PAPA FRANCESCO IN GEORGIA/1

LA PARTENZA DA FIUMICINO
Nel momento in cui mi accingo a compiere il mio viaggio apostolico in Georgia e Azerbaigian, per favorire l'incontro e il dialogo tra culture e religioni diverse, per rafforzare il cammino dell'unità dei cristiani e per confermare la comunità cattolica nella fede, mi è caro rivolgere a lei, signor Presidente, e alla nazione italiana il mio cordiale saluto, che accompagno con fervidi auspici per il progresso spirituale civile e sociale della diletta Italia”. Così papa Francesco che, nel momento di lasciare il territorio ita liano alla volta di Tbilisi, ha fatto pervenire un messaggio telegrafico al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. È iniziato ieri mattina, infatti, il 16° viaggio apostolico internazionale di papa Francesco che si reca in Georgia e in Azerbaijan, seconda tappa della più ampia visita nel Caucaso, che a giugno ha visto il Santo Padre in Armenia.
L'aereo con a bordo il Pontefice è decollato dall'aeroporto internazionale di Roma-Fiumicino verso le ore 9 ed è atterrato allo scalo internazionale di Tbilisi alle ore 15 (ora locale). Quello in corso è un viaggio di pace e il Papa porterà un messaggio di riconciliazione per tutta la Regione. Un viaggio dalla chiara connotazione “ecumenica” in Georgia e “interreligiosa” in Azerbaijan visto che in entrambi i Paesi i cattolici rappresentano una esigua minoranza: in Georgia sono 112mila (pari al 2,5% della popolazione a maggioranza ortodossa) e in Azerbaijan appena 570 (pari allo 0,01% della popolazione a maggioranza musulmana). In Georgia, i cattolici seguono tre riti (latino, armeno, assiro-caldeo).
Ad accogliere il Papa all'aeroporto internazionale di Tblisi ieri pomeriggio c'era il patriarca di tutta la Georgia Ilia II. Dopo la visita di cortesia al presidente della Repubblica e l'incontro con le autorità civili (il Papa ha detto che “la Georgia è quasi un ponte naturale tra l'Europa e l'Asia”), Francesco ha incontrato il patriarca Ilia II, un incontro privato, al termine del quale entrambi hanno pronunciato un discorso.

L'INCONTRO CON LE AUTORITÀ POLITICHE
Un Paese inserito “a pieno titolo e in modo fecondo e peculiare nell'alveo della civiltà europea”, che è nello stesso tempo “quasi un ponte naturale tra l'Europa e l'Asia, una cerniera che facilita le comunicazioni e le relazioni tra i popoli, che ha reso possibili nel corso dei secoli sia i commerci che il dialogo e il confronto delle idee e delle esperienze tra mondi diversi”. È la fotografia della Georgia, scattata dal Papa nel suo primo discorso del suo 16° viaggio apostolico fuori dall'Italia. Incontrando ieri pomeriggio le autorità politiche, i rappresentanti della società civile e i membri del Corpo diplomatico, nel Cortile d'Onore del palazzo presidenziale di Tbilisi, Francesco ha ricordato i 25 anni dalla proclamazione dell'indipendenza della Georgia, “la quale durante questo periodo, ritrovando la sua piena libertà, ha costruito e consolidato le sue istituzioni democratiche e ha cercato le vie per garantire uno sviluppo il più possibile inclusivo e autentico”.
“Tutto questo non senza grandi sacrifici, che il popolo ha coraggiosamente affrontato per assicurarsi la tanto agognata libertà”, ha sottolineato il Papa, auspicando che “il cammino di pace e di sviluppo prosegua con l'impegno solidale di tutti i componenti della società, in modo da creare quelle condizioni di stabilità, equità e rispetto della legalità atte a favorire la crescita e ad aumentare le opportunità per tutti”.
Il progresso “autentico e duraturo” ha “come indispensabile condizione preliminare la pacifica coesistenza fra tutti i popoli e gli Stati della Regione”, ha continuato papa Francesco. “Ciò richiede che crescano sentimenti di mutua stima e considerazione, i quali non possono tralasciare il rispetto delle prerogative sovrane di ciascun Paese nel quadro del diritto internazionale”. “Al fine di aprire sentieri che portino a una pace duratura e a una vera collaborazione – la sua ricetta – occorre avere la consapevolezza che i principi rilevanti per un'equa e stabile relazione tra gli Stati sono al servizio della concreta, ordinata e pacifica convivenza tra le nazioni”. “In troppi luoghi della terra – il grido d'allarme – sembra prevalere una logica che rende difficile mantenere le legittime differenze e le controversie – che sempre possono sorgere – in un ambito di confronto e dialogo civile dove prevalgano la ragione, la moderazione e la responsabilità”. Per Francesco, “questo è tanto più necessario nel presente momento storico, dove non mancano anche estremismi violenti che manipolano e distorcono principi di natura civile e religiosa per asservirli ad oscuri disegni di dominio e di morte”.
