I PRIMI CANDIDATI DIACONI DELLA DIOCESI

Finalmente anche nella diocesi di Crema inizia l'esperienza del diaconato permanente. Dopo anni di discussioni e preparazione, sabato scorso, vigilia di Pentecoste, nella veglia di preghiera sono stati ammessi tra i candidati all'ordinazione diaconale due padri di famiglia che inizieranno l'ultimo tratto di preparazione. Sono Antonino Andronico della parrocchia di San Bernardino e Alessandro Benzi della parrocchia di San Benedetto.
Molto bella la celebrazione che ha visto i due candidati accompagnati dalle mogli e dai figli, affermare davanti al vescovo Oscar il loro “Eccomi”. Alle spose mons. Cantoni ha chiesto: “Voi mogli di questi aspiranti al diaconato, acconsentite che il vostro sposo intraprenda il cammino verso l'ordine diaconale per il servizio della comunità cristiana?” Ambedue hanno risposto un “Sì acconsento” molto convinto.
La veglia di preghiera si è svolta celebrando le “albe” della salvezza (momenti di ascolto della Parola di Dio, seguita da riflessione e da un canto, guidato dalla corale della parrocchia di San Benedetto): l'alba della creazione, l'alba dell'alleanza, l'alba della Risurrezione, l'alba della Pentecoste.
È seguito il rito di ammissione di Antonino e Alessandro all'ordine del diaconato che si è concluso con la benedizione finale.
Prima del rito, il vescovo Oscar ne ha spiegato il significato con le seguenti parole:

L'OMELIA DEL VESCOVO OSCAR
Questa sera la nostra veglia è caratterizzata dalle “quattro albe”, durante le quali Dio per amore ha creato il mondo e continuamente lo ricrea, infondendo sempre più nuova luce e forza perché l'uomo prosegua il suo cammino nella storia, segnata dalla vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte, e la Chiesa avanzi nella sua peregrinazione verso la pienezza del Regno.
Lo Spirito di Dio è Colui che ricomincia sempre, non esaurisce i suoi doni e apre nuove strade nella sua inesauribile creatività. L'alba è sempre segno di nuova vita, donata alla Chiesa dallo Spirito di Dio, che la rallegra con la molteplicità e la varietà dei suoi doni, così che essa può presentarsi come il luogo dell'unità e mai della uniformità, dove gli uni hanno bisogno degli altri e nessuno può esimersi dal dono ricevuto. “Tutti siamo chiamati ad essere persone-anfore per dare da bere agli altri.(EG 86) .Mentre noi siamo riuniti, in questo cenacolo di preghiera, come gli apostoli con Maria, in attesa della Pentecoste, riceviamo questa sera un nuovo dono dello Spirito attraverso la disponibilità di due uomini, Alessandro e Antonino, che intendono prepararsi a ricevere il Diaconato permanente.
Oggi si realizza l'ardente desiderio di offrire anche alla nostra Chiesa la possibilità di disporre di uomini (celibi e sposati) che, senza rinunciare alla loro vita familiare e professionale, si inseriscono al servizio della Comunità cristiana, collaborando direttamente col vescovo e con i pastori, in compiti che verranno loro assegnati, a livello diocesano e parrocchiale, a servizio dell'evangelizzazione, della liturgia e della carità.
L'introduzione del Diaconato permanente nella nostra diocesi è
un momento tanto a lungo atteso, per il quale abbiamo coinvolto, in varie occasioni, l'intero popolo di Dio, presentandolo come una scelta invocata nella preghiera, nelle nostre comunità parrocchiali.
Anche la domanda di ammissione al Diaconato contribuisce a rendere ancora più evidente l'immagine di una Chiesa sinodale, la nostra, dove tutti i battezzati sono responsabili e in cui ogni membro svolge un ruolo preciso, a partire dai doni ricevuti.
“Ciascun battezzato, qualunque sia la sua funzione nella Chiesa e il grado di istruzione della sua fede, è un soggetto attivo di evangelizzazione e sarebbe inadeguato pensare ad uno schema portato avanti da attori qualificati in cui il resto del popolo fedele fosse solamente recettivo delle loro azioni” (EG 120).
E' tutto il popolo di Dio, infatti, che evangelizza.
I Sacerdoti e i Diaconi, quindi, non sono dei “tutto fare” nelle Comunità, né possono essere adibiti a compiti di supplenza: tutti i discepoli del Signore (uomini e donne, di ogni età) hanno un loro spazio di presenza, di azione e di testimonianza, dentro le comunità ecclesiali e soprattutto all'esterno, nei diversi ambienti di vita, dove i laici sono chiamati a testimoniare l'umanesimo cristiano, che costituisce una proposta di senso nella nostra società, disorientata e confusa per il clima multiculturale e multi religioso che la connota. Nessuno, allora, può mai sottrarsi all'impegno di evangelizzazione, perché è proprio di tutto il popolo di Dio, che in virtù del Battesimo è un popolo sacerdotale, profetico e regale.
Certamente né i Sacerdoti né i Diaconi considerano il loro ministero come una conquista sociale o una promozione. “Nella Chiesa, infatti, le funzioni “non danno luogo alla superiorità degli uni sugli altri” (EG 104). La potestà sacerdotale si manifesta per la sua funzione specifica all'interno del popolo di Dio, ma non garantisce una maggiore dignità e nemmeno assicura la santità, che è, sì, dono di Dio, ma che richiede un impegno personale di vita, dal momento che, come ci ricorda il Vangelo,”a chi più è stato dato, più sarà chiesto!”
Il Presbiterato è posto nella Chiesa per essere segno di Cristo Capo, Sposo e Pastore, che si consegna nell'Eucaristia per la vita del mondo.
Il Diaconato, invece, svolge nella Chiesa il compito di ripresentare Cristo, come servo del Padre e dei fratelli, perché la Chiesa stessa, e in essa tutti i battezzati, diventi serva dell'umanità. La via di un amore umile e servizievole implica l'effettiva sollecitudine per il bene delle persone, dei poveri soprattutto, di quelli che la società facilmente scarta e relega all'ultimo posto: un compito che è di tutti e non solo dei Diaconi!
Il Diaconato assume così un compito profetico: quello di richiamare a tutti i battezzati, con immediatezza, l'immagine di una Chiesa povera e serva, che non ha paura di sporcarsi le mani per sanare le ferite dei fratelli, che si china sui deboli e sui poveri, che avanza nello stile della misericordia, quello a cui ci richiama costantemente Papa Francesco, e che non deve essere dimenticato una volta concluso l'Anno Santo, perché la misericordia è la forma permanente della Chiesa stessa.
Ringraziamo quindi il Signore che ci dona la possibilità di avere tra qualche anno, anche a Crema, ultima tra le chiese di Lombardia ad istituire i diaconi, il diaconato permanente, mentre lo supplichiamo perché ciascun cristiano maturi la sua vocazione, che è sempre dono e impegno a vantaggio di tutto il corpo di Cristo, che è la Chiesa, per la salvezza del mondo.

