QUESTA SERA IN DUOMO TRE NUOVI PRETI

È certamente un dono speciale del Signore alla nostra diocesi: questa sera, in cattedrale alle ore 21, il vescovo Daniele imporrà le mani a tre giovani diaconi che diventeranno sacerdoti per la Chiesa di Crema. Non accadeva da molti, molti anni. Sono: Francesco Cristiani, Nicholas Sangiovanni e Giovanni Viviani. La scorsa settimana hanno vissuto alcuni giorni di preghiera in preparazione al grande passo. Ora sono qui con noi per raccontarci le loro emozioni e i loro progetti.
Come è nato in voi il desiderio di farvi sacerdoti?
Francesco: “L'esperienza fondamentale fino ai 18 anni l'ho vissuta nella mia famiglia, a Sergnano, dove esistono diverse realtà dell'Associazione Papa Giovanni XXIII: è lì che ho respirato lo spirito di servizio e la gioia del dono nell'accudire le persone che ospitavamo nella nostra casa-famiglia. In particolare, a 18 anni mi sono recato in Africa, con alcuni giovani, accompagnati da un sacerdote, per un a esperienza missionaria. Quanto ho vissuto in quel mese è stato fondamentale per rispondere alla chiamata che da tempo sentivo dentro di me. Insomma, per me è stato decisivo l'incontro con il povero.”
Nicholas: “Una vocazione, la mia, nata in parrocchia a Scannabue, dall'esperienza comunitaria: fin da bambino ero aperto alla strada del sacerdozio; nell'adolescenza l'idea si era un po' assopita, poi, attraverso l'esperienza di oratorio, nel fare catechismo ai ragazzi e nel vivere il gruppo giovani della parrocchia, si è riaccesa in me l'idea del sacerdozio che poi – grazie al bel rapporto con il mio parroco don Elio – si è definitivamente concretizzata.”
Giovanni: “Anch'io vengo da una esperienza di oratorio a Bagnolo, dove sono cresciuto. La mia vocazione credo sia frutto della testimonianza di mia nonna che mi ha trasmesso la sua semplice, ma profonda fede. Facendo tante esperienze all'oratorio, assieme ai miei amici, la vocazione si è fatta sempre più evidente: l'esperienza che mi ha dato la spinta definitiva è stata la GMG di Sydney nel 2008, da cui sono tornato diverso: mi sentivo chiamato ed ho risposto.”
Siete entrati in seminario già maggiorenni, dopo la maturità nel 2010 e avete fatto una preparazione di sette anni. Quali sono stati i momenti più significativi e le persone più vicine in questa preparazione?
“Ci siamo conosciuti prima di entrare in seminario, nel cammino dei diciannovenni che si concludeva con la professione di fede. Già era maturata in noi la vocazione, ma non ce lo siamo detti. E così è stata una sorpresa ritrovarci in seminario quel 20 settembre 2010.
Oltre allo studio (con i colleghi di Lodi, Vigevano e Cremona, un bel gruppo di circa 35 seminaristi) in seminario a Vergonzana abbiamo vissuto esperienze di servizio in Caritas e in diverse realtà della diocesi (pastorale giovanile, pastorale vocazionale) anche con incontri nelle parrocchie. Sono stati belli anche i viaggi comunitari nei quali è cresciuta tra noi l'amicizia e il senso di famiglia.
Uno dei momenti più belli, se non il più emozionante, è stato la scorsa Pentecoste quando abbiamo svolto il servizio liturgico alla Messa di papa Francesco in San Pietro, grazie all'interessamento di don Angelo Lameri.
Una persona che vogliamo ricordare e ringraziare in modo particolare è il vescovo Oscar che lungo tutto il cammino di preparazione ci è stato molto vicino: nel primo anno ci ha incontrato ogni settimana e poi, negli anni successivi, non ci ha mai fatto mancare il suo affetto paterno. Un grande grazie anche agli educatori don Gabriele e don Alessandro… e a tutti i nostri amici.”
Cosa ribolle nel vostro cuore alla vigilia dell'ordinazione sacerdotale?
