OGGI IL PATROCINIO DI SAN PANTALEONE

La Festa Cittadina e Diocesana del Patrono, San Pantaleone (275/78-305), mi suggerisce di allargare lo sguardo a un fatto di valore culturale e religioso nello stesso tempo. Il riferimento è a un libro: “Peter von Steinitz, Pantaleone, il Medico, pagine 294, Napoli 2009”.
Il mio vuole essere un semplice contributo per superare la coscienza che il Santo nostro Patrono sia solo un elemento della nostra tradizione cremasca.
L'autore è il parroco della Chiesa di San Pantaleone, a Colonia, la grande e bella città sul Reno, in Germania. Egli aveva precedentemente offerto ai parrocchiani una Novena, ricca di richiami storici e religiosi, presentando le nove virtù del Santo Martire: libertà, carità, lavoro, purezza di cuore, fede, forza nella prova, comunicazione della fede, la fedeltà alla grazia, il misericordioso.
In seguito, nel 2004 in tedesco, la traduzione italiana nel 2009, pubblicava il “romanzo storico” su San Pantaleone: da studioso di storia e con vocazione letteraria, traduceva in un testo di tipo narrativo, quindi con punti fermi storici e il necessario corollario di carattere inventivo.
Nel contesto storico della fine del III sec. e l'inizio del IV, l'autore stabilisce, per scelta personale, la data di nascita di San Pantaleone, l'anno 278; mentre è rispettoso della data tradizionale e documentata dai testi antichi, greci e latini, del giorno del suo Martirio, 27 luglio 305.
A Crema la celebrazione avviene il 10 giugno, come dettano chiaramente gli Statuti della Magnifica Communitas Cremae, degli anni 1484, 1536, 1723, a ricordo dell'apparizione del Santo, che liberò la città dalla peste il 10 giugno 1361.
Pantaleone era stato vittima della persecuzione di Diocleziano, iniziata nel febbraio 303 e continuata con maggiore violenza dal successore, Galerio Massimiano, dopo che il primo maggio 305, Diocleziano aveva abdicato.
Il Santo era stato medico nel Palazzo Imperiale di Nicomedia, la nuova capitale dell'impero, scelta da Diocleziano, dopo l'abbandono di Roma nel 285. Di educazione pagana, per volontà del padre, Eustorgio, ma con esempi di vita cristiana da parte della madre Eucuba/Eubula; istruito in seguito nella verità cristiana dal sacerdote Ermolao e incoraggiato dalla testimonianza del vescovo di Nicomedia, Antimo, morto martire, Pantaleone ricevette il Battesimo.
Da cristiano, scelse l'esercizio della carità, facendo parte del gruppo di medici anargiri, cioè prestatori di opera professionale senza pagamento. L'altro gruppo, i filargiri, non accettando la sconfitta morale ed economica, l'accusarono di fronte all'imperatore per la sua fede cristiana.
Di qui il processo e la condanna, con il seguito dei supplizi: l'eculeo, le fiaccole, la caldaia di olio bollente, il tentativo di annegamento, la damnatio ad bestias, la ruota e infine la decapitazione.
Il culto per il martire, nella Chiesa Orientale, si sviluppò soprattutto nella nuova capitale di Costantinopoli e si diffuse in Italia, quindi in Europa nel periodo dell'Iconoclastia, fanatismo distruttivo di immagini sacre o icone, legalizzato da vari imperatori dal 725 all'843; nel lungo periodo i Monaci Greci, espulsi da Bisanzio/Costantinopoli e ospitati nei Monasteri d'Occidente, portarono con sé immagini e forme devozionali, che diffusero nelle popolazioni.
Terminata la persecuzione, l'11 marzo 843, ad opera dell'imperatrice reggente Teodora, rifiorì il culto dei Santi, che dura tuttora nella tradizione cristiana ortodossa: l'iconostasi, muro di separazione fra i fedeli e il sacerdote, e la molteplicità di icone nelle loro chiese restano il segno di una rinascita liturgica e religiosa che non è terminata.
Possiamo ricordare alcuni luoghi d'Oriente dove San Pantaleone è particolarmente venerato: Atene, Monte Athos, Monastero di Santa Caterina del Sinai, Skopye/Nerezy (Macedonia); in Italia: Crema, Ravello, dove è custodito il Sangue, Vallo della Lucania, Miglianico, Courmayeur, Ponteranica, Scanzorosciate, Averara, Nosadello.
In Oriente è ricordato sempre come “Panteleimone”, cioè il misericordioso, il nome nuovo dato da una voce celeste al momento del Martirio, inoltre è sempre chiamato “megalomartus”, il grande martire.
Siamo di fronte a un romanzo storico? L'essenziale racconto storico è notevolmente arricchito da personaggi di invenzione e da dialoghi, in parte veri e in gran parte verisimili. La cornice storico-narrativa, pur con apporti di fantasia e con scrittura sciolta, giunge a far uscire dalla zona d'ombra storica la figura viva e tipica di un Santo e di un Cristianesimo che si stava affermando, pur in tempo di persecuzione e di crisi: il passaggio dal Paganesimo al Cristianesimo avverrà con l'Editto di Costantino e Licinio, dato a Milano nel febbraio 313.
Il libro di Steinitz è un apporto significativo, in un intreccio fra storia e fantasia, fra realtà personale del Martire e la realtà sociale dell'impero in decadenza. Sulle rovine di un Paganesimo, che si ergeva come anima della storia, si afferma la figura di San Pantaleone Martire, che annuncia la novità del Cristianesimo.

don Giuseppe degli Agosti