“Occorre che tutti abbiano a cuore in primo luogo la sorte dell'essere umano nella sua concretezza e compiano con pazienza ogni tentativo per evitare che le divergenze sfocino in violenze destinate a provocare enormi rovine per l'uomo e la società”. A raccomandarlo alle autorità politiche, nel suo primo discorso in Georgia, è stato il Papa. “Qualsiasi distinzione di carattere etnico, linguistico, politico o religioso, lungi dall'essere usata come pretesto per trasformare le divergenze in conflitti e i conflitti in interminabili tragedie – il suo monito – può e deve essere per tutti sorgente di arricchimento reciproco a vantaggio del bene comune”. “Ciò esige – ha spiegato Francesco – che ciascuno possa mettere pienamente a frutto le proprie specificità, avendo anzitutto la possibilità di vivere in pace nella sua terra o di farvi ritorno liberamente se, per qualche motivo, è stato costretto ad abbandonarla”. Di qui l'auspicio che “i responsabili pubblici continuino ad avere a cuore la situazione di queste persone, impegnandosi nella ricerca di soluzioni concrete anche al di fuori delle irrisolte questioni politiche”.
“Lungimiranza e coraggio per riconoscere il bene autentico dei popoli e perseguirlo con determinazione e prudenza”, le qualità richieste ai georgiani dal Papa, secondo il quale “è indispensabile avere sempre davanti agli occhi le sofferenze delle persone per proseguire con convinzione il cammino, paziente e faticoso ma anche avvincente e liberante, della costruzione della pace”.
La Chiesa cattolica, da parte sua, “presente da secoli in questo Paese e distintasi in particolare per il suo impegno nella promozione umana e nelle opere caritative”, vuole “offrire il suo contributo per il benessere e la pace della nazione, collaborando attivamente con le autorità e la società civile”, a partire dalla “comune testimonianza della tradizione cristiana che ci unisce”, dal “suo impegno a favore dei più bisognosi e mediante un rinnovato e accresciuto dialogo con l'antica Chiesa ortodossa georgiana e le altre comunità religiose del Paese”. “Dio benedica la Georgia e le doni pace e prosperità!”, l'augurio finale.

L'INCONTRO CON SUA BEATITUDINE ILIA II
È seguito l'incontro con Sua Beatitudine Ilia II, Catholicos Patriarca di tutta la Georgia. “Come pellegrino e amico – ha detto papa Francesco nel saluto – sono giunto in questa terra benedetta, mentre volge al culmine per i cattolici l'Anno giubilare della Misericordia”. L'incontro è avvenuto nella sala delle udienze, con le delegazioni e alcuni esponenti del mondo accademico e della cultura, dopo l'incontro privato nell'appartamento del Patriarca.
All'inizio del suo secondo discorso a Tbilisi, Francesco ha ricordato la “prima storica visita in Vaticano di un Patriarca georgiano”, con il quale il Catholicos “inaugurò una pagina nuova nelle relazioni tra la Chiesa ortodossa di Georgia e la Chiesa cattolica”, scambiando con il vescovo di Roma “il bacio della pace e la promessa di pregare l'uno per l'altro”. “Così si sono si sono potuti rinforzare i significativi legami, presenti tra noi fin dai primi secoli del cristianesimo”, ha proseguito il Papa, definendo i rapporti reciproci “rispettosi e cordiali”. Poi il ricordo della visita di Giovanni Paolo II in Georgia, alle soglie del Giubileo del 2000, e l'attuale incontro, “di fronte a un mondo assetato di misericordia, di unità e di pace”. Un incontro, quello con Ilia II, che “ci chiede che quei vincoli tra noi ricevano nuovo slancio, rinnovato fervore, di cui il bacio della pace e il nostro abbraccio fraterno sono già un segno eloquente”, le parole di Francesco sulla “fraternità apostolica”. Come Pietro e Andrea, che “erano fratelli” e sono stati chiamati da Gesù “a lasciare le reti e a diventare, insieme, pescatori di uomini”. “Carissimo fratello, lasciamoci guardare nuovamente dal Signore Gesù, lasciamoci attirare ancora dal suo invito a lasciare ciò che ci trattiene dall'essere insieme annunciatori della sua presenza”, l'invito del Papa.
“Le difficoltà non siano impedimenti, ma stimoli a conoscerci meglio, a condividere la linfa vitale della fede, a intensificare la preghiera gli uni per gli altri e a collaborare con carità apostolica nella testimonianza comune, a gloria di Dio nei cieli e a servizio della pace in terra”. È l'augurio espresso dal Papa nell'incontro, a Tbilisi, con il patriarca Ilia II. “La moltitudine di santi che questo Paese annovera”, ha detto il Papa citando “la gloriosa storia del Vangelo” in Georgia, e “in modo speciale Santa Nino, che viene equiparata agli apostoli”, “ci incoraggi a mettere il Vangelo prima di tutto e ad evangelizzare come in passato, più che in passato, liberi dai lacci delle precomprensioni e aperti alla perenne novità di Dio”. Il popolo georgiano, ha ricordato il Papa, “ha trovato la forza di rialzarsi dopo innumerevoli prove”, e “si è elevato fino alle vette di una straordinaria bellezza artistica”. “Nell'amore trova ragion d'essere l'immortale bellezza del vostro patrimonio culturale, che si esprime in molteplici forme, quali ad esempio la musica, la pittura, l'architettura e la danza”, il tributo del Papa, che rivolgendosi ancora una volta al Catholicos, chiamandolo “carissimo fratello”, ha lodato i “pregiati inni sacri, alcuni pure in lingua latina e particolarmente cari alla tradizione cattolica”, da lui composti: “Arricchiscono il vostro tesoro di fede e cultura, dono unico alla cristianità e all'umanità, che merita di essere conosciuto e apprezzato da tutti”.
