CELEBRATI I FUNERALI DI DON MARIO

Celebrati oggi alle 14.30, nella chiesa cittadina di San Benedetto (parrocchia dove è nato e dove ha celebrato l'Eucarestia per moltissimi anni), i funerali di don Mario Vailati, scomparso domenica pomeriggio, attorno alle 16.30.
Nato il giorno dell'Immacolata (8 dicembre) del 1925 in via Mazzini a Crema, è stato ordinato sacerdote il 16 aprile 1949. Ha svolto il servizio di coadiutore presso la parrocchia di San Benedetto dal 1949 al 1954. Poi il trasferimento a Roma per gli studi. Ha frequentato – dal 1954 al 1957 – la Pontificia Università Gregoriana dove ha conseguito la Licenza in Storia Ecclesiastica.
È arrivata a questo punto, prepotente, la malattia che gli ha bloccato ogni possibilità di ulteriori studi o di impegno pastorale e lo ha accompagnato per tutta la vita. Il suo servizio pastorale l'ha svolto nell'insegnamento: nello studio teologico del seminario di Crema prima e poi di Lodi-Crema (dal 1957 al 1993), formando generazioni di sacerdoti all'amore verso i Padri e verso la Chiesa.
Nel contempo ha insegnato anche Religione nelle scuole superiori statali.
Dal 1971 al 1980 è stato delegato per le Religiose e dal 1979 al 2003 rettore della Chiesa cittadina di San Giovanni Battista.
Ha presieduto l'Eucarestia funebre di oggi pomeriggio il vescovo Oscar, attorniato da molti sacerdoti che ricordano con affetto don Mario, scomparso a 91 anni, amico di tutti.
Molti toccanti le parole di mons. Cantoni che riportiamo integralmente.
“Siamo riuniti a celebrare la liturgia funebre per il nostro carissimo don Mario Vailati – ha iniziato – dopo aver già affidato al Signore, nel corso di questo anno, altri cinque sacerdoti: don Vincenzo Stabilini, don Agostino Algisi, don Imerio Pizzamiglio, don Bruno Ginoli e don Natale Severgnini, nostri compagni nel ministero e ora nostri comuni intercessori.
È la luce vivida della risurrezione del Signore, che illumina e riscalda il nostro cammino, nella certezza che né le tenebre del male, né la morte ci potranno mai separare dall'amore di Dio che è in Cristo Gesù.
Ne era profondamente convinto il nostro don Mario, il quale ha vissuto l'intero ministero sacerdotale nella forma di risposta alla chiamata alla sofferenza, docilmente accettata, senza sconforto e senza ribellione, come prova d' amore e di fedeltà.
Le vie di Dio – ha continuato mons. Cantoni – sono sempre misteriose: non si possono comprendere, eppure si riconoscono dai frutti che ne conseguono da chi osa percorrerle. Nel caso di don Mario, potremmo dedurre che la sofferenza è stata per lui come una pietra lentamente levigata dall'acqua, resa pura e trasparente. La mitezza, la benevolenza, la tenerezza che egli ha sempre profuso a quanti lo visitavano ne sono una prova evidente: non si nasce, infatti, miti e pazienti, ma lo si diventa nel tempo ad opera della grazia, se unita, però, ad una libera e costante accettazione della volontà di Dio. Essa non può essere passivamente subìta, richiede invece di essere dolcemente accolta.
Gli uomini di Dio si dimostrano tali proprio per la ricchezza della loro umanità, per la cordialità dei rapporti che sanno instaurare con le persone, per la vicinanza delicata alle persone, nei momenti lieti e tristi della loro esistenza.
Don Mario – ha aggiunto – sapeva farsi vicino, tessendo relazioni di amicizia, per esempio con le sue ex alunne e con i suoi colleghi di scuola, con i membri dei Barabett, qui a San Benedetto, che lo hanno sempre riconosciuto come un loro maestro di vita.
Io non ho mai assistito a una Santa Messa da lui presieduta, non ho mai udito, in questi anni, un suo intervento omiletico: la sua malferma salute glielo impediva, tuttavia ho conosciuto il suo stile sacerdotale, che lo ha reso amabile da tutti e in particolare nel nostro presbiterio. Desiderava essere presente, anche in carrozzina, alle nostre riunioni presbiterali, che seguiva con vigile attenzione e interesse, accompagnato dal fedele Gregorio, suo custode, che si è preso cura di lui, come di un fratello, fino alla morte.
Don Mario – un altro aspetto che il vescovo ha voluto sottolineare – era un uomo di cultura: quante volte, negli anni scorsi, prima di un'infermità totale, mi commentava gli ultimi libri che riusciva a procurarsi, spaziando i suoi interessi dalla teologia ai testi di letteratura contemporanea.
La sua malferma salute si acuiva sempre più, fino a un progressivo deterioramento, quando ormai era impedito nel parlare e costretto a letto in modo permanente. In questo lungo tempo, don Mario si è esercitato a condividere la preghiera piena di fiducia di Gesù: “Padre, nelle tue mani consegno il mio Spirito!” espressione che manifesta la sua totale sottomissione, quella che ha caratterizzato l'intera esistenza di Gesù, a testimonianza della sua realtà filiale.
In questi lunghi mesi – ha concluso il vescovo Oscar – don Mario parlava con i suoi occhi, pieni di dolcezza; il suo sorriso, poi, diffondeva una serena pace. Non l'ho mai sentito lamentarsi, né mai l'ho trovato corrucciato, ma sempre in preghiera, con la corona del rosario in mano o con la cuffia, collegato a Radio Maria: la preghiera era il ministero che don Mario svolgeva, sapendo che è il più importante, perché il più fecondo. E nonostante sia stato attraversato dalla malattia in modo permanente, don Mario è giunto alla veneranda età di novantun anni, di cui sessantasette nel ministero ordinato. Il Signore lo accolga ora nella pace del suo Regno, come un suo intimo amico.”
La salma di don Mario, dopo la celebrazione eucaristica e l'ultimo saluto con l'aspersione dell'acqua (a ricordo del Battesimo) e l'incensazione, è stata portata al cimitero di San Bernardino. L'aveva scelto lui personalmente perché vi erano sepolti tutti i suoi cari. Infatti è stato tumulato in una cappella a fianco del fratello Rosolo.
I parenti hanno voluto ringraziare in modo particolare Gregorio e Lina che l'hanno amorevolmente accompagnato negli ultimi anni della malattia.