REFERENDUM: STRAVINCE IL NO (59,11%)

Gli italiani hanno bocciato la riforma costituzionale proposta da Renzi. Il referendum confermativo della legge Boschi non ha dunque avuto successo. I sì ha ottenuto il 40.89%, il no il 59,11%. Una bocciatura nettissima della proposta governativa.
Hanno votato il 68,37 degli elettori, un risultato altissimo che indica quale interesse ha suscitato questo referendum tra gli italiani. Non si può essere che soddisfatti di una simile partecipazione.
Il premier ha affidato ad un tweet il suo primo pensiero: «Grazie a tutti, comunque». Ed è poi apparso in televisione alle 12.15, per una conferenza stampa nella quale ha annunciato di rassegnare le dimissioni.
Ecco il discorso integrale di Renzi:
“Oggi il popolo italiano ha parlato in modo inequivocabile. Ha scelto in modo chiaro e netto e credo che sia una festa per la democrazia. Le percentuali di affluenza sono state superiori a tutte le attese. È stata un festa che si è svolta in un contesto, segnato da qualche polemica in campagna elettorale, forse di troppo, ma un contesto in cui tanti cittadini si sono comunque riavvicinati alla Carta costituzionale, al manuale delle regole del gioco e credo che questo sia molto bello e molto importante, molto significativo. Sono dunque fiero e orgoglioso dell'opportunità che il Parlamento, su iniziativa del governo, ha dato ai cittadini di esprimersi nel merito della riforma.
Viva l'Italia che non sta alla finestra, ma sceglie; che partecipa che decide, che crede nella politica.
Il No ha vinto in modo straordinariamente netto; ai leader del fronte del no le mie congratulazioni, il mio augurio di buon lavoro nell'interesse dell'Italia e degli Italiani. Questo voto consegna ai leaders del fronte del no oneri e onori, insieme alla grande responsabilità di cominciare dalla proposta, credo innanzitutto dalla proposta dalle regole, della legge elettorale. Tocca a chi ha vinto infatti avanzare per primo proposte serie coerenti e credibili.
Agli amici del sì, che hanno condiviso il sogno di questa riforma, che hanno condiviso una campagna elettorale emozionante, vorrei consegnare un abbraccio forte ed affettuoso, uno per uno: ci abbiamo provato, abbiamo dato agli italiani un'occasione, una chance di cambiamento, una chance semplice e chiara. Ma non ce l'abbiamo fatta. Non siamo riusciti a convincere la maggioranza dei nostri concittadini, abbiamo ottenuto milioni di voti che sono impressionanti ma insufficienti.
Volevamo vincere, non partecipare. E allora mi assumo tutte le responsabilità della sconfitta e dico agli amici del sì che ho perso io non voi. Chi lotta per un'idea non può perdere. Voi avevate un'idea meravigliosa in particolar modo in questa stagione della vita politica europea, volevate riavvicinare i cittadini alla cosa pubblica, combattere il populismo, semplificare il sistema e rendere più vicini cittadini e imprese. Avete fatto una campagna elettorale casa per casa a vostre spese, non avevate nulla da chiedere, ma solo da dare, per questo non avete perso. Stasera andando a riposare o domani andando a lavorare, sentitevi soddisfatti comunque dell'impegno, della passione, delle idee.
Intendiamoci c'è rabbia, delusione, c'è amarezza, c'è tristezza: è normale. Però vorrei che foste fieri di voi stessi. Fare politica andando contro qualcuno è molto facile, fare politica per qualcosa è più difficile, ma più bello. E siate orgogliosi di questa bellezza, Non smettete mai di pensare che si fa politica pensando ai propri figli e non alle alchimie dei gruppi dirigenti.
Verrà un giorno in cui tornerete a festeggiare una vittoria. E quel giorno di ricorderete delle lacrime di stanotte. Si può perdere un referendum, ma non si deve perdere il buon umore; si può perdere una battaglia, ma non la fiducia nel fatto che questo è il Paese più bello del mondo e quella bandiera rappresenta gli ideali di civiltà di educazione e di bellezza che ci fatto grandi e orgogliosi della nostra identità.
Io invece ho perso. Nella politica italiana non perde mai nessuno, non vincono ma non perde mai nessuno, dopo ogni elezione rimane tutto com'è. Io sono diverso: ho perso e lo dico a voce alta, anche se con il nodo in gola perché non siamo robot. Non sono riuscito a portarvi alla vittoria. Vi prego di credermi che ho veramente fatto tutto quello che penso si potesse fare in questa fase.
Io non credo che la politica sia il numero inaccettabile di politici che abbiamo in Italia; io non credo che si possa continuare in una politica in cui l'autoreferenzialità della cosa pubblica è criticata per decenni da tutti e poi al momento opportuno non viene cambiata.
