PELLEGRINAGGIO A FATIMA: SECONDO GIORNO

Il secondo giorno del pellegrinaggio diocesano a Fatima, inizia alle ore 8 con la Messa nella cappella delle apparizioni, di fianco al leccio sul quale la Madonna si manifestò ai tre pastorelli. Non è una Messa solo per i cremaschi, ma per tutti gli italiani presenti a Fatima oggi. Sono ovviamente tanti.
Presiede la liturgia il vescovo di Fidenza, mons. Carlo Mazza; lo affiancano il vescovo di Novara mons. Franco Giulio Brambilla e il nostro vescovo Daniele. Moltissimi i fedeli che affollano la piccola cappella “aperta” che conserva ancora la prima chiesetta costruita dopo le apparizioni e la celeberrima statuetta della Madonna del Rosario posta a sinistra dei fedeli in una grande teca blindata.
Mons. Brambilla commenta il vangelo con profondità e sapida ironia. Di fronte all'affermazione di Marco che le donne, dopo l'apparizione dell'angelo che annuncia la risurrezione di Gesù, non dissero niente a nessuno… si chiede fino a che punto è possibile che le donne siano riuscite a tacere!? Ma, al di là della battuta, afferma che la testimonianza della nostra fede la diamo soprattutto con la vita.
Al termine della liturgia vengono benedetti gli oggetti sacri acquistati dai fedeli, lo stesso fanno i tre vescovi con l'assemblea.
In mattinata ci aspetta la visita, con un guida eccellente, alle basiliche che s'affacciano sul grande piazzale. Qui fervono i lavori per la visita di papa Francesco che sarà Fatima il prossimo 13 maggio per canonizzare i due pastorelli Giacinta e Francesco, in questo anno giubilare che ricorda i 100 anni dalla prima apparizione della Madonna.
La basilica storica d'inizio '900 è stata completamente restaurata, all'interno varie opere moderne che raffigurano i misteri del Rosario (non convincono fino in fondo!): la pala d'altare presenta l'apparizione della Madonna a Fatima, con un'interpretazione teologica.
Nel grande santuario le tombe dei tre pastorelli, Francesco a destra del presbiterio, Giacinta e Lucia a sinistra: la gente sosta in preghiera commossa.
La seconda tappa della visita è un relitto del muro di Berlino posto a metà circa del piazzale. La Madonna a Fatima ha promesso la caduta del Comunismo, i fedeli l'hanno molto pregata ed ella ha li ascoltati: il muro di Berlino, simbolo dell'oppressivo regime comunista, venne abbattuto nell'autunno del 1989 e questo reperto è un ringraziamento alla Vergine e un monito per tutti.
Ci tocca ora passare nella nuovissima basilica che contiene 12.000 persone, costruita per offrire alle masse di fedeli un tempio adeguato. È una grande costruzione in cemento armato che all'interno si presenta come un anfiteatro. Sul fondo, alle spalle del presbiterio, la raffigurazione del Paradiso (con la Madonna, i pastorelli e tanti santi). È un edificio, questa basilica, discutibile dal punto di vista artistico e liturgico: nessun segno che ce la faccia individuare come chiesa, se non l'altare e l'opera di Rupnik alla quale l'autore ha voluto dare un diffuso color oro, simbolo del cielo.
Nel pomeriggio, la Via Crucis camminando lungo il sentiero che i tre pastorelli percorrevamo per portare il gregge in Cova d'Iria. Pregando e cantando – il momento è stato davvero commovente – arriviamo fino al Calvario Ungherese. È chiamato così perché sono stati proprio gli Ungheresi ad allestire questo percorso della Via Crucis per chiedere alla Madonna la liberazione dal regime comunista. La Madonna di Fatima li ascoltò e – come già detto – il muro cadde davvero. Lungo il tragitto incontriamo il luogo di una delle apparizioni della Madonna: vi è stata costruita un'edicola con una bella statua della Vergine. Più su, le rocce dove l'angelo della Pace apparve ai tre pastori anticipando le apparizioni di Maria: ci fermiamo in preghiera in ambedue i luoghi sacri.
Nel secondo pomeriggio, la visita alle abitazioni dei tre pastorelli, inserite in un piccolo villaggio. Prima quella di Francesco e Giacinta, poi quella di Lucia: povere case di pastori d'inizio '900. L'abitazione di Lucia è all'interno di un giardino, attraversato da un vialetto, al fondo del quale si trova ancora oggi un grande pozzo, dove i bambini giocavano volentieri: qui l'angelo della pace apparve ancora una volta ai tre pastorelli. Preghiamo tutti insieme, guidati dal vescovo Daniele, in particolare per papa Francesco che – nel fine settimana – visiterà l'Egitto, portatore di pace, di dialogo e di coraggio a tutti i cristiani perseguitati.
Termina qui la nostra visita: intravediamo al di là della finestra di una casa una vecchia signora che ha conosciuto Lucia e dà testimonianza a tutti i visitatori. Più avanti, la chiesa dove i tre ragazzi sono stati battezzati… ma non c'è tempo per fermarsi. È già tardi.
Questa sera la cena è stata anticipata alle ore 8.00 per permettere di prepararci a dovere al Rosario comunitario nella cappella delle apparizioni e alla fiaccolata che attraversa l'intero grande piazzale. Inizia alle 21.30. Fa freddo, ma i fedeli sono numerosissimi: oggi, 25 aprile, in Portogallo è festa nazionale (come in Italia) a ricordo del passaggio dalla dittatura alla democrazia. E non manca chi ringrazia, ancora oggi, a Madonna di Fatima.
Riviviamo il senso della Pentecoste con la presenza di gruppi che provengono da ogni parte del mondo (dalla Corea del Sud, dall'America Latina, dall'Inghilterra, dalla Polonia, dalla Cina e naturalmente dall'Italia e dal Portogallo) un rappresentante per gruppo recita, nella propria lingua, la metà di una decina del Rosario.