DOMENICA IL GIUBILEO DEI CARCERATI

“Tutti abbiamo la possibilità di sbagliare: tutti. In una maniera o nell'altra abbiamo sbagliato. E l'ipocrisia fa sì che non si pensi alla possibilità di cambiare vita: c'è poca fiducia nella riabilitazione, nel reinserimento nella società. Ma in questo modo si dimentica che tutti siamo peccatori e, spesso, siamo anche prigionieri senza rendercene conto”.
Sono le parole pronunciate dal Papa nell'omelia della Messa celebrata domenica nella basilica di S. Pietro per il Giubileo dei carcerati. “Quando si rimane chiusi nei propri pregiudizi, o si è schiavi degli idoli di un falso benessere, quando ci si muove dentro schemi ideologici o si assolutizzano leggi di mercato che schiacciano le persone – ha ammonito Francesco – in realtà non si fa altro che stare tra le strette pareti della cella dell'individualismo e dell'autosufficienza, privati della verità che genera la libertà. E puntare il dito contro qualcuno che ha sbagliato non può diventare un alibi per nascondere le proprie contraddizioni”.
“Il Giubileo, per la sua stessa natura, porta con sé l'annuncio della liberazione”, ha ricordato il Papa a proposito dell'amnistia: “Non dipende da me poterla concedere, ma suscitare in ognuno di voi il desiderio della vera libertà è un compito a cui la Chiesa non può rinunciare”.
“A volte, una certa ipocrisia spinge a vedere in voi solo delle persone che hanno sbagliato, per le quali l'unica via è quella del carcere”, la denuncia di Francesco, che ha ripetuto: “Ogni volta che entro in un carcere mi domando: 'Perché loro e non io?'”. “Nessuno davanti a Dio può considerarsi giusto, ma nessuno può vivere senza la certezza di trovare il perdono!”, ha proseguito: “Nessuno di voi si rinchiuda nel passato!”, il suo invito. “La storia passata, anche se lo volessimo, non può essere riscritta”, ma “la storia che inizia oggi, e che guarda al futuro, è ancora tutta da scrivere, con la grazia di Dio e con la vostra personale responsabilità”, ha assicurato il Papa: “Imparando dagli sbagli del passato, si può aprire un nuovo capitolo della vita. Non cadiamo nella tentazione di pensare di non poter essere perdonati. Qualunque cosa, piccola o grande, il cuore ci rimproveri, Dio è più grande del nostro cuore: dobbiamo solo affidarci alla sua misericordia”.
“Quante volte la forza della fede ha permesso di pronunciare la parola perdono in condizioni umanamente impossibili!”, ha esclamato Francesco citando “persone che hanno patito violenze o soprusi su loro stesse o sui propri cari o i propri beni”. “Solo la forza di Dio, la misericordia, può guarire certe ferite”, ha concluso: “E dove alla violenza si risponde con il perdono, là anche il cuore di chi ha sbagliato può essere vinto dall'amore che sconfigge ogni forma di male. E così, tra le vittime e tra i colpevoli, Dio suscita autentici testimoni e operatori di misericordia”.
Durante il successivo Angelus il Papa ha ribadito “l'importanza di riflettere sulla necessità di una giustizia penale che non sia esclusivamente punitiva, ma aperta alla speranza e alla prospettiva di reinserire il reo nella società”. In modo speciale – ha proseguito Francesco illustrando la sua proposta – sottopongo alla considerazione delle competenti Autorità civili di ogni Paese la possibilità di compiere, in questo Anno Santo della Misericordia, un atto di clemenza verso quei carcerati che si riterranno idonei a beneficiare di tale provvedimento”.