PELLEGRINAGGIO A FATIMA: TERZO GIORNO

Questa mattina – siamo al terzo giorno del pellegrinaggio diocesano a Fatima – tocca al vescovo Daniele presiedere l'Eucarestia alle ore 8.00, nella cappella delle apparizioni, il luogo dove avvennero appunto le prime manifestazioni della Madonna ai tre pastorelli Lucia, Francesco e Giacinta e dove è oggi conservata la statua della Madonna del Rosario. È l'angolo di Fatima dove la preghiera è più intensa, giorno e notte.
Fanno corona al vescovo di Crema i cinque sacerdoti diocesani che partecipano al pellegrinaggio (il vicario don Maurizio, l'organizzatore don Elio, don Emilio, don Giuseppe e don Giorgio) e altri di diverse diocesi. La cappella è affollata di italiani perché quella delle ore 8.00 è la Messa per loro.
E il vescovo Daniele dice nell'omelia, commentando le letture (l'imprigionamento degli apostoli e l'incontro di Gesù con Nicodemo): “Il messaggio della Madonna a Fatima si sintetizza nella misericordia. Ma la visione dell'inferno che la Madonna concesse ai pastorelli è compatibile con la misericordia? Lo comprendiamo quando recitiamo la preghiera: 'Che Dio porti in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della sua misericordia'. È quanto Gesù dice a Nicodemo: 'Dio non ha mandato il Figlio per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.'
Fatima però – ha aggiunto mons. Gianotti – ci mette anche davanti alla drammaticità del messaggio cristiano che non è buonismo a buon mercato. C'è un giudizio per tutto ciò che si vuole contrapporre all'amore salvifico di Dio. Messaggio che bisogna prendere sul serio, prima di tutto da parte nostra: proclamare il Vangelo della misericordia significa impegnarsi perché il Vangelo penetri davvero ovunque.
La serietà di questo annuncio – ha concluso – è anche il rischio che comporta essere annunciatori del Vangelo. I pastorelli sono stati incredibilmente incarcerati nell'agosto del 1917, come gli apostoli a Gerusalemme dopo l'annuncio della risurrezione di Gesù. Apostoli e pastorelli di Fatima hanno avuto come testimone l'angelo della pace con il quale il Signore si è rivolto ai piccoli per dire che li ascolta e li libera.”
Dopo la Messa, partenza per la visita a due straordinari monasteri che sorgono nei dintorni di Fatima, Batalha e Alcobaca, il primo domenicano, il secondo cistercense. Sono due tra le più grandi manifestazioni artistiche e mistiche dell'intero Portogallo.
Mezz'ora di pullman, e siamo all'abbazia gotica di Batalha: affascinante con i suoi numerosi pinnacoli già al primo impatto, anche se un po' annerita.
La visita ha di mira soprattutto alla riflessione sul significato spirituale delle strutture gotiche complesse e ricche, secondo lo stile cosiddetto “manuelino” (dal re Manuel I), tipico del gotico portoghese. Del resto siamo in un monastero dove tutto comunica spiritualità.
Ecco l'ingresso nella portale riccamente ornato di sculture con il Cristo in trono nel lunotto: la porta è Cristo e la chiesa è l'ovile dove i credenti trovano salvezza. Il cammino nella navata, contando i pilastri che scandiscono il tempo della vita di ciascuno (sono sette come i giorni della settimana), l'arrivo al presbiterio dove – sull'altare – si rinnova il sacrificio di Gesù per la nostra salvezza: in fondo l'abside che è il punto d'arrivo, cioè il paradiso.
Il monastero è complesso, bellissimo il chiostro, il giardino chiuso che per i monaci raffigurava il regno dei cieli (la foto di gruppo è proprio qui). Vediamo le tombe dei re in una cappella, che forse era un origiario battistero, e anche una grandiosa cappella incompiuta dietro l'abside.
Si risale in pullman per raggiungere Alcobaca. Questo è un monastero cistercense, costruito con più sobrietà, secondo le indicazioni di san Bernardo, ma perfetto nelle forme. È in realtà bellissimo e immenso (ospitava oltre 300 monaci). Visitiamo la chiesa (contiene la tomba di un re con relativa amante, assassinata dai cortigiani e fatta incoronare dopo la morte!), i chiostri, le enormi cucine, refettorio, sala capitolare… uno straordinario complesso che ricorda i gloriosi tempi in cui i monaci hanno fatto l'Europa.
Si torna in fretta per pranzo. Nel pomeriggio visita al museo del santuario di Fatima dove è conservata, assieme a cimeli e argenterie di grande valore, la corona d'oro della Madonna di Fatima, che le viene messa in capo nel giorni 13 dei mesi da maggio (prima apparizione) a ottobre. Come è noto a tutti, vi è incastonata la pallottola che colpì san Giovanni Paolo II in piazza San Pietro il 13 maggio 1982. Papa Wojtyla attribuì alla Vergine di Fatima il miracolo di essere sopravvissuto all'attentato e donò a Lei il proiettile sparato dall'attentatore.
Dopo la visita al museo, è tempo libero per scatenare la frenesia degli acquisti dove le donne sono maestre. A cena ci si ritrova anche per festeggiare, con spumante, due anniversari di matrimonio: felicitazioni e auguri a tutti!