I FUNERALI DI DON ZANINELLI

Celebrati oggi pomeriggio alle ore 15.30 nella chiesa parrocchiale di Ombriano i funerali di don Giovanni Zaninelli, scomparso nella notte fra domenica e lunedì all'età di 85 anni. Li ha presieduti il vescovo Oscar, affiancato da numerosissimi sacerdoti. Stracolma la chiesa di parenti, amici e parrocchiani di Sergnano e di Vaiano.
Don Giovanni era nato a Ombriano il 19 settembre 1931; è stato mons. Placido Maria Cambiaghi a ordinarlo sacerdote il 30 maggio del 1957, quasi sessant'anni fa. Come sacerdote a svolto un multiforme, lungo ministero. I primi anni (dal 1957 al 1959) come direttore dell'Istituto della Misericordia; poi in veste di coadiutore a Montodine (1959-1961), a Sergnano (1961-1964) e infine in Cattedrale (1964-1966).
La svolta della sua vita sacerdotale è avvenuta nel 1966, quando decise di rispondere alle esigenze, allora vive, della missione tra gli emigrati italiani e partì per la Svizzera, dove ha lavorato ad Aarau fino al 1975. Tornato in diocesi ha iniziato come parroco nella comunità di Sergnano, dove rimase fino al 1993. Ha poi continuato l'esperienza a Vaiano dov'è stato nominato parroco nel 1993 e vi restato fino al 2008. Raggiunta l'età della pensione, don Giovanni è stato cappellano di San Bernardino per due anni (2008-2010) e, dal 2010, a Castelnuovo.
Appena prima della celebrazione i suoi compagni di classe, ai quali era molto legato, don Isacco Dognini, don Mauro Sgaria e don Marco Lungi, hanno acceso il cero pasquale e deposto sulla bara, posta in mezzo alla camminata centrale, la stola sacerdotale e la Bibbia.
Dopo il segno di Croce iniziale, il parroco di Ombriano don Mario Botti, ha leggo il commovente testamento spirituale di don Gianni.
La Messa di suffragio è continuata accompagnata dalla corale parrocchiale. Al termine una fedele di Vaiano, una esponente dei Gruppi del Vangelo, da lui fortemente voluti, e un parrocchiano Ombriano, ha ricordato la figura di don Gianni, ringraziandolo della sua testimonianza. Bello il saluto del responsabile dei guppi Jesus Caritas dell'Italia, che ha letto il messaggio di fra' Aurealio, responsabiole internazionale, ricordando la fedele partecipazione di don Giovanni agli incontri nazionali.
Dopo la lettura del vangelo il vescovo Oscar ha ricordato la figura del sacerdote scompaso con un'omelia che riportiamo integralmente.

OMELIA DEL VESCOVO OSCAR
“Piuttosto che scegliere un brano particolare della Parola di Dio – ha detto mons. Cantoni – mi sono affidato a ciò che oggi la liturgia ci propone. Non ne avrà certamente a male don Gianni, lui che non cercava distinzioni, né aspirava ad alcun privilegio, sentendosi accomunato all' unica vera dignità che caratterizza il popolo santo di Dio, cioè quella che deriva dal sacerdozio comune di tutti i battezzati.
La prima lettura della Parola di oggi è un brano dalla lettera di san Paolo a Tito, suo discepolo fedele. A lui l'apostolo offre precise indicazioni per raggiungere le varie categorie di persone nella loro condizione specifica. Il pastore deve prendersi cura di tutti: dagli uomini anziani, perché siano sobri, dignitosi, saggi, saldi nella fede, nella carità, nella pazienza; alle donne anziane, perché abbiano un comportamento santo; ai più giovani, perché siano prudenti. Mi pare di sentirlo, il nostro don Giovanni, col suo tono apparentemente severo, per non dire ruvido, ma di grande cuore, impegnato ad offrire precise indicazioni ai cristiani, soprattutto adulti, categoria che egli privilegiò, affidati alle sue cure di pastore, nelle diverse parrocchie dove egli ha operato (sia in diocesi, sia nella esperienza missionaria con gli italiani residenti in Svizzera).
San Paolo raccomanda a Tito soprattutto di offrire se stesso come esempio di opere buone: così don Gianni ha inteso annunciare il vangelo, più con la sua vita che con tante parole! “Non hai il compito di convertire le persone, ricordava don Gianni a un giovane prete, devi solo condividere ciò che sei!”.
Il tutto equivale alla ormai celebre affermazione di Paolo VI: “Il mondo ha bisogno oggi più di testimoni che di maestri”.
Il cristianesimo, infatti, non è un indottrinamento, ma testimonianza di una vita affascinante, una vita bella, gioiosa e libera, vissuta alla luce del Vangelo, che convince più di tanti insegnamenti dottrinali. “Gridare il Vangelo con la vita”: una convinzione che è un caposaldo della spiritualità di p. Carlo de Foucauld, da don Gianni fedelmente seguita nel corso dei suoi anni di ministero, che propone l'evangelizzazione secondo lo stile ordinario e semplice della vita di Gesù a Nazareth.
Ringraziamo il Signore che con don Gianni ci ha donato un sacerdote dedito a servire il vangelo mantenendosi un semplice operaio, ricco in umanità, pieno di zelo, vicino ai poveri, lui stesso povero, attento a interpretare gli avvenimenti della storia alla luce del Vangelo, soprattutto innamorato del suo Signore.
Molte persone, nutrite dalla sua testimonianza, hanno potuto sperimentare la misericordia del Signore, la dolcezza di essere amate. Ricordo con gratitudine Don Gianni, che fino alla fine, pur essendo libero da impegni pastorali vincolanti, ha cercato di essere una presenza pastorale operosa all'interno della nostra Chiesa, appassionato di capire i linguaggi e le domande degli uomini nostri contemporanei, per poter offrir loro ciò di cui essi hanno ardente, anche se a volte inconsapevole desiderio: ossia il Vangelo di Gesù Cristo.
Don Gianni, come insegna il Vangelo di oggi, si è sentito sempre un servo inutile, ossia non alla continua ricerca di sé, di ciò che è utile a se stesso, ma sempre proteso nel dono gratuito, contando sulla potenza della grazia. Proprio come scriveva fratel Carlo: “Il buon Dio è migliore giudice di noi. Noi siamo portati a mettere al primo posto le opere, i cui effetti sono visibili e tangibili. Dio dà il primo posto all'amore e all'obbedienza derivante dall'amore”. Possa don Gianni gustare presto la pace e sperimentare la gioia di Dio, che per cinquantasette anni di ministero pastorale ha annunciato agli uomini, suoi fratelli.”