Ma credo nella democrazia, e per questo quando uno perde non fa finta di nulla, fischiettando e andandosene a letto sperando che passi velocemente la nottata. Credo nell'Italia, per questo penso sia doveroso cambiarla. Nei mille giorni e nelle mille notti passate in questo palazzo ne ho visto le possibilità straordinarie, uniche al mondo, ma perché queste possibilità di realizzano l'unica chance che abbiamo è quella di scattare, non di galleggiare è quella di credere nel futuro non di vivacchiare.
La democrazia italiana di oggi si basa su un sistema parlamentare: quando abbiamo chiesto la fiducia abbiamo proposto di semplificare il sistema, di eliminare il bicameralismo, di ridurre i costi della politica, di allargare gli spazi di democrazia diretta. Questa riforma è stata quella che abbiamo portato al voto. Non siamo stati convincenti mi dispiace, però andiamo via senza rimorsi, perché se vince la democrazia e vince il no, è anche vero che abbiamo combattuto la buona battaglia con grande determinazione e passione.
Come era evidente e scontato dal primo giorno la mia esperienza del mio governo finisce qui. Credo che per cambiare questo sistema politico dove i leader sono sempre gli stessi e si scambiano gli incarichi ma non cambiano il Paese, non si possa far finta per l'ennesima volta che tutti rimangano incollati prima di tutto alle loro abitudini che alle loro poltrone.
Volevo cancellare le troppe poltrone della politica italiana: il senato, le provincie, il Cnel, non ce l'ho fatto e allora la poltrona che salta è la mia. Domani pomeriggio riunirò il consiglio dei ministri, ringrazierò i miei colleghi per la straordinaria avventura, una squadra coesa, forte compatta e salirò al Quirinale dove al presidente della Repubblica consegnerò le mie dimissioni. Tutto il Paese sa di poter contare su una guida autorevole e salda quale quella del presidente e Mattarella.
In questi giorni il Governo sarà a lavoro per completare l'iter di una buona legge di stabilità che deve essere approvata al senato e per assicurare il massimo impegno ai territori colpiti dal terremoto. Lasceremo tra gli altri a chi prenderà il nostro posto il prezioso progetto di Casa Italia.
Come sapete vengo dall'associazionismo, dal mondo scout, e il fondatore dello scoutismo Baden Powell diceva che bisogna lasciare i posti meglio di come si sono trovati. Lasciamo la guida dell'Italia con un Paese che è passato dal -2% al + 1% di crescita del Pil; che ha 600.000 occupati in più, con una legge sul mercato del lavoro che era attesa da anni; con un export che cresce e un deficit che cala; lasciamo la guida del Paese con un'Italia che ha finalmente una legge sul terzo settore, una legge sul “Dopo di noi”, una legge sulla cooperazione internazionale, una legge sulla sicurezza stradale, una legge sulle dimissioni in bianco, una legge sull'autismo, una legge sulle unioni civili, una legge contro lo spreco alimentare, contro il caporalato, contro i reati ambientali: sono le leggi con l'anima, quelle di cui si è parlato di meno e alle quali ho tenuto e tengo di più.
Lasciamo l'Italia con un 2017 in cui saremo protagonisti in Europa, a marzo con l'appuntamento di Roma per i 60 anni dell'Unione; saremo protagonisti a Taormina a maggio per con il G7; saremo protagonisti con il la Presidenza del Consiglio di Sicurezza dell'Onu a novembre. Aver vinto le sfide organizzative dell'Expo e del Giubileo, non è merito del governo ma di una struttura straordinaria di professionisti a cui va la mia rinnovata gratitudine. In particolare alle forze dell'ordine e alle forze armate che ho imparato a conoscere per una dedizione e una professionalità straordinarie. Davvero grazie.
In questa sala infine attenderò di salutare con amicizia istituzionale e con un grande sorriso e un abbraccio il mio successore, chiunque egli sarà. Gli consegnerò la campanella, simbolo della guida del governo e tutto il dossier delle cose fatte e da fare.
Grazie ad Agnese (la moglie, ndr), per aver sopportato la fatica di questi mille giorni e grazie per come ha splendidamente rappresentato questo Paese. Grazie ai miei figli (un attimo di commozione, ndr) e grazie a tutti voi giornalisti.
Sono stati mille giorni che sono volati, adesso per me è il tempo di rimettermi in cammino, ma vi chiedo nell'era della post-verità nell'era in cui in tanti nascondono quella che è la realtà dei fatti di essere fedeli e degni interpreti della missione importante che anche voi avete per il nostro Paese e la vostra laica professione.
Viva l'Italia e in bocca al lupo per tutti noi.