IL PAPA IN GEORGIA E IN AZERBAIGIAN

“I cattolici della Georgia si preparano a dare il benvenuto al successore di Pietro e a chiedergli una testimonianza di fede della quale hanno tanto bisogno in un ambiente che non sempre incoraggia la loro presenza”: padre Akaki Chelidze è cancelliere dell'Amministrazione apostolica del Caucaso per i latini e primo cattolico e camilliano in Georgia a emettere la professione religiosa dopo circa due secoli di dominazione russa e sovietica. Il Paese conta oggi circa 6 milioni di abitanti, in maggioranza ortodossi (85%), mentre i cattolici sono circa 50mila (0,8%). Nella comunità cattolica cresce l'attesa per la visita di Papa Francesco che sarà in Georgia e Azerbaigian dal 30 settembre al 2 ottobre prossimi.

Segnali incoraggianti e problemi latenti. Padre Chelidze considera “molto incoraggiante” il fatto che la Chiesa ortodossa georgiana “intende ricevere l'ospite illustre nel migliore dei modi”, visto che – confida al Sir – nei confronti del pontefice “non mancano, nello spazio pubblico, voci critiche degli ultra ortodossi”.
Un paio di mesi fa è stato proprio don Chelidze a denunciare gli atti di vandalismo contro la Chiesa cattolica avvenuti nella città di Rustavi dove le autorità avevano permesso, dopo molti anni, di costruire una chiesa.
Sul muro che delimita l'appezzamento destinato alla nuovo edificio di culto sono apparse scritte contro l'attuale nunzio apostolico a Tbilisi, mons. Giuseppe Passotto, “colpevole” di aver predisposto sul luogo della futura chiesa una “Porta santa” della misericordia.

I rapporti con la comunità ortodossa. Don Maciej Mamaj, 48enne presule polacco da 10 anni vicario della parrocchia dei santi Pietro e Paolo a Tbilisi, deplora invece “la mancanza di volontà di dialogo da parte della Chiesa ortodossa georgiana”. Il presule rivela che dopo la visita in Georgia di Giovanni Paolo II nel novembre del 1999 la gerarchia ortodossa ha imposto una severa penitenza a coloro che avevano assistito a celebrazioni e incontri con il Papa. Dopo che nel 1991 la Georgia ha riavuto la propria sovranità, e la Chiesa ortodossa georgiana si è trovata dalla parte dei nazionalisti “un vero georgiano è ortodosso e chi non è ortodosso è considerato traditore”, racconta don Mamaj, osservando quanto sia “diffuso” il sentimento che la presenza dei cattolici “disturbi” e “distrugga l'unità nazionale dei georgiani”. Il sacerdote segnala l'appropriazione, da parte delle autorità nazionali, di cinque edifici di culto cattolici a Gori, Kutaisi e Batumi e della trasformazione di alcuni di questi in cattedrali ortodosse. “Paradossalmente – racconta – durante gli anni del comunismo la collaborazione e il dialogo dei cattolici con la Chiesa ortodossa erano esemplari”.

Chiesa dei santi Pietro e Paolo a Tbilisi. La chiesa dedicata ai santi Pietro e Paolo a Tbilisi è stata l'unica chiesa in tutta la Georgia rimasta aperta al culto nei 70 anni del regime sovietico che è riuscito a “distruggere tutto con grande efficacia”, come spiega uno dei maggiori studiosi della storia del cattolicesimo nel Caucaso, don Roman Dzwonkowski.

Le sue parole vengono confermate dai numeri: nel 1884 a Tbilisi (allora conosciuta con il nome di Tiflis) vi erano quasi 30mila cattolici praticanti, di cui 25mila polacchi. La parrocchia di san Pietro e Paolo, eretta nel 1851 su iniziativa dell'allora visitatore apostolico per il Caucaso, don Maksymilian Orlowski, sempre nel 1884 contava 2.300 fedeli di cui 1.900 polacchi, 95 francesi, 86 italiani e altri di diverse nazionalità.

Messe in georgiano, russo, latino, polacco e inglese. Oggi, come racconta don Mamaj, nella parrocchia vi sono circa 400 fedeli, fra cui circa 150 di origine indiana, pachistana o africana partecipano alla messa domenicale delle ore 10 celebrata in lingua inglese. Ogni domenica alle ore 11.30 davanti a 120 fedeli circa viene celebrata la messa del giorno in lingua georgiana, mentre la liturgia del pomeriggio è celebrata in latino con letture e risposte dei fedeli in lingua russa. A quest'ultima partecipano circa 20-40 fedeli. La liturgia settimanale per un centinaio di fedeli appartenenti alle comunità neocatecumenali viene invece celebrata nella serata del sabato. Ogni secondo mercoledì del mese poi si celebra la liturgia in lingua polacca ma, come racconta don Mamaj, “vi partecipano circa una decina di persone, nella maggior parte anziane”.
“Dalla visita del Papa mi aspetto delle giornate di gioia e mi auguro che siano il tempo di vicinanza con Dio e con i fratelli”, dice don Mamaj, aggiungendo l'auspicio che “quel vento suscitato dal pontefice sia il vento dello Spirito Santo”.