70 ANNI DELLA REPUBBLICA

Celebrata ieri, anche a Crema, la Festa della Repubblica.
Secondo il consueto programma, rappresentanti delle istituzioni – parlamentare Franco Bordo, sindaco Stefania Bonaldi e alcuni componenti la sua Giunta e del consiglio comunale, il consigliere provinciale Gianluca Savoldi – delle forze dell'ordine e delle associazioni combattentistiche e d'arma, si son radunati alle 9.30 in piazzale Rimembranze per l'alzabandiera e la deposizione della corona d'alloro al monumento dedicato ai caduti, con esecuzione dell'Inno degli Italiani da parte d'una ventina di elementi della Banda della città. In corteo i convenuti han poi sfilato per piazza Garibaldi e via Mazzini, accompagnati dalle musiche del medesimo corpo bandistico “Giuseppe Verdi” di Ombriano, raggiungendo la Cattedrale, per partecipare alla Santa Messa celebrata dal parroco don Emilio Lingiardi. Il quale, rientrato da poco dalla Siria, nell'omelia ha reso compartecipe l'assemblea degli orrori che ha visto o di cui ha avuto testimonianza diretta. Tuonando contro l'inaccettabile “contraddizione tra l'articolo 10 della Costituzione italiana”, nel quale il nostro Paese rifiuta la guerra come strumento di risoluzione dei problemi internazionali, e la realtà quotidiana: con l'Italia che, al pari di tutti gli altri Paesi, pratica il commercio delle armi, piazzandosi al quarto posto nel mondo.
Sulle note della canzone del Piave è stata poi deposta una corona d'alloro anche sotto il famedio, dove – in occasione del 70° della Repubblica – è stata scoperta una lapide con la scritta che “la città di crema grata ricorda l'eroica volontà di liberazione dall'oppressione nazifascista dei suoi cittadini costituenti il Comitato di liberazione di Crema a tre cittadini che hanno costituito il Comitato di Liberazione di Crema: Giovanni Valcarenghi Lodovico Benvenuti e Mario Perolini”.

IL DISCORSO DEL SINDACO

“Perdonate se inizio il mio intervento parlando di Sara, la ragazza barbaramente uccisa dal suo fidanzato pochi giorni fa a Roma, con la stessa crudeltà con cui molti resistenti vennero trucidati durante la guerra di liberazione. Come se il tempo da allora si fosse fermato, come se le donne fossero ancora immerse in un perenne paesaggio in bianco e nero. Non possiamo più permetterlo, perché chi ci ha regalato la Costituzione aveva chiaro che non era più possibile separare i diritti, attribuendoli solo al genere maschile. Lo sapeva anche chi era morto perché il nostro paese diventasse definitivamente libero dal fascismo. C'erano anche tante donne tra le file dei resistenti, e il loro sangue era indistinguibile da quello degli uomini.
Proprio come omaggio a Sara, a questa figlia che non diventerà adulta, vorrei ricordare che almeno la metà dei quasi 24 milioni di cittadini italiani che il 2 giugno 1946 andarono a votare, erano donne. Pochi mesi prima, infatti, su proposta di Palmiro Togliatti e Alcide De Gasperi, era stato introdotto in Italia il suffragio universale, con Decreto Legislativo Luogotenenziale n. 23 del 1° febbraio 1945, 'Estensione alle donne del diritto di voto'.
Siamo uguali agli uomini quanto a diritti politici, noi donne, ma evidentemente ancora troppi uomini pretendono di stabilire la loro signoria sulle nostre vite, ma non diventeremo mai una vera Repubblica fino a quando non riusciremo a dare alle donne italiane il diritto di amare chi vogliono senza correre il rischio di essere bruciate vive, come accadeva alle streghe nei secoli bui. Oggi, a distanza di 70 anni esatti dal referendum, come donna sento di dovere di ricordare che la Repubblica è nata anche grazie al protagonismo delle italiane, che da allora, per fortuna, non si sono mai fermate, sebbene mai vi sia stato sinora un Presidente della Repubblica o del Consiglio donna.
Due giorni fa, con un momento istituzionale in Sala degli Ostaggi, abbiamo donato la Costituzione a 204 diciottenni di Crema. Ragazzi dai quali ci aspettiamo che trasformino la Carta costituzionale in un programma di vita. Gli stessi ragazzi cui il prof. Filippo Pizzolato, nel corso di uno degli incontri che abbiamo previsto per loro, aveva spiegato che: 'La Costituzione è una regola che il popolo si dà quando è sobrio, per il tempo in cui sarà ubriaco'.
Oggi celebriamo lo spirito di quei tempi, anche scoprendo questa lapide, in memoria di tre cremaschi cui dobbiamo grande riconoscenza. Fondarono il Comitato Nazionale di Liberazione di Crema, esattamente il 3 dicembre 1944, proiettando il nostro territorio nel cuore di un'epopea indimenticabile. Lodovico Benvenuti, che sarà padre costituente, Giovanni Valcarenghi e Mario Perolini. Un democratico cristiano, un comunista, un socialista. Non potevano essere così diversi, ma annullarono ogni diversità asservendosi ad un valore superiore, creando un fronte unico antifascista, risoluto e organizzato, superando, nella dialettica e nel confronto, particolarismi, differenze e tentazioni di divisione. Dobbiamo anche a loro i passi che portarono alla nostra meravigliosa Costituzione, che forse richiede alcuni adeguamenti che la rendano più aderente ai tempi e alle mutate condizioni sociali, economiche e civili del Paese, ma rimane in grado di tenerci saldamente per mano mentre camminiamo verso le nuove sfide, compresa quella di accogliere chi cerca speranza nella nostra terra.
Regalando la Costituzione ai diciottenni di Crema li ho invitati a scorrere le sue pagine, magari una alla volta, articolo per articolo. Ai giovani, ma ad ogni cittadino, vecchio e nuovo, il compito di apprendere ciò che la Costituzione contiene, di farne memoria e di difenderlo con l'onestà e l'impegno.
Lodovico Benvenuti, Mario Perolini, Giovanni Valcarenghi, insieme a tante persone comuni, seppero andare oltre la loro identità, costruendone una che le sommasse tutte, anche quelle degli italiani che dovevano ancora nascere e che dovranno ancora nascere, perché lo spirito con cui si applicarono era quello del sogno, dell'ideale, dell'interesse collettivo. Lo spirito dei costruttori sapienti, che seppero usare ogni pietra disponibile per costruire la nostra casa comune.
Viva l'Italia e viva la nostra casa comune, che poggia le sue fondamenta sulla nostra Costituzione, e viva tutte le persone di buona volontà che quella casa difendono tutti i giorni con le proprie fatiche.”