INTERVISTA AI DUE CANDIDATI
Abbiamo chiedo ai due candidati di esprimerci i loro sentimenti.
Alessandro e Antonino, siete i due primi candidati al diaconato della diocesi di Crema. Come è nata in voi questa vera e propria vocazione?
“Non siamo noi ad aver iniziato questo cammino, ma una voce interiore che dal di dentro di noi stessi da diversi anni dolcemente ci conduce nella verità del grande dono della fede in Gesù. Questa voce che ci attira a sé proviene da lontano ed è dentro le nostre vite, segnate da significative esperienze. Chi sperimenta la presenza di Gesù nella propria vita non può restare indifferente al suo richiamo, non può tacere. Queste parole di vita eterna meritano di risuonare di fronte all'inutile vociare della quotidianità odierna, perché diano senso a un mondo sempre più ripiegato su se stesso e affamato di valori veri.”
E cosa significa per voi diventare diaconi?
“Il diacono, ministro ordinato per il servizio della parola e della carità, collabora col Vescovo nell'annunciare il Vangelo e nel servizio particolare di cui è incaricato.
È però un ministro che vive la società dal di dentro e quindi meglio di chiunque altro, assistito dalla grazia dello Spirito Santo, può veicolare il messaggio evangelico nelle cosiddette periferie umane, che non sono soltanto luoghi spaziali, ma luoghi esistenziali. Ecco allora che il diacono permanente – a differenza di quello transeunte – risponde alla propria vocazione con una missione che innanzitutto è immersa nella famiglia in cui vive il ruolo di marito e di padre. Poi vive poi la propria missione nell'ambito lavorativo che gli è proprio e nella comunità sociale in cui abita. Entro queste realtà, con l'aggiunta del servizio liturgico e di quello specifico demandatogli dal Vescovo, il diacono permanente si manifesta con uno stile proprio che non lo fa un laico super o un mezzo prete, ma un ministro al servizio della Paola.”
Il matrimonio è una marcia in più?
“Il diacono sposato vive la grande grazia del sacramento matrimoniale e l'esperienza dell'amore coniugale e della famiglia che costituiscono patrimonio prezioso per rivolgersi a chi è in cammino al nostro pari e vive le medesime esperienze familiari e lavorative. Anche in ciò sta la forza di un ministero che a nostro avviso va riscoperto e incentivato. È forse più attuale di quanto si possa immaginare.”
Cosa chiedete alla comunità cristiana?
“Chiediamo ogni preghiera utile perché il disegno di Dio in noi giunga a felice compimento.”
Lo promettiamo. E tanti auguri!

