INTERVISTA AL VESCOVO OSCAR

Oggi il vescovo Oscar saluta la comunità cremasca con una solenne celebrazione in cattedrale alle ore 15.30. Come è noto l'ingresso nella diocesi di Como, a cui papa Francesco lo ha destinato, avverrà domenica 27 novembre. Ultimo atto quindi nella nostra Chiesa che vogliamo sottolineare anche con un ultimo colloquio con lui, mentre lo ringraziamo degli undici anni di episcopato fra noi. Il momento del distacco è sempre doloroso, ma noi vogliamo conservare nel nostro cuore questo lungo periodo nel quale siamo cresciuti insieme per il bene della nostra comunità e dal quale prendiamo nuova forza per continuare nel futuro.
Eccellenza, quali i sentimenti che si sono accavallati nel suo cuore, quando papa Francesco le ha inviato la lettera del 4 agosto scorso in cui lo destinava alla guida della diocesi di Como?
“Mi aspettavo da qualche tempo un trasferimento, perché in Italia è consuetudine che a un vescovo sia richiesto di passare da una diocesi all'altra, anche se teologicamente parlando, il vescovo che diviene sposo di una Chiesa dovrebbe spendersi interamente ed esclusivamente per lei sola. Undici anni sono però un tempo sufficientemente prolungato per dare una certa impostazione, perciò ritengo che un cambiamento di diocesi sia un'occasione salutare per offrire un giusto rinnovamento. Ecco giunta l'occasione, uno stimolo nuovo anche per me, potendo ora fare tesoro dell'esperienza episcopale maturata in questo tempo a Crema.”
In questi undici anni tra noi, quali – secondo lei – i punti fondamentali del cammino ecclesiale che abbiamo fatto insieme?
“Più che ricordare i punti dottrinali su cui ho insistito, vorrei fare memoria di alcune scelte che dicono un orientamento.
La prima cronologicamente parlando: aver destinato la chiesa di San Giovanni in Crema all'adorazione eucaristica prolungata e il santuario della Pallavicina alla speciale preghiera per le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata. Sono scelte che sottolineano il primato di Dio nella vita dei cristiani e delle comunità parrocchiali.
La seconda scelta: la pastorale giovanile, con un cammino mirato ad aiutare i giovani a giungere a una fede adulta e pensata, culminante nella professione di fede all'ultimo anno delle scuole superiori.
Una terza: l'aver promosso e sostenuto un'università per adulti Unicrema con la partecipazione di 500 iscritti per anno, in modo da aiutare gli adulti a cercare Dio attraverso le diverse proposte culturali. È stata un'iniziativa maturata in parallelo con la grande fatica di promuovere la scuola cattolica attraverso la Fondazione Manziana che coinvolge circa seicento alunni con le loro famiglie.
Una quarta scelta, aver istituito un fondo per le famiglie in difficoltà, ampliando il raggio d'azione della Caritas che ho appoggiato. Lo stesso per le altre iniziative quali, ad esempio, il rifugio San Martino che ha interessato e coinvolto molti volontari. Nello stesso tempo aver coordinato l'accoglienza dei profughi aiutando le parrocchie a farsi accoglienti.
Un'altra scelta che mi sembra significativa: l'aver portato a Crema un buon numero di istituti religiosi sia maschili che femminili: quali le suore adoratrici a San Giovanni, le Apostole del Sacro Cuore alla Pallavicina, le Piccole Sorelle di padre Piacentini, nostro conterraneo di Sergnano e, non ultima una piccola comunità contemplativa nello stile carmelitano a Bolzone. Ricordo con gratitudine la presenza dei missionari dello Spirito Santo nel santuario-parrocchia di Santa Maria della Croce.
Ciò che ha segnato maggiormente il mio ministero è stata comunque la visita pastorale ad ogni parrocchia dal giovedì alla domenica, condotta dall'ottobre 2007 al dicembre 2011. Ho potuto così conoscere non solo i diversi ambienti, ma soprattutto le persone che costituiscono le singole comunità parrocchiali con le loro caratteristiche. Sono entrato nelle case di molte famiglie soprattutto in quelle in cui vivevano persone anziane e malate.”
Ci lascia la nostra bellissima cattedrale restaurata, non senza fatica. La ringraziamo e stasera concluderemo l'avventura presentando il nuovo volume sulla cattedrale stessa, pubblicato dalla Lev: quale il messaggio che ci ha voluto dare?
“Gli anni del restauro della cattedrale sono stati impegnativi e non privi di critiche. La mia preoccupazione pastorale più importante però è stata quella di far crescere la centralità della chiesa locale a partire dal rinnovamento della cattedrale. Essa rimane il punto di riferimento di ogni parrocchia e centro di unità per tutti. Per crescere in questa consapevolezza ho dedicato anche una lettera pastorale Pietre vive, tempio dello spirito”.
Come ha vissuto con i cremaschi? Gente pratica, un po' testarda, ma generosa?
“Devo dire innanzitutto di essermi fin da subito sentito accolto. I cremaschi sono gente molto buona e molto accogliente. D'abitudine quando sono per strada saluto tutti, anche le persone che abitualmente non incontro nelle chiese o nei diversi momenti cultuali. La gente si è sentita accolta da me, diventato uno di loro, anche usando la bicicletta in città!”
E con i sacerdoti come è stato il rapporto?
“Con i sacerdoti cremaschi sono entrato in una felice familiarità. Mantengo un sano rapporto: chiarezza sui principi, a volte fermezza sulle decisioni prese o sugli orientamenti di fondo, ma anche una grande attenzione alle loro domande e alla loro situazione esistenziale.”
Uno di loro l'ha voluto vescovo e questo dono indica certamente stima per il nostro presbiterio.
“La nomina di don Franco è stata accolta dai cremaschi con molto entusiasmo e gioia. La Chiesa di Crema aveva bisogno di un forte segnale positivo. Quando un membro di una diocesi viene nominato vescovo è segno che quella chiesa gode di buona salute e perciò è degna della stima e della fiducia di tutte le altre chiese.”
Quali consigli ci lascia per il futuro, perché possiamo migliorare ancor più sulla via della sequela di Gesù?
“Essere attenti all'avanzare del secolarismo che incide molto di più delle apparenze. La mentalità individualista, un certo modo di essere, un pullulare di impegni personali portano a disinteressarsi dei problemi degli altri, a non lasciarsi coinvolgere negli impegni sia ecclesiali che civili. Anche il Signore Gesù rischia di non essere riconosciuto come colui che è capace di dare senso alla vita con le sue scelte di obbedienza al Padre e di servizio ai fratelli.
Invito infine ad accogliere il nuovo vescovo con la stessa disponibilità e apertura con le quali sono stato accolto io stesso.”