IL VESCOVO OSCAR A COMO

Sala Rossa, al primo piano dell'episcopio, gremita da pressoché tutti i sacerdoti, religiosi e alcune religiose – oltre a laici responsabili di commissioni e servizi vari della diocesi e a tutta la stampa locale – invitati per l'annuncio ufficiale da parte del vescovo Oscar che lascerà Crema per assumere la guida della Chiesa di Como.
La comunicazione della Nunziatura apostolica, ha riferito il cancelliere don Alessandro Vagni, è pervenuta datata 2 agosto scorso, “sub peculiari secreti pontificio” – ha sottolineato con tono ironico – appunto fino alle ore 12 del 4 ottobre.
“È da questo momento, dunque, che la nomina diventa 'notizia certa', che è ciò che fa la differenza – ha spiegato il cancelliere – a livello ecclesiale/pastorale, in quanto nella Chiesa, concepita come corpo, tutto quello che riguarda il capo coinvolge anche tutte le altre membra e viceversa”.
Ha quindi rinviato a dopo l'annuncio ufficiale da parte dello stesso Vescovo la spiegazione di questo “cerimoniale” che può apparire superato.
“È da molti mesi – ha sottolineato il vicario generale don Maurizio Vailati – che il Vescovo è in apprensione e trepidazione per quanto gli sta per accadere.”
“Succede quello che deve essere per noi sacerdoti – ha aggiunto – totalmente inseriti in una realtà, ma sempre pronti a distaccarci per andare in un'altra destinazione. E questo chiede a tutti un impegno ancor maggiore di collaborazione, fraternità e responsabilità, nelle prossime settimane o mesi.”
Salutato da un applauso, il vescovo Oscar – già molto emozionato – ha trattenuto a fatica i forti sentimenti che si dibattono nel suo animo: la sofferenza del distacco – dopo undici anni – dalla Chiesa cremasca, sua “prima sposa” affidatagli da papa Giovanni Paolo II elevandolo, il 25 gennaio 2005, al ministero episcopale; e la gioia di far ritorno “a casa”, mista alle preoccupazioni per le pesanti responsabilità d'essere pastore di un ben più nutrito gregge.
Ha chiesto quindi di poter leggere quanto ha preparato, per non essere sopraffatto dalla commozione “più del dovuto”; assciurando che “quel che ho scritto è ciò che penso e sono”.
“Ho accolto nella fede la mia nomina a vescovo di Como – ha esordito – come una nuova chiamata del Signore, che mi è giunta attraverso Papa Francesco. So che è stata una sua scelta personale e questo mi è bastato per tranquillizzarmi. Me lo ha esplicitamente riferito lui stesso nel breve incontro in piazza San Pietro, all'udienza generale di sabato 10 settembre.
Sono stato invitato ad ubbidire subito, dando il mio consenso e l'ho fatto: consapevolmente e in letizia! Non mi è stato chiesto se volevo del tempo per pensarci, se mi piaceva, se me la sentivo!
Certo: è un 'eccomi' un po' costoso, perché conosco la situazione della Chiesa che il Signore mi affida e anche le responsabilità pesanti che dovrò affrontare. So però che con la croce, il Signore dona anche la forza di portarla.”
“Dopo undici anni di permanenza a Crema, anche voi vi attendavate un probabile mio trasferimento”, ha osservato. “A ogni diocesi vacante, si diceva che potevo essere nella 'terna' dei candidati e in effetti lo sono stato in più di una. Ma il Signore guida la storia a suo modo: 'quel che vuole il Signore, il Signore lo compie' (Salmo 134), realizzando a suo tempo i suoi progetti, tanto diversi dai nostri, così che io stesso ho accolto con stupore e meraviglia la mia destinazione, che non mi attendevo!”, ha puntualizzato.
“Ogni cambiamento è una grazia. Lo dico sinceramente, perché è una occasione di rinnovamento per il soggetto che cambia, ma anche per la comunità che lascia. È vera l'espressione: 'Ciò che non si rigenera, degenera!'. Vale anche per i parroci: una giusta turnazione – ha scandito con un sorriso esplicito, che ha suscitato un brusio ilare – ha effetti salutari su tutta la comunità, che si apre a nuove prospettive, dal momento che tutti noi, col tempo, diveniamo ripetitivi! Le ultime nomine dei preti riportano nell'atto di nomina la scadenza di nove anni!”
