STAMATTINA ABBASSATO IL CAMPANONE

Questa mattina dalle 6.30 alle 7.30 con un'operazione delicatissima e perfetta è stata abbassato il “campanone” dalla cella campanaria nella piazza duomo. Momento storico per la nostra cattedrale. Caricato sul furgone della ditta Sabbadini, è ora in viaggio verso la fonderia Grassmajr di Innsbruk, dove dovrà essere riparato. Presenta infatti pericolose crepe.
La grande campana di 1,3 tonnellate è stata