“L'esperienza degli esercizi spirituali che abbiamo vissuto la settimana scorsa ha fatto crescere in noi la consapevolezza del grande dono che stiamo per ricevere. Abbiamo il cuore pieno di gioia e anche di un po' d'apprensione di fronte alle responsabilità del ministero che ci attende. Siamo chiamati da Gesù per essere sacerdoti secondo il suo cuore, ad essere uomini di Dio in servizio a un mondo che sembra andare da tutt'altra parte.
Abbiamo bisogno di tanta forza che ci darà soprattutto lo Spirito di Gesù. Sappiamo che le attese della gente sono molte e sarà nostra gioia rispondere nel limite del possibile, soprattutto spezzando la Parola, il Pane e noi stessi per loro.”
Quali sono i vostri sogni di giovani sacerdoti?
Francesco: “Un mio sogno è quello di essere veramente un uomo di Dio e di portarlo ai tutti coloro che incontro. Mi ha sempre affascinato uno stile di povertà, di essenzialità attraverso il quale possiamo intessere un rapporto più immediato con Dio. Mi piacerebbe coltivare e vivere una bella fraternità sacerdotale.”
Nicholas: “Il mio sogno, o meglio quanto sento di voler realizzare, è di continuare a rispondere ogni giorno a quanto il Signore mi chiede e di trovarmi pronto e attento alle sue indicazioni, più che ai miei desideri e alle mie volontà. Che sia fatta la sua volontà in ogni luogo in cui il Signore mi chiamerà a vivere il mio sacerdozio.
Amo molto la mia diocesi e credo che sia questo il luogo dove sarò chiamato ad operare con tutte le mie forze. Essendo giovane mi sento molto legato ai giovani e spero – attraverso la mia testimonianza – di far nascere in ciascuno le domande di fondo e la disponibilità alla fede, che può ancora essere di moda!”
Giovanni: “Ciò che desidero più di tutto è essere davvero un sacerdote secondo il cuore di Gesù, avendo sempre lui come modello e guida da seguire. E poi spero di essere un prete capace di donarsi agli altri con tutto me stesso per quello che sono, senza mai risparmiarmi in niente. Perciò sogno di diventare discepolo di Gesù Maestro che sa stare in mezzo al suo popolo facendo sempre quanto egli mi chiede. Adesso in questo momento, all'inizio del mio ministero, spero di poter essere un prete di oratorio in mezzo ai ragazzi che li aiuta a crescere nel cammino che Gesù ci indica.”
Tre amici che diventano insieme sacerdoti. Una grande grazia?
“È davvero una grande grazia che il Signore ci ha dato. In questi anni il fatto di essere in tre ci ha aiutato molto. Abbiamo avuto modo di crescere nell'amicizia e nella fratellanza, continueremo a coltivarla e farla crescere: sarà certamente una ricchezza per il presbiterio cremasco!”
Appuntamento quindi per tutti a questa sera alle ore 21 in cattedrale.

LA RIFLESSIONE DI DON GABIELE FRASSI, RETTORE DEL SEMINARIO

Mi è capitato in questi giorni, parlando con un amico padre di tre figli, di condividere con lui quello che sto vivendo interiormente nell'imminenza dell'ordinazione presbiterale di Francesco, Nicholas e Giovanni (oggi, sabato 17 giugno, alle ore 21 in Cattedrale). Nella sana confidenza che contraddistingue un'amicizia profonda, il nostro colloquio ha raggiunto il suo culmine quando mi è stata esplicitata questa domanda: “Ma come ti potrai sentire quando il Vescovo ti domanderà della loro idoneità al sacerdozio?”. Francamente ho avuto un attimo di vertigine e contemporaneamente in me sono avanzati due sentimenti: il primo ben delineato dal salmo 125 “Grandi cose ha fatto il Signore per noi, ci ha colmati di gioia”, il secondo racchiuso nel famoso testo del filosofo danese Søren Kierkegaard di Timore e Tremore. Dopo aver espresso a lui questa commistione di sentimenti, con un sorriso solare mi ha consegnato questa battuta: “Bene! Allora anche voi preti comprendete e un po' vivete che cosa significhi essere padre!”. Al momento stavo per mettermi sulla difensiva, pochi istanti dopo ho percepito che quell'uomo stava esprimendo uno dei più bei complimenti che potessi mai ricevere.
