DOMENICA DEDICATA A CHI HA PERSO TUTTO

La prima Porta santa Papa Francesco ha voluto aprirla in una periferia del mondo, a Bangui, Repubblica Centroafricana, in quel continente dove sfruttamento, violenze e guerre condannano tante vite umane alla sofferenza e spesso alla morte. Poi, dopo San Pietro ecco la Porta santa dell'Ostello della Caritas alla Stazione Termini. Questa domenica, in cui nelle diocesi del mondo si chiudono le Porte sante, Francesco ha voluto dedicarla alle persone escluse, agli emarginati, ai poveri, a chi ha perso tutto. Gli ultimi, quasi fil rouge che lega l'anno giubilare voluto dal Papa e dedicato alla misericordia. In San Pietro la celebrazione è dedicata ai tanti Lazzaro che affollano le nostra città, il nostro mondo: una moltitudine di persone che hanno sempre meno, ignorati da una minoranza che ha tutto e non si accorge di loro. “È un sintomo di sclerosi spirituale quando l'interesse si concentra sulle cose da produrre, invece che sulle persone da amare. Così nasce la tragica contraddizione dei nostri tempi: quanto più aumentano il progresso e le possibilità, il che è un bene, tanto più vi sono coloro che non possono accedervi. È una grande ingiustizia che deve preoccuparci, molto più di sapere quando e come sarà la fine del mondo. Perché non si può stare tranquilli in casa mentre Lazzaro giace alla porta; non c'è pace in casa di chi sta bene, quando manca giustizia nella casa di tutti”.
Domenica in cui le letture ci portano a riflettere sulle “cose ultime”, in Luca, sul “giorno rovente come il fuoco” come scrive il profeta Malachia. Parole che sono un invito a guardare all'orizzonte della storia non come fuga e disimpegno dal tempo presente ma per avere una prospettiva di speranza. E quanto Gesù pronuncia davanti al tempio di Gerusalemme – “non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta” – è un modo per dire che “le costruzioni umane, anche le più sacre, sono passeggere e non bisogna riporre in esse la nostra sicurezza”. Certezze definitive rivelatesi poi effimere. Di qui l'invito a non lasciarsi confondere dai falsi messia, da quei profeti di sventura verso i quali Papa Roncalli, aprendo il Concilio ecumenico Vaticano II, manifestava il suo dissenso. Così Francesco chiede anche di non lasciarsi terrorizzare e disorientare da guerre, rivoluzioni e calamità, perché “fanno parte della realtà di questo mondo. La storia della Chiesa è ricca di esempi di persone che hanno sostenuto tribolazioni e sofferenze terribili con serenità, perché avevano la consapevolezza di essere saldamente nelle mani di Dio”. Un nome per tutti don Ernest Simoni, sacerdote albanese di 88 anni, prossimo cardinale, sopravvissuto alla durissima persecuzione del regime comunista di Enver Hoxha: arrestato, e tenuto per tre mesi in cella di isolamento tra fame, freddo e brutali interrogatori prima della condanna a morte, poi tramutata in 18 anni di lavori forzati. Rimanere saldi nel Signore “che non abbandona i suoi figli”, è l'invito del vescovo di Roma: “camminare nella speranza, lavorare per costruire un mondo migliore, nonostante le difficoltà e gli avvenimenti tristi che segnano l'esistenza personale e collettiva, è ciò che veramente conta”.

Parole che sono in continuazione con quanto detto in San Pietro nella messa celebrata davanti a barboni, senzatetto, migranti, disoccupati, malati: quando oggi si parla di esclusione, dice il Papa, “vengono subito in mente persone concrete; non cose inutili, ma persone preziose. La persona umana, posta da Dio al culmine del creato, viene spesso scartata, perché si preferiscono le cose che passano. E questo è inaccettabile, perché l'uomo è il bene più prezioso agli occhi di Dio”. È grave “che ci si abitui a questo scarto; bisogna preoccuparsi, quando la coscienza si anestetizza e non fa più caso al fratello che ci soffre accanto o ai problemi seri del mondo, che diventano solo ritornelli già sentiti nelle scalette dei telegiornali”. Il Giubileo “ci ha sollecitati, da una parte, a tenere fisso lo sguardo verso il compimento del Regno di Dio e, dall'altra, a costruire il futuro su questa terra, lavorando per evangelizzare il presente, e farne un tempo di salvezza per tutti”.