“Con la pace e il perdono siamo chiamati a vincere i nostri veri nemici, che non sono di carne e di sangue, ma sono gli spiriti del male fuori e dentro di noi”. È il compito comune a cattolici e ortodossi, così come è stato formulato dal Papa al termine del suo incontro a Tbilisi con Ilia II. “Questa terra benedetta è ricca di valorosi eroi secondo il Vangelo, che come san Giorgio hanno saputo sconfiggere il male”, l'omaggio alla Georgia: “Penso ai tanti monaci e, in modo particolare, ai numerosi martiri, la cui vita ha trionfato con la fede e la pazienza: è passata nel torchio del dolore restando unita al Signore e ha così portato un frutto pasquale, irrigando il suolo georgiano di sangue versato per amore”. “La loro intercessione dia sollievo ai tanti cristiani che ancor oggi nel mondo soffrono persecuzioni e oltraggi, e rafforzi in noi il buon desiderio di essere fraternamente uniti per annunciare il Vangelo della pace”, la consegna di Francesco, che subito prima aveva dichiarato: “Desidero essere amico sincero di questa terra e di questa cara popolazione, che non dimentica il bene ricevuto e il cui tratto ospitale si sposa con uno stile di vita genuinamente speranzoso, pur in mezzo a difficoltà che non mancano mai. Anche questa positività trova le proprie radici nella fede, che porta i Georgiani a invocare, attorno alla propria tavola, la pace per tutti e a ricordare persino i nemici”.

UNA PREGHIERA PER LA PACE
Ieri pomeriggio Papa Francesco nella chiesa di san Simone Bar Sabbae di Tbilisi durante l'incontro con la comunità assiro-caldea, ha recitato una preghiera per la pace. È stata la prima volta che un Papa ha visitato un luogo di culto assiro-caldeo. Al suo arrivo, Francesco è stato accolto dal Patriarca di Babilonia dei Caldei, S.B. Louis Raphaël Sako, e dal parroco all'ingresso della chiesa. Quindi, il Papa si è recato in processione verso la cappella del Santissimo tra i fedeli della diaspora assiro-caldea.
Dopo l'esecuzione di un canto e la recita di una preghiera in aramaico, il Papa ha recitato la preghiera che riportiamo di seguito:
“Signore Gesù,
adoriamo la tua croce,
che ci libera dal peccato, origine di ogni divisione e di ogni male;
annunciamo la tua risurrezione,
che riscatta l'uomo dalla schiavitù del fallimento e della morte;
attendiamo la tua venuta nella gloria,
che porta a compimento il tuo regno di giustizia, di gioia e di pace.
Signore Gesù,
per la tua gloriosa passione,
vinci la durezza dei cuori, prigionieri dell'odio e dell'egoismo;
per la potenza della tua risurrezione,
strappa dalla loro condizione le vittime dell'ingiustizia e della sopraffazione;
per la fedeltà della tua venuta,
confondi la cultura della morte e fa' risplendere il trionfo della vita.
Signore Gesù,
unisci alla tua croce le sofferenze di tante vittime innocenti:
i bambini, gli anziani, i cristiani perseguitati;
avvolgi con la luce della Pasqua chi è ferito nel profondo:
le persone abusate, private della libertà e della dignità;
fa' sperimentare la stabilità del tuo regno a chi vive nell'incertezza:
gli esuli, i profughi, chi ha smarrito il gusto della vita.
Signore Gesù,
stendi l'ombra della tua croce sui popoli in guerra:
imparino la via della riconciliazione, del dialogo e del perdono;
fa' gustare la gioia della tua risurrezione ai popoli sfiniti dalle bombe:
solleva dalla devastazione l'Iraq e la Siria;
riunisci sotto la tua dolce regalità i tuoi figli dispersi:
sostieni i cristiani della diaspora e dona loro l'unità della fede e dell'amore.
Vergine Maria, regina della pace,
tu che sei stata ai piedi della croce,
ottieni dal tuo Figlio il perdono dei nostri peccati;
tu che non hai mai dubitato della vittoria della risurrezione,
sostieni la nostra fede e la nostra speranza;
tu che siedi regina nella gloria,
insegnaci la regalità del servizio e la gloria dell'amore.
 Amen”.