Accompagnare, educare e formare in fondo contengono nel loro nucleo più intimo una dimensione generativa che appartiene a quella paternità spirituale fondamentale per un prete, soprattutto quando è chiamato a guidare dei giovani a una scelta radicale come è quella appunto al sacerdozio.
E come sempre accade, ecco che davanti a un passaggio così grande come l'ordinazione, se per un verso sai che i tuoi ragazzi che fin qui hai accompagnato ormai sono pronti, dall'altra è inevitabile che possa affiorare qualche preoccupazione, più nella prospettiva di voler proteggere piuttosto che nello scorgere in loro inconsistenze importanti.
Il mio pensiero felice in questo momento è il poter toccare con mano quanto Dio operi con la sua Grazia e con il suo Amore chiamando oggi Francesco, Giovanni e Nicholas a diventare preti. Quando ti lasci afferrare da Cristo, quando realmente ti metti in gioco e il tuo cammino di crescita diventa ogni giorno conformazione a Lui in modalità sempre più piena, libera e matura, già il tuo sì quotidiano e fedele diventa un inno di lode e una testimonianza sincera per “le grandi cose che ha fatto in te l'Onnipotente”.
Vorrei richiamare una definizione del prete dal documento Il dono della vocazione presbiterale sulla formazione dei futuri presbiteri: “L'ordinazione presbiterale richiede, in chi la riceve, una donazione totale di sé, per il servizio al Popolo di Dio, a immagine di Cristo Sposo. Il presbitero è chiamato ad assumere in sé i sentimenti e gli atteggiamenti di Cristo nei riguardi della Chiesa, amata teneramente attraverso l'esercizio del ministero. Il presbitero è quindi chiamato a formarsi perché il suo cuore e la sua vita siano conformi al Signore Gesù, così da divenire segno dell'amore di Dio per ogni uomo. Intimamente unito a Cristo, egli potrà: annunciare il Vangelo e diventare strumento della misericordia di Dio; guidare e correggere; intercedere e aver cura della vita spirituale dei fedeli a lui affidati; ascoltare e accogliere, corrispondendo anche alle esigenze e alle domande profonde del nostro tempo”. Grande è l'amicizia che lega Nicholas, Giovanni e Francesco. Da quando li ho accolti in Seminario sette anni fa a oggi ho visto questa loro unione irrobustirsi, maturare e divenire sempre più adulta. I loro caratteri così diversi l'uno con l'altro sono diventati materia preziosa per una complementarietà nel cammino. È stato emozionante percepire come quando uno di loro rallentava il passo, gli altri lo attendessero e gli porgessero la mano. Una fraternità che ora diviene anche sacerdotale, nella comunione di coloro che “Egli volle con sé” nell'abbraccio di un presbiterio diocesano che oggi accoglie questi nuovi confratelli e condivide con il vescovo Daniele, pastore della nostra Chiesa, il grande dono di una vita per Dio e per i fratelli.
Vorrei concludere con le splendide parole di don Tonino Bello rivolte ai sacerdoti: “L'Eucarestia non sopporta la sedentarietà. Non tollera la siesta, non permette l'assopimento della digestione. Ci obbliga a un certo punto ad abbandonare la mensa, ci sollecita all'azione, ci spinge a lasciare le nostre cadenze troppo residenziali per farci investire in gestualità dinamiche missionarie il fuoco che abbiamo ricevuto. Ma 'Si alzò da tavola' (rivolto a Gesù nell'ultima cena) significa anche che gli altri due verbi 'depose le vesti' e 'si cinse i fianchi con l'asciugatoio' hanno valenza di salvezza solo se partono dall'Eucaristia. Se prima non si è stati a tavola, anche il servizio più generoso reso ai fratelli rischia l'ambiguità, nasce all'insegna del sospetto, degenera nella facile demagogia, e si sfilaccia nel filantropismo faccendiero, che ha poco o nulla a che spartire con la Carità di Gesù Cristo”.
Un'ottima regola di vita per ogni prete; una consegna importante per don Francesco, don Nicholas e don Giovanni.