PAPA FRANCESCO PREGA AD AUSCHWITZ

Il Papa che cammina a capo chino, da solo, assorto nel suo intenso silenzio. Sono le 9.15 quando varca il cancello del campo di sterminio di Auschwitz, senza il seguito e senza il clamore dei media. È un'istantanea che rimarrà nella storia. Dopo aver percorso a piedi il primo tratto del viale, accanto al Crematorio 1, Francesco è salito – sempre da solo tranne il conducente – su una vettura elettrica che poco dopo si è fermata per farlo scendere lungo il viale dei blocchi, subito prima della Piazza dell'Appello. Il Papa è sceso, e si è seduto su una sedia appositamente preparata per lui. È cominciata così la sua preghiera silenziosa, un quarto d'ora, il capo chino e assorto. Il suo modo per far gridare il silenzio, per chiedere la grazia che il mondo non conosca più abissi di disumanità e di dolore simili. Sullo sfondo, i pali di filo spinato.
Dopo il quarto d'ora di preghiera silenziosa, il Papa si è diretto ancora a piedi verso la Piazza dell'Appello, dove i prigionieri venivano sentenziati. Chinandosi, ha baciato uno dei tre pali delle impiccagioni, accanto alla torretta in legno che serviva ai nazisti per le lunghe permanenze, quando gli Appelli duravano troppe ore.
Alle 9.40, il Papa si è diretto in vettura elettrica al Blocco 11. Dopo averne varcato il cancello, si è diretto a piedi all'ingresso del blocco, dove ha salutato personalmente 11 superstiti, baciandoli e abbracciandoli. Tra di loro, anche Helena Dunicz-Niwińska, famosa violinista che ieri ha compiuto 101 anni. Da uno dei superstiti, Francesco ha ricevuto in dono una candela che ha poi poggiato davanti al Muro della Morte. Con la fiamma della candela ha acceso una lampada, e poi ha toccato il Muro della Morte con una mano, come fanno gli ebrei davanti al Muro del Pianto. Poi, lentamente, il Papa si è diretto verso l'ingresso del Blocco 11, per raggiungere la cella di padre Kolbe.
Il Papa è arrivato alle 9.47 nella cella di padre Kolbe, al piano inferiore del blocco 11. Si è seduto, da solo, in silenzio e al buio, ed è rimasto in preghiera per circa dieci minuti, su una sedia al centro della cella, ripiegato su se stesso e a capo chino, alle sue spalle il buio. Poi si è diretto verso l'uscita dal fabbricato dove ci sono le celle, ma durante il percorso si è fermato davanti ad alcune delle celle, che ha voluto vedere dalla soglia. Alle 09.56 ha firmato il Libro d'Onore sistemato in un piccolo tavolo di un corridoio: la luce era talmente fioca che il capo della gendarmeria, Domenico Giani, ha dovuto fare luce con una torcia, appoggiata al libro. Francesco ha scritto qualcosa su un biglietto, che ha consegnato. Dopo aver ripreso la macchina elettrica per dirigersi verso l'ingresso del campo, il Papa è uscito di nuovo a piedi, da solo come vi era entrato, dall'ingresso sormontato dalla scritta.
Dopo Auschwitz, continua il silenzio anche a Birkenau. Sceso dalla “papamobile”, il Papa ha compiuto l'ultimo tratto che lo separava dal Monumento alle Vittime delle Nazioni a piedi. Poi, in silenzio, con la mano sul cuore, ha percorso a piedi tutto il tratto dove sono collocate le 23 lapidi, tante quante erano le lingue parlate nel campo in rappresentanza delle rispettive nazioni di provenienza. Alla fine del percorso, Francesco ha collocato una lampada votiva, che i polacchi usano collocare sulle tombe quando vanno a fare visita ai loro cari al cimitero.
Il Papa in preghiera, con le mani incrociate sul petto, mentre il rabbino e il parroco cantano e leggono il “De Profundis”. È un'altra delle istantanee silenziose che rimarranno di questo terzo giorno del viaggio di Francesco in Polonia. A Birkenau, il rabbino capo della Polonia, Michael Schudrich, e don Stanislaw Ruszala, parroco di Markova, paesino in cui viveva una famiglia cattolica interamente sterminata dai nazisti per aver ospitato alcuni ebrei, hanno pregato insieme, il primo con una struggente e intensa melodia, il secondo leggendo una traduzione in polacco del Salmo 130, fatta da lui. Nell'ultima lapide del Monumento alle Vittime delle Nazioni, il Papa ha incontrato 25 “Giusti delle Nazioni”, alcuni accompagnati dalle loro famiglie. Prima di congedarsi, il Papa ha salutato ancora una volta – come aveva fatto ad Auschwitz – il primo ministro polacco e il direttore del Museo. Poco prima delle 11, Francesco ha lasciato, ancora una volta da solo e a piedi, il campo di Birkenau.
“Signore, abbi pietà del tuo popolo. Signore, perdono per tanta crudeltà”. È il testo del biglietto, scritto in spagnolo, consegnato dal Papa dopo la firma del “Libro d'Onore” ad Auschwitz. Sono le uniche parole che hanno scandito la visita ai campi di sterminio di Auschwitz e Birkenau, durata poco meno di due ore. Una visita all'insegna del silenzio e della preghiera.