore del Quadriennio teologico. Dal 2000 al 2006 ha svolto l'ufficio di consulente del Consiglio episcopale milanese, di delegato arcivescovile per le vocazioni e i ministeri ordinati e di rettore maggiore del Seminario arcivescovile di Milano. È stato canonico onorario del Capitolo maggiore della Basilica metropolitana e membro del Consiglio presbiterale. Dal 2006 al 2007 è stato vicario episcopale per la zona pastorale VI – Melegnano.
Eletto alla sede titolare di Stefaniaco e a vescovo ausiliare di Milano il 13 luglio 2007, ha ricevuto la consacrazione episcopale il 23 settembre dello stesso anno. Dal 2012 è vicario generale dell'arcidiocesi di Milano, segretario della Conferenza episcopale lombarda e segretario della Commissione episcopale per il clero e la vita consacrata.
“Mi sembra che alcune insistenze del Papa si incrocino con quello che la Chiesa ambrosiana sta cercando di portare avanti, penso in particolare al tema della riforma della Chiesa e del clero, parole che ricorrono nel suo insegnamento, cose su cui anche il cardinale Scola ha insistito e sta insistendo. C'è in atto un cambio d'epoca col quale la missione della Chiesa deve confrontarsi. Riformarsi per essere adeguati al compito di annunciare il Vangelo oggi è un'indicazione che mi aspetto da Francesco e sulla quale dovremo ancora lavorare”. Lo affermava a metà marzo, intervistato da “La Repubblica”, mons. Mario Delpini, alla vigilia della visita di Bergoglio. “Il magistero di Francesco è particolarmente complesso – aggiungeva Delpini – perché non è fatto solo di parole, prediche, omelie, discorsi ma è anche di gesti, di battute, di comportamenti precisi. Egli si fa sempre molto vicino alla gente, è capace di colpire le emotività delle persone che gli si avvicinano, che desiderano avere un contatto con lui, magari che gli portano il proprio bambino per una benedizione. Allora anche da noi è legittimo aspettarsi un'iniezione di semplicità, di vivacità, un modo di essere pastore del popolo di Dio che abbia questi tratti di spontaneità e di scioltezza”.
Sul tema dell'accoglienza dei profughi, Delpini osservava: “Alcuni settori della diocesi sono più critici in questo senso, eppure c'è anche tanta gente che si sacrifica giorno e notte per i profughi, per l'accoglienza. Mi aspetto che il dialogo con tutte le anime della città provochi un ripensamento anche in chi su questi temi è più chiuso, più lontano”. Quindi una riflessione a partire dalla “Evangelii gaudium”: “La nostra Chiesa per quanto generosa, organizzata, intraprendente, è qualche volta segnata da ansia, tristezza, preoccupazione, dal pensiero di non farcela, di non avere abbastanza risorse per far fronte ai tanti problemi. La gioia del Vangelo è proprio uno di quei messaggi di cui abbiamo bisogno. C'è una fonte della gioia che il Papa conosce e che noi abbiamo dimenticato; la gioia non viene dal successo o dall'avere tante risorse, ma da una più profonda spiritualità, una comunione col Signore più abituale”.