L'ANGELO DEI PROFUGHI A CREMA

Ci si è dovuti trasferire dalla saletta dell'oratorio del Duomo in via Forte nella sala rossa dell'episcopio, su invito del vescovo stesso, per accogliere il gran numero di persone che hanno risposto mercoledì sera all'invito della Migrantes ad ascoltare don Mussie (Mosè) Zerai, fondatore e presidente dell'agenzia Habeshia.
Noto come “l'angelo dei profughi”, don Zerai ha un passato da profugo: nato in Eritrea, ad Asmara, è espatriato in Italia nel 1992, appena diciassettenne, come rifugiato politico. È stato per lui naturale diventare attivista dei diritti umani anche grazie agli studi compiuti: Filosofia, Teologia e poi Morale sociale presso l'Università Pontifica Urbaniana fino al 2010, quando è stato ordinato sacerdote. Nella tarda estate dello stesso anno, è stato il primo a segnalare la tratta degli schiavi nel Sinai. Poi i vari orrori nei quali sono coinvolti i rifugiati: i trafficanti che rapiscono le persone direttamente dai centri di soggiorno provvisorio sparsi tra il Sudan e l'Etiopia, le rivolte, le guerre, le carestie che costringono ad emigrare.
L'impegno di Don Zerai si è moltiplicato anche ad altissimo livello, con l'Alto Commissariato dell'Onu per i rifugiati, con le Commissioni affari interni e per i diritti dell'uomo dell'Unione Europea, alle quali ha consegnato, nel novembre 2012, un rapporto sulle terribili condizioni dei centri di detenzione in Libia. Insomma, un personaggio. Candidato persino al premio Nobel per la Pace.
Mercoledì sera è stato invitato dall'Ufficio Migrantes della diocesi per parlare non solo agli addetti ai lavori e ai volontari che collaborano nel nostro territorio per l'accoglienza, ma anche a tutti i cittadini.
Dopo il saluto del vescovo, don Mosè ha ringraziato l'artista che ha preparato la mostra “Migrants” in San Bernardino. “Il suo grande disegno della risurrezione, dove tante persone si aggrappano alle piaghe del Cristo – ha detto – mi ha fatto ricordare la difficile storia di una ragazza fuggita dall'Eritrea, rimasta paralizzata per un incidente stradale e arrivata in Italia su di un barcone, passata infine in Svezia per ricongiungersi ai suoi genitori, dopo infinite peripezie burocratiche.”
Don Mosè ha toccato tutti i punti del complesso, attualissimo problema. “Oggi si chiede agli africani di morire in silenzio senza far rumore, ha detto. Tutte le barriere che l'Europa sta creando anche in Africa significa questo. L'Onu, l'Europa e le altre istituzioni nazionali e internazionali violano i diritti dei migranti. La politica di Bruxelles è quella di arginare i flussi migratori attraverso accordi bilaterali con i vari paesi di transito, senza preoccuparsi delle modalità con cui queste persone vengono fermate. Sono anni che l'Europa costruisce muri e non ponti per affrontare la tragedia dei profughi. Ma di fatto le barriere favoriscono i trafficanti che ne fanno occasione di ricatto. Del resto l'Europa vuole selezionare, far entrare solo laureati per mandarli subito al lavoro.”
Don Mosè ha contestato i Centri di accoglienza che non risolvono il problema: da quando l'Europa li ha attivati abbiamo visto la crescita del numero degli immigranti perché hanno fatto la fortuna dei trafficanti. È stimato in 3 miliardi di dollari il guadagno di questi personaggi senza scrupoli, che si fanno pagare dalle famiglie del rifugiati, ricattate addirittura con le torture. Vi sono famiglie che hanno dovuto pagare fino a 60.000 dollari. Altre persone, non avendo soldi, pagano il trasporto in Europa ad esempio donando un rene, alimentando così il traffico clandestino di organi.
Dai centri di accoglienza i non aventi diritto dovrebbero poi essere riportati nei Paesi d'origine: ma se questi non li vogliono più? Se mancano rapporti di riammissione, come mandarli via? Ce li dobbiamo tenere!
“L'Italia – ha continuato don Mosè – dovrebbe dotarsi di una legge organica per regolamentare l'immigrazione. Lo Stato dia ad esempio il permesso di sei mesi per la ricerca lavoro, accogliendo profughi da Paesi più poveri, con percorsi legali. Fino ad ora i visti umanitari li ha dati con contagocce. Nel Mediterraneo sono morti finora ben 40.000 migranti e solo quest'anno più di mille.”
“Comunque – ha ricordato – al di là di quanto si legge, il vero carico dei rifugiati c'è l'ha l'Africa. In Italia arriva solo il 10%. E l'Europa ha accolto oggi solo il 12 per cento dei 56 milioni di rifugiati esistenti al mondo.”
Una delle prima cause di fuga dai Paesi africani sono le guerre. “Ma chi sta a dietro queste guerre?” si è chiesto don Mosè. In Sudan si stanno combattendo tra loro alcuni Paesi occidentali. Drammatico è il commercio delle armi: quante navi sono partiti dalla Sardegna per l'Arabia Saudita che tra l'altro sta bombardando lo Yemen? Le bombe provocano rifugiati!
Un altro problema quello della globalizzazione. “La globalizzazione come è gestita oggi – secondo don Zerai – è deleteria. Bisogna cambiare il modello: globalizzazione sì ma con senso etico.
La globalizzazione ha bisogno di precarietà, di rifugiati che accettano di lavorare a costi inferiori. Oppure trasferire altrove le aziende dove i costi sono inferiori. Così si sfruttano i poveri. E noi cosa possiamo fare? Non consumare prodotti di multinazionali che sfruttano la gente nei Paesi poveri. I governi devono impedire questo sfruttamento.”
Ma – chiede qualcuno – con i barconi non arrivano anche i terroristi? “Il terrorismo è venuto finora dall'interno dell'Europa, ha risposto don Mosè. Se i flussi fossero organizzati con corridoi umanitari, si saprebbe chi sono coloro che entrano in Europa. Inoltre è stata sbagliata la politica dei ghetti: i rifugiati vanno integrati nel tessuto sociale, non bisogna creare quartieri di persone arrabbiate che possono essere preda di chi vuol compiere atti violenti. Non ghetto, ma integrazione, con dialogo sociale.”
Non è mancato l'accenno ai bambini profughi che spariscono (10.000 a oggi): “Vanno affidati a famiglie o a case famiglia, ha suggerito don Mosè. Altrimenti finiscono chissà dove, magari nella prostituzione minorile. Qui la legge adesso c'è, speriamo che venga applicata bene. ”
In conclusione, la soluzione è creare sicurezza e democrazia in questi Paesi e non appoggiare più i dittatori e favorire le multinazionali. Bisogna lavorare di prevenzione. Perché non scoppi la guerra, perché non si affermino le dittature, perché si rispetti l'ambiente.