DA RIVOLTA D'ADDA ALLA ”HOMELESS CUP”

I ragazzi dell'U.O. di Riabilitazione delle Dipendenze di Rivolta d'Adda hanno partecipato per il terzo anno consecutivo alla “Homeless World Cup”, che si è svolta in Scozia. Un torneo significativo, proprio perché il calcio, all'interno del palinsesto della attività riabilitative della Riabilitazione delle Dipendenze diretta dal dottor Giorgio Cerizza, è parte integrante, proprio per il suo essere un gioco di squadra dove, per vincere è necessario collaborare e giocare insieme per raggiungere la vittoria.
L'Italia si è classificata ventitreesima, un buon risultato calcistico, perché per la prima volta i nostri ragazzi sono arrivati tra le prime ventiquattro, su 48 squadre maschili, affrontando le squadre più forti del torneo (classificate nelle prime dieci posizioni) “dando tutto” in campo e fuori. Seppure incassando sconfitte, il gruppo è rimasto unito e le vittorie sono state una gioia non solo per loro ma anche per chi a casa, operatori del servizio, utenti e volontari dell'Approdo (associazione che supporta il lavoro dell''U.O. delle Dipendenze), ha seguito le gesta dei nostri ragazzi.
Sin dalla cerimonia di apertura, si è evidenziato quanto il gioco del pallone fosse l'occasione e lo strumento per raggiungere ben altri obiettivi come la scoperta della diversità come valore e l'integrazione tra i popoli. Colori, canzoni, danze . hanno visto ogni Nazione aprirsi alle altre e la condivisione e la gioia erano tangibili nell'aria.
Anche lo staff che ha seguito la squadra rappresenta bene la crescita di un gruppo di lavoro, fatto da operatori provenienti da diverse realtà, che negli anni hanno saputo costruire una efficace ripartizione dei compiti e dei ruoli. L'armonia che si è creata tra giovani provenienti da situazioni diverse è stata il risultato evidente di questo lavoro reso possibile dalla collaborazione di questi anni.
il torneo consente ai giocatori di giocare una sola volta nella vita proprio per dare a più persone la possibilità di vivere questa esperienza che è una tappa nel cammino di cambiamento di ciascuno.
L'esperienza di Matteo Volpi ne è l'esempio. Calciatore nel 2014, ha vissuto intensamente il torneo in Cile, poi l'anno successivo ad Amsterdam come aiuto ha supportato il dottor Cerizza e Alessandro Dall'Orto e quest'anno è stato il preparatore della squadra prima delle partite.
Tante le emozioni che “gli azzurri” hanno provato sin dai primi momenti, indossando la maglia della Nazionale e schierandosi in campo per l'Inno. I nostri ragazzi han potuto contare sul sostegno di accompagnatori sempre presenti ed attenti sia al morale che alla guida tecnica ed organizzativa del team Grazie all'ottimo clima all'interno del gruppo e alle capacità organizzative degli accompagnatori i momenti di svago dopo le fatiche in campo non sono mai mancati, come la visita allo stadio “Hampden Park” della nazionale scozzese in Glasgow.
La location George Square, nel cuore di Glasgow, è risultata adatta coinvolgendo curiosi e passanti che si sono trovati a condividere gioie e fatiche dalle tribune. L'impegno nella cura dei dettagli dello staff scozzese ha impreziosito la “Homeless World Cup” con puntualità, pulizia e ottima ospitalità ed assistenza (vitto, bevande, presidi sanitari).
Risorsa unica da giocare: far gruppo. Le realtà differenti di provenienza, storia, abitudini non sono stati un ostacolo ma un incentivo a voler conoscere, condividere, confrontarsi. Provenienti dall'U.O. di Riabilitazione delle dipendenze, accompagnati dal Dott.Giorgio Cerizza, hanno partecipato quattro ragazzi come calciatori Guido Colombo, Umberto De Vincenzo, Enrico Dallera e Diego Bonaldi e uno come allenatore, Matteo Volpi.
I protagonisti del torneo hanno portato a casa con sé i vissuti di un'occasione unica per imparare a sostenere e motivare gli altri, vivere e contribuire all'unione del gruppo, stare attenti a sé e alle altre persone, mantenere la concentrazione in ciò che si fa, conoscersi e incontrare altre realtà, scoprire nelle difficoltà nuove capacità per affrontarle.
Queste sono le riflessioni dei partecipanti
.Dottor Giorgio Cerizza
Partecipare a un evento come questo è un'esperienza intensa che influisce sui ragazzi profondamente, arricchendoli perché consente loro di vivere qualcosa di unico ed emotivamente così intenso da essere indimenticabile. Ed è il Calcio che ci offre questa possibilità, grazie a questo torneo pensato proprio per coloro che non riescono più a sognare e che invece sono chiamati a rappresentare la loro nazione e a sentirsi forse per la prima volta appartenenti a qualcosa di importante e a essere protagonisti e vincitori. Proprio per la valenza profondamente educativa dell'esperienza l'équipe dell'U.O. di Riabilitazione ha scelto di partecipare sia con i giocatori che con operatori che seguono i ragazzi e li aiutano ad elaborare in modo positivo il senso delle cose che vivono.
. Umberto maglia n° 10
Siamo riusciti a batterci con le squadre più forti del mondo e seppur incassando sonore sconfitte possiamo dire di essere soddisfatti perché in campo abbiamo dato tutto ed il gruppo è rimasto unito. Quest'anno abbiamo incontrato praticamente tutte le squadre che poi si sono piazzate nelle prime dieci posizioni e nonostante ciò abbiamo combattuto e non ci siamo persi d'animo.
Gli accompagnatori sono stati sempre presenti, attenti e di sostegno a noi, “curando” sia il morale che la tecnica. Eravamo seguiti nella gestione dei tempi, aggiornati sull'andamento della World Cup, aiutati nella gestione delle divise in lavanderia, e aggiornati sulle attività itineranti in Glasgow come la visita allo stadio di Scozia etc.
. Enrico n°1 e capitano
Per me è stata un'occasione per imparare a sostenere e motivare gli altri e a tenere unito il gruppo. Ho dovuto stare attento a me e agli altri, mantenere la concentrazione su ciò che facevo, conoscere meglio gli altri giocatori e me nelle difficoltà e mettere in campo le mie capacità per affrontare esperienze mai vissute prima con un ruolo che mi ha messo alla prova.
. Diego n°7
Un'esperienza unica. Bellissimo conoscere ragazzi di altre nazionalità, vedere (nonostante il gioco fosse molto “fisico”) il rispetto reciproco tra i giocatori. La tensione della partita era qualcosa di fuori di testa per me, nonostante dopo il terzo giorno fossi molto stanco, prima di entrare in campo, l'adrenalina non mi faceva sentire la fatica. Ho sempre cercato di dare il massimo, purtroppo riuscendo a gestire poco bene le mie energie e talvolta il mio nervosismo, che comunque con l'aiuto del gruppo son riuscito sempre a controllare. La cosa più bella che mi porto a casa e che mi mancava di più è comprendere l'importanza del gioco di squadra, se si collabora bene si riescono a ottenere ottimi risultati. Questo non solo nel gioco, cercherò di portarlo avanti anche nella vita.