YEMEN: UN MASSACRO IGNORATO

Da oltre un anno nello Yemen si sta consumando una “catastrofe umanitaria senza precedenti”. E, quel che lascia se possibile ancor più costernati, è che l'atroce massacro viene pressoché ignorato dalla comunità internazionale.
I raid aerei da parte dell'Arabia Saudita – che riceve un consistente aiuto in armi e denaro da alcuni paesi occidentali, soprattutto Stati Uniti e Gran Bretagna, ma anche l'Italia – non risparmiano obiettivi civili come scuole, fabbriche, campi profughi e persino ospedali.
Dell'ultimo bombardamento, che ha distrutto il Pronto Soccorso della struttura sanitaria di Abs – cittadina della regione di Hajjah, nello Yemen nord occidentale – avvenuto nel primo pomeriggio del giorno di Ferragosto, è stato testimone il dottor Giorgio Bergami, chirurgo cremasco impegnato da anni come volontario di Medici Senza Frontiere (MSF) in diversi contesti di guerra.
Era in questo Paese tra i più poveri del mondo, schiacciato tra Arabia Saudita ed Emirato di Oman, dai primi di luglio per il supporto chirurgico.
Rimpatriato sabato scorso, dopo che l'associazione umanitaria ha deciso di evacuare il proprio personale essendo venute meno le condizioni minime di sicurezza, ci racconta gli orrori del massacro cui ha assistito.
“Quello contro l'ospedale di Abs – riferisce, indignato che tutto questo stia avvenendo nel silenzio e nell'indifferenza totali del mondo occidentale, ma per niente spaventato dell'esperienza vissuta – è il quarto e più letale attacco contro strutture supportate da MSF dall'inizio di questa guerra.”
“Alle 15,35 del 15 agosto scorso, ero in sala operatoria per un cesareo – racconta – quando ho sentito un botto tremendo che ha praticamente distrutto l'area del pronto soccorso, sempre la più affollata dell'ospedale in tutte le ore del giorno e della notte ed è stata una carneficina.”
“Il soffitto dell'ingresso al blocco operatorio è crollato e son cadute tutte le finestre. Le sale sterili sono state invase da calcinacci e polvere. Una decina di minuti dopo l'esplosione sono arrivati gli operatori del pronto soccorso e del reparto maternità, dove era in corso un incontro tenuto da un anestesista di MSF rwandese, sulla rianimazione post natale, tutti sanguinolenti.”
Nel cortile, un'autovettura posteggiata in attesa di scaricare pazienti, centrata dall'esplosione è andata in fiamme carbonizzando gli occupanti. Ovunque intorno al cratere corpi smembrati: uno scenario raccapricciante – evidenzia – con gente che gridava per il dolore di ferite devastanti o lo spavento, correva smarrita cercando di scappare.
“Le bombe non cadono sull'ospedale per un errore umano – sostiene il dottor Bergami – sono azioni deliberate, finalizzate a terrorizzare la popolazione.”
È stata infatti chiesta una indagine internazionale, fa osservare, che non verrà mai fatta, come in tutti gli altri casi di bombardamenti di ospedali o scuole in Paesi come l'Afghanistan e la Siria, dove è stato impegnato dalla medesima organizzazione umanitaria internazionale.
“Il territorio yemenita – sottolinea – è teatro di scontro fra tribù manovrate da Arabia Saudita e Iran, che si contendono il controllo di quest'area perché strategica in quanto ubicata tra il Mar Rosso a ovest e il Golfo di Aden a sud, da cui transitano le petroliere. Essendo però un paese poverissimo, il massacro è ignorato da tutti.”
E la costernazione del dottor Bergami di fronte a quanto sta accadendo diventa rabbia, osservando che “l'Italia è tra i primi fornitori di armi utilizzate dall'Arabia Saudita, che tre giorni prima ha bombardato una scuola a Sada' e a Ferragosto, appunto, l'ospedale di Abs”.
Le tragedie cui ha assistito in questi anni – nei quali s'è trovato a prestare la sua opera di chirurgo anche in Congo, Repubblica Centro Africana, Giordania, Haiti… – gli hanno mostrato che i più poveri finiscono per essere travolti dalle guerre e ne restano vittime o sopportano il dolore delle perdite di familiari, amici e ogni loro avere.
“Restano inevitabilmente a vivere nell'inferno di territori martoriati da conflitti in cui si consuma ogni genere di violenza – riferisce – mentre solo i più ricchi riescono a mettersi in viaggio per sfuggire a massacri e a condizioni di vita insopportabili.”
“La stessa Onu, laddove presente con i caschi blu, si mostra incapace di gestire le situazioni”, fa osservare. Nello Yemen è addirittura assente e da un anno anche la Croce Rossa ha lasciato alcune località maggiormente esposte.
“La vita in questi luoghi non conta niente e capita di tutto. È una esperienza che ti segna nel profondo – conclude – tanto che nei periodi in cui sono a casa son preso dall'angoscia di essere inoperoso, sapendo che ci sono situazioni che necessitano di prestazioni sanitarie. E quando sei sul posto devi fare i conto con lo stress per l'impotenza di fronte a tanti bisogni cui non riesci umanamente a far fronte.”

REPUBBLICA UNITA DELLO YEMEN

Posto all'estremità meridionale della Penisola araba, lo Yemen confina a nord con l'Arabia Saudita e a est con l'Oman. È uno dei Paesi più poveri del mondo, ma il suo territorio – in posizione strategica con il Mar Rosso a ovest e il Golfo di Aden a sud, da cui transitano le petroliere – è da oltre un anno teatro di una feroce guerra civile nella quale interviene pesantemente l'Arabia Saudita – che riceve un consistente aiuto in armi e denaro da parte di alcuni paesi occidentali (soprattutto Stati Uniti e Gran Bretagna, ma anche l'Italia) – accusata nell'ottobre 2015 da Amnesty International di crimini di guerra per l'uso di bombe a grappolo e bombardamenti di scuole, ospedali, fabbriche e campi profughi.
Questa “catastrofe umanitaria senza precedenti” ha già causato oltre seimila morti, di cui più di un migliaio di bambini uccisi nei raid, e 2 milioni e mezzo di sfollati.

Angelo Marazzi