“Ho scritto già un lungo messaggio alla nostra Comunità cremasca – ha anticipato il vescovo Oscar – rivolgendomi a tutte le diverse categorie di fedeli, compresi i non praticanti e i credenti di altre religioni. Sarà pubblicato dal nostro Settimanale sul prossimo numero.”
“Un posto speciale lo riservo a voi, miei primi collaboratori, ma anche buoni pastori e amici”, ha aggiunto con voce sempre più stentorea, fino a interrompersi, lasciando spazio a un caloroso prolungato applauso di condivisione e sostegno.
“Vi ringrazio della comunione che abbiamo sempre stabilito e lo spirito sinodale che abbiamo saputo costruire insieme. Che è molto bello”, ha proseguito, rincuorato. “Non potrò dimenticarmi di voi, a partire dalla mia quotidiana preghiera. E voi, anche se non mi citerete più nel canone della Santa Messa, vi prego di non dimenticarmi nelle vostre preghiere. Spero che mi veniate a trovare, portandomi magari anche i tortelli o qualche salame!”, ha chiosato sorridente.
“Non voglio e non so fare un bilancio di questi anni passati tra voi. Mi sembra di poter dire che la semina non è mancata. Ora lascio al Padrone della messe far fruttificare il seme nei tempi e nei modi più opportuni. Spero che possiate continuare quello spirito di fraternità che vi ha contraddistinto – ha auspicato – in modo da poter affrontare le sfide del nostro tempo e dare delle risposte persuasive.”
“Quanto al futuro della nostra Chiesa di Crema: secondo il Nunzio apostolico in Italia occorrerà del tempo prima della nomina di un nuovo pastore; secondo altri della CEI la terna sarebbe già pronta. Altre possibili scelte – l'annunciata fusione con Lodi o con Cremona, ha detto esplicito – mi sembrano utopiche, perché in conferenza episcopale lombarda nessuno ne ha accennato.”
“Stamo a vedere i prossimi sviluppi. Come si suol dire: chi vivrà vedrà”, ha concluso, accompagnato da un nuovo scroscio d'applausi.
Riprendendo la parola, il cancelliere ha quindi spiegato che “è dalla 'notizia certa', che a livello giuridico conseguono alcuni atti: quali la decadenza del vicario generale, dei delegati vescovili e dei consigli diocesani presbiterale e pastorale; ma non il Collegio dei consultori, né il cancelliere e l'economo.
“Il Vescovo trasferito, mantiene la potestà di Amministratore diocesano, con i relativi obblighi e facoltà, fino alla presa di possesso della diocesi che gli è stata affidata. Oggi stesso, pertanto – ha puntualizzato – confermerà don Maurizio vicario generale, don Gabriele Frassi e don Giuseppe Pagliari delegati rispettivamente alla Pastorale e ai rapporti con la Sovrintendenza, per assicurare continuità.”
“La nostra diocesi diventa sede vacante, dal giorno della presa di possesso a Como. Fino a quel momento, nella Preghiera eucaristica, quindi, si continuerà a ricordare il nostro vescovo Oscar.”
“Da quel giorno – al momento non ancora fissato, ha proseguito – vengono meno le facoltà concesse dall'Amministratore diocesano e il governo della Diocesi viene assunto dal Collegio dei Consultori, che entro otto giorni da quella data dovranno eleggere l'Amministratore diocesano, accogliere la sua professione di fede e darne notizia alla Santa Sede.”
“Nella Preghiera eucaristica si ricorderà solo il nostro Papa Francesco, a meno che – ha concluso don Alessandro – sia già stato nominato un successore.”
Il vescovo Oscar ha quindi invitato i convenuti a recitare con lui la preghiera dell'Angelus e ha impartito la benedizione, chiudendo l'incontro. Subito attorniato da diversi sacerdoti e laici per formulargli personalmente congratulazioni e auguri.