PAPA FRANCESCO IN GEORGIA/3

“Ricevere e portare la consolazione di Dio: questa missione della Chiesa è urgente”. Lo ha detto papa Francesco nella omelia pronunciata oggi nello stadio M. Meskhi dove nel suo secondo giorno in terra georgiana ha incontrato la piccola comunità cattolica, un “popolo” di appena 100mila persone, pari al 2,5% di tutta la popolazione georgiana di maggioranza ortodossa. In una giornata di sole pieno, allo stadio è presente tutta la realtà della Chiesa cattolica. Tra gli spalti si notano i religiosi e le religiose di vari ordini che lavorano in varie opere e strutture nate fin dai tempi del comunismo in aiuto alla popolazione più povera del Paese. “Cari fratelli e sorelle – ha detto il Papa – sentiamoci chiamati a questo: non a fossilizzarci in ciò che non va attorno a noi o a rattristarci per qualche disarmonia che vediamo tra di noi. Non fa bene abituarsi a un 'microclima' ecclesiale chiuso; ci fa bene condividere orizzonti ampi e orizzonti aperti di speranza, vivendo il coraggio umile di aprire le porte e uscire da noi stessi”.
“Nella Chiesa si trova consolazione”, ha detto Francesco, e la Chiesa è “casa della consolazione: qui Dio desidera consolare. Possiamo chiederci: io, che sto nella Chiesa, sono portatore della consolazione di Dio? So accogliere l'altro come ospite e consolare chi vedo stanco e deluso? Pur quando subisce afflizioni e chiusure, il cristiano è sempre chiamato a infondere speranza a chi è rassegnato, a rianimare chi è sfiduciato, a portare la luce di Gesù, il calore della sua presenza, il ristoro del suo perdono. Tanti soffrono, sperimentano prove e ingiustizie, vivono nell'inquietudine. C'è bisogno dell'unzione del cuore, di questa consolazione del Signore che non toglie i problemi, ma dona la forza dell'amore, che sa portare il dolore in pace”.
“La vera grandezza dell'uomo consiste nel farsi piccolo davanti a Dio. Perché Dio non si conosce con pensieri alti e tanto studio, ma con la piccolezza di un cuore umile e fiducioso”. È un altro passaggio della omelia pronunciata da papa Francesco nello stadio M. Meskhi nel giorno in cui si fa memoria liturgica di santa Teresa del bambino Gesù. “Per essere grandi davanti all'Altissimo – ha detto il Papa – non bisogna accumulare onori e prestigio, beni e successi terreni, ma svuotarsi di sé. Il bambino è proprio colui che non ha niente da dare e tutto da ricevere. È fragile, dipende dal papà e dalla mamma. Chi si fa piccolo come un bimbo diventa povero di sé, ma ricco di Dio”.
E qui il Papa ha pronunciato parole che in questa terra dove la Chiesa è una esigua minoranza, suonano come il segno della gratitudine del Papa: “Beate le comunità cristiane che vivono questa genuina semplicità evangelica! Povere di mezzi, sono ricche di Dio. Beati i Pastori che non cavalcano la logica del successo mondano, ma seguono la legge dell'amore: l'accoglienza, l'ascolto, il servizio. Beata la Chiesa che non si affida ai criteri del funzionalismo e dell'efficienza organizzativa e non bada al ritorno di immagine. Piccolo amato gregge di Georgia, che tanto ti dedichi alla carità e alla formazione, accogli l'incoraggiamento del Buon Pastore, affidati a Lui che ti prende sulle spalle e ti consola!”. Ed ha concluso: “Chiediamo oggi, tutti insieme, la grazia di un cuore semplice, che crede e vive nella forza mite dell'amore; chiediamo di vivere con la serena e totale fiducia nella misericordia di Dio”.