OGGI IL RICORDO DI PADRE CREMONESI

Oggi, 7 febbraio, si ricorda il 64° anniversario della morte di padre Alfredo Cremonesi, missionario cremasco ucciso in Birmania per il quale è in corso la Causa di beatificazione. Alle ore 21, in Cattedrale a Crema, sarà celebrata una Messa: sarà presente padre Giovanni Musi, postulatore delle Cause dei Santi per il Pime, che terrà l'omelia sulla figura e l'opera di padre Cremonesi. Il missionario è nato a Ripalta Guerina il 16 maggio 1902 ed è stato ucciso in Birmania il 7 febbraio 1953.
Pubblichiamo di seguito una testimonianza della dottoressa Francesca Consolini, postulatrice incaricata che sta seguendo l'iter della Causa.

Padre Alfredo Cremonesi era un missionario pronto sempre a ricominciare. I suoi primi anni di vita missionaria furono difficili, segnata da molti incidenti e insuccessi; tuttavia egli seppe mantenere l'entusiasmo iniziale non lasciandosi mai abbattere.
Nelle sue opere non cercava il successo in quanto tale, ma solo di fare la volontà di Dio e di essere fedele alla sua vocazione. Era un uomo profondamente sereno, capace di vedere sempre il positivo. Amava la povertà che condivideva con i cristiani; per i suoi poveri, ricorda un suo parrocchiano, si privava di tutto: “La prima cosa è la sua pietà verso i poveri, la sua carità. Era sempre pronto a dare cibo, vestiti, tutto quello che poteva ai poveri. E lo faceva mettendo il cuore. Era generoso e faceva il bene senza farlo pesare. Dava tutto quello che aveva, privandosi personalmente, pur di aiutare i poveri, che amava in modo singolare”.
In questo contesto non stupisce il suo martirio, il dare la vita nel tentativo di salvare quella del suo catechista, il sentirsi sempre pronto, la sua volontà di voler tornare nel suo villaggio, fra la sua gente dove era rimasto l'unico sacerdote presente, come ricorda monsignor Abraham Than: “Padre Cremonesi è certamente un martire per la fede e per la carità. Diceva spesso: 'Voglio morire per i miei cristiani, con i miei cristiani, che sono i miei figli'. Poteva scappare da Donoku e salvarsi a Taungngu, ma non lo fece, perché sapeva che, appena fosse fuggito, i suoi figli sarebbero subito stati uccisi, come era successo a molti altri cattolici. Molti gli consigliavano di non stare a Donoku, ma lui non avrebbe mai abbandonato i suoi figli”.
Concludo con una breve nota sull'iter della Causa presso la Congregazione delle Cause dei Santi. Dopo il Congresso storico il 13 maggio 2014 e le risposte da parte della Postulazione ad alcuni chiarimenti voluti dagli storici, la Causa verrà discussa fra qualche mese dal Congresso teologico che si pronuncerà circa la validità del martirio in odio alla fede; poi, se tutto andrà bene, la Congregazione plenaria dei Cardinali e Vescovi pronuncerà il suo giudizio definitivo da presentare al Papa.
Siamo quindi abbastanza vicini al traguardo! Ma occorre pregare perché tutto proceda bene e soprattutto occorre fare nostra, sempre di più, la memoria del Martire; non come di un personaggio della storia, di un bravo concittadino, di un missionario costretto a rimanere lontano da noi per scelta di vita, ma di un fratello che ci ha lasciato l'esempio di una vita vissuta sul serio, data a Dio e agli altri nella quotidianità del dono fino all'ultimo. Nelle nostre vicende quotidiane padre Alfredo ci è guida e modello di santità di ogni giorno, perché ogni giorno anche noi possiamo dire il nostro sì, fino alla fine.