VESCOVO OSCAR: IL SALUTO DEI GIOVANI

In questi giorni di saluto a Crema prima dell'ingresso a Como, il vescovo Oscar ha vissuto un bel momento anche con i giovani che, a Santa Maria della Croce, hanno voluto donargli un grande e grato abbraccio. Prima la Messa in Basilica, poi una festa in oratorio con tanto di spettacolo messo in scena da alcuni preti.
Agli adolescenti e giovani accorsi numerosi, il Vescovo ha promesso: “Contate sulla mia preghiera su ciascuno di voi e sul mio affetto di padre”.
Nel salone teatrale dell'oratorio, poi, la festa. Prima con un ricco buffet preparato dagli studenti dello Sraffa, poi con la consegna del dono a monsignor Cantoni: un album fotografico con i momenti più significativi vissuti con i ragazzi cremaschi. Infine, il divertente spettacolo della “Compagnia dei Santi attori” che hanno rappresentato l'ultima notte del vescovo Oscar a Crema.

ARTICOLO COMPLETO SUL NUOVO TORRAZZO DI SABATO 19 NOVEMBRE

LE PAROLE DEL VESCOVO OSCAR AI GIOVANI
Santa Maria della Croce – venerdì 11 novembre 2016

Carissimi amici, lungi da me paragonarmi a san Paolo, ma anche lui, come me questa sera, ha vissuto un momento forte di congedo dai suoi cristiani di Efeso e ha rivolto ai rappresentati di quella Chiesa un lungo, appassionato discorso, sulla spiaggia di Mileto, prima di salpare con la nave, un discorso di saluto, pieno di affetto, che io intendo sintetizzarvi. [cfr Atti degli Apostoli 20, 17-38]

Attraverso le parole di san Paolo, quindi, vorrei che risuonassero le mie, considerandole come le ultime riflessioni, dopo avervi parlato, di anno in anno, nelle diverse occasioni che si sono presentate.

1. San Paolo comincia con il ricordare ai suoi fedeli non il suo insegnamento, ma come Egli stesso ha vissuto. Si presenta come un modello: “Voi sapete come mi sono comportato con voi per tutto questo tempo, fin dal primo giorno in cui arrivai in Asia”. Quasi a dire: avete capito di che stoffa sono; avete intuito la mia statura di uomo, di credente, di pastore. Ho cercato insomma di essere per voi un esempio di vita.
Paolo Vi diceva: “Oggi il mondo ha bisogno più di testimoni che di maestri e se sono maestri è perchè sono testimoni”

2. Poi san Paolo prosegue, specificando lo stile con cui ha condotto la sua vita: “Ho servito il Signore in tutta umiltà, tra le lacrime e le prove, non mi sono tirato indietro da tutto ciò che poteva essere utile”. Emerge un uomo che non difende se stesso; si direbbe: è espropriato da sé, per essere utile agli altri. Ha donato se stesso, nonostante le prove e le lacrime, che non sono mancate.
“Testimoniando la conversione a Dio e la fede nel Signore nostro Gesù”. Annunciare il Vangelo è stata la sua unica passione e lo ha fatto con costanza, senza risparmio, in pubblico e in privato, a tutte le categorie di persone (Giudei e Greci), in ogni occasione, “opportuna e inopportuna”.

3. Poi san Paolo dichiara che ora si lascia guidare dallo Spirito Santo, che lo sospinge verso Gerusalemme: non fa niente di testa sua, per sua libera iniziativa. Si lascia guidare dallo Spirito, che lo invia e si fida di Lui. Egli sa di andare incontro a pericoli, a difficoltà di ogni genere, ma lascia che tutto si realizzi pur di dare testimonianza al vangelo della grazia di Dio. Sente di aver operato con zelo nei confronti del suo popolo, d' aver annunciato la volontà di Dio. Come se dicesse: Io vi ho detto con franchezza ciò che dovete fare. Vi ho esortati. Ora la scelta è vostra! Voi siete responsabili delle vostre scelte: fate in modo che siano conformi alla volontà di Dio!

4. Non mancano poi le raccomandazioni ai pastori del gregge: “Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti custodi per essere pastori della Chiesa”. Come a dire: siate consapevoli delle responsabilità che vi siete assunti con l'ordinazione sacerdotale. Il vostro compito è di “vegliare il gregge”, ossia di custodirlo con cura e insieme con amorevolezza. “Vigiliate!” Fate in modo che il gregge non si disperda. Andate a cercare le pecore smarrite; riportatele all'ovile; riprendetele, infondendo coraggio e speranza. Siate autorevoli!

5. San Paolo conclude il suo discorso, quindi, affidando il gregge al Signore, sapendo che il gregge non è suo, non gli appartiene, perché è del Signore! “E ora vi affido a Dio e alla parola della sua grazia!”. Paolo è stato un buon seminatore, ma sa che solo Dio fa crescere. Così affida a Dio quanti ha incontrati perché moltiplichi il bene che Egli ha seminato. Oso anch'io, a questo punto, dirvi che vi affido a Dio, al suo amore di Padre. Egli vi faccia crescere come discepoli di Gesù e vi doni il suo santo Spirito per poterlo testimoniare con la vostra vita.

Contate sulla mia preghiera per ciascuno di voi e sul mio affetto di padre, che non può mai venire meno!