IL CURRICULUM DEI DUE CANDIDATI
Alessandro Benzi, 44 anni dell'Unità Pastorale di San Benedetto e San Pietro, sposato e con due figli, impiegato di banca. È cresciuto all'oratorio di San Benedetto, tra esperienze di grest come educatore, campi estivi e grandi amicizie.
Nel 2005 un evento, vissuto con forte partecipazione, l'ha invitato a riconsiderare il proprio percorso di fede e da quel momento, ha ricominciato a vivere in modo più attivo la presenza nella Chiesa; ha iniziato dal catechismo dei bambini, ha vissuto l'esperienza con gli ammalati e i pellegrinaggi dell'Unitalsi, si è iscritto all'Istituto di Scienze Religiose, ha fatto volontariato presso una casa di riposo, sempre con l'aiuto e la presenza discreta della famiglia che lo ha accompagnato e spronato con pazienza e amore.

Antonino Ennio Andronico, nato a Bergamo nel 1972, è cresciuto a Torre Boldone (BG) dove ha frequentato la parrocchia di San Martino e l'oratorio. È stato per diversi anni catechista dei ragazzi della Cresima e del dopo Cresima e animatore di gruppi. Nel 1997 si laurea in Giurisprudenza, nel 2000 consegue l'abilitazione all'esercizio della professione forense. È avvocato cassazionista del foro di Bergamo, nell'ottobre del 2000 il CSM lo nomina Vice procuratore onorario della Repubblica a Crema. Nel 2007 si sposa con Obbizia Fusari e dal matrimonio nascono Federico e Michele. Nel 2013 è vice procuratore presso la Procura di Cremona e dal 2015 su sua richiesta il CSM lo destina vice procuratore alla Procura di Lodi. A seguito del matrimonio è attivo nella parrocchia di San Bernardino come membro del consiglio di amministrazione della scuola materna paritaria, membro del Cpp, membro del consiglio pastorale diocesano. Frequenta l'ISSR quale uditore di diversi corsi teologici.

CHI SONO I DIACONI?

“In un grado inferiore della gerarchia stanno i diaconi, ai quali sono imposte le mani non per il sacerdozio, ma per il ministero. Infatti, sostenuti dalla grazia sacramentale, nel ministero della liturgia, della predicazione e della carità, servono il popolo di Dio, in comunione con il vescovo e con i suoi sacerdoti” (Lume Gentium 29).
Il diacono partecipa dell'unico e triplice ufficio di Cristo: “È maestro in quanto proclama e illustra la Parola di Dio; è santificatore in quanto amministra il sacramento del Battesimo, dell'Eucaristia… è guida in quanto è animatore di comunità o settori della vita ecclesiale” (Giovanni Paolo Il, Allocuzione ai diaconi, 1985)

CHE FANNO I DIACONI?
– Il diacono annuncia autorevolmente la Parola di Dio in molti modi: proclama il Vangelo nelle celebrazioni liturgiche, ha la facoltà di tenere l'omelia e di presiedere le celebrazioni della Parola di Dio.
– Esercita un ministero particolare nella liturgia: “È ufficio del diacono amministrare solennemente il Battesimo, distribuire l'Eucaristia, in nome della Chiesa assistere e benedire il matrimonio, portare il Viatico ai malati, amministrare i sacramentali, e presiedere il rito funebre” (Lumen gentium 29).
– Nel ministero della carità il diacono trova una modalità singolare per configurarsi più strettamente a Cristo servo, rendendosi disponibile a servire la comunità nei compiti suggeriti a lui dal Vescovo, e facendosi prossimo alle molteplici necessità spirituali e materiali della persone.

COS'È LA VOCAZIONE
AL DIACONATO?
“Non è semplice momento di organizzazione dei servizi ecclesiali, ma procede da Dio come avvenimento di grazia, che interpella il singolo soggetto e insieme suppone e domanda un cammino di fede da parte dell'intera comunità” (CEI, I diaconi permanenti nella Chiesa in Italia, 1993)

COME SI RICONOSCE?
– Nello spirito di servizio, che si manifesta nei gesti e comportamenti della vita quotidiana, in una generosa e intelligente disponibilità – senso ecclesiale: la consapevolezza di far parte della Chiesa diocesana, disponibilità alla collaborazione, a un servizio organico, inserito in una pastorale d'insieme
– nella vita di preghiera, come colloquio e comunione con Dio, momento di discernimento della sua volontà, ascolto docile dello Spirito Santo, intercessione per le persone
– nell'apertura al dialogo: capacità di ascolto e di accoglienza delle persone, di attenzione alle loro esigenze; una comunicazione matura e serena.

COME SI DIVENTA DIACONI?
Il primo riconoscimento dei segni di una chiamata al diaconato avviene in genere nell'ambito della comunità. Sarà poi il parroco a operare il discernimento e a presentare al Vescovo la richiesta di ammissione al cammino formativo della persona interessata.
Il cammino formativo
È preceduto da un anno propedeutico, che si conclude con uno scrutinio per accedere al Rito di ammissione tra i candidati al diaconato. Il tempo della formazione è scandito da progressivi passaggi: il conferimento dei ministeri del Lettorato e dell'Accolitato. È richiesta di norma la “laurea magistrale in Scienze Religiose” presso l'Istituto Superiore di Scienze Religiose.