HOSPICE – ANCOR PIÙ ACCOGLIENTE

Inaugurato, sabato mattina, l'atrio-soggiorno dell'Hospice, nell'Idr di via Kennedy della Fondazione Benefattori Cremaschi.
Presenti, oltre ai vertici della Fbc e ai responsabili dell'Associazione Cure Palliative “Alfio Privitera'' – che ha promosso il progetto e coordinato la realizzazione – medici, psicologi, infermieri che operano nel reparto e i volontari che li affiancano, ma anche un gruppo di studenti.
Lo spazio, prima piuttosto anonimo e tetro, è stato reso dall'estro di tre giovani ex studenti del liceo artistico Munari di Crema, ora iscritti all'Accademia di Brera e alla Carrara di Bergamo – Andrea Bocchi, Laura Baffi e Michela Zanini – più arioso, sereno e accogliente. Avendo decorato le pareti con la tecnica strike, creando con campiture sempre sfumate e leggere un bosco sopraelevato, “che invita il visitatore ad andare oltre la situazione, dando l'idea di benessere”, come spiegato dal portavoce del gruppo.
Nel portare il saluto della città, il sindaco Stefania Bonaldi ha espresso la riconoscenza della comunità nei confronti di questo “importante servizio, che da 10 anni viene offerto dalla sinergia di due eccellenze: la Fondazione Benefattori Cremaschi e l'Associazione Cure Palliative Alfio Privitera”.
“Chi ha avuto occasione di rapportarsi all'hospice – ha sottolineato – attesta l'elevata competenza e umanità, di grandissimo supporto in momenti non facili.”
E ha rivolto un sentito ringraziamento a tutti gli operatori del reparto e i volontari per la dedizione con cui si prodigano.
Gratitudine ribadita anche dal presidente della Fbc, Paolo Bertoluzzi, che l'ha estesa anche all'associazione che ha voluto la riorganizzazione di questo spazio e a chi l'ha materialmente realizzata: “Vorremmo che diventi un luogo simbolo della miglior convivenza pazienti e familiari, che qui trovano nei medici, psicologi, infermieri, volontari e anche don Simone – ha sottolineato – tanto cuore e passione, oltre a professionalità”.
Da parte sua Ermete Aiello, presidente dell'Associazione Cure Palliative, ha evidenziato come la stessa sia “patrimonio dell'intera comunità”. L'attività dei suoi volontari, ha riferito, è tanto apprezzata da “essere risultata a livello provinciale la prima destinataria del 5×1000”. E nel definire la proposta di trasformare questo atrio in soggiorno una “felicissima intuizione del direttivo”, che ha voluto rendere “più confortevole questo spazio in cui pazienti, familiari e anche bambini si possono trovare nel momento dell'accompagnamento finale, perché la morte è l'ultimo momento di vita, da vivere fino in fondo”. E ha citato la descrizione della morte del principe Salina, nel Gattopardo, che gli va incontro con le sembianze di una giovane donna, bellissima, e quando lo ha raggiunto “il fragore del mare si placò del tutto”.
Ospite d'eccezione il dottor Luciano Orsi, che ha avviato le cure palliative all'Ospedale di Crema, definito da Ombretta Yetta Clarke – dell'associazione e coordinatrice e anima del progetto – “nostro guru e fondatore”, ora direttore del dipartimento Cure Palliative dell'Ats di Mantova e socio fondatore della Commissione di Bioetica della Società di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva. Il quale, nel congratularsi per “questo compimento del percorso avviato 10 anni fa”, ha rivolto il pensiero al fondatore dell'Associazione “Alfio Previtera”, recentemente deceduto, Guido Torriani: “la sua visione di integrare le forze presenti sul territorio – associazione, ospedale e Fbc che aveva aperto l'hospice – è l'unico modo per far marciare bene le cose. Ed è così che bisogna proseguire”.
La curatrice del progetto ha poi tenuto a ribadire lo “stretto legame del mondo della scuola con quello della sofferenza”, attraverso l'associazione, che da qualche anno collabora con l'istituto di agraria Stanga, che porta e cura le piante che abbelliscono il cortile dell'hospice; lo Sraffa per l'allestimento del buffet in questa come in altre occasioni, e il Munari, con il prof. Gianni Macalli – presente con la classe 3a del Figurativo – che l'anno prossimo continuerà il progetto “La bellezza della vita”, ha annunciato, decorando le porte di altre due delle 14 stanze dell'hospice.
Particolarmente incisivo l'intervento di don Emilio Lingiardi, parroco del Duomo ma presenza quotidiana nella struttura, il quale richiamando gli orrori visti nel suo recente viaggio in Turchia, riprendendo una frase del principe Miskin ne L'idiota di Dostoevskij – “solo la bellezza salverà il mondo” – ha sottolineato come “anche nella distruzione e sofferenza c'è la bellezza della solidarietà”. Così qui all'hospice, nella sofferenza si vede la bellezza dei cuori dei volontari, del personale… segni della speranza di passare dalla sofferenza alla Salvezza”.
Cui è seguita la testimonianza di Mariangela Bertolotti, a nome di tutti gli operatori del reparto, per i quali “il lavoro con i malati e loro familiari è un'esperienza unica, di arricchimento”.
Dopo la proiezione di un video che ha illustrato le fasi del lavoro, l'inaugurazione s'è conclusa in cortile, sotto l'installazione artistica di Giambattista Omacini, rappresentante “la vita appesa a un filo”, con la riproduzione di uova che sono simbolo di “rinascita”, liberando alcuni palloncini bianchi, volati nell'immensità del cielo come coloro che han già terminato la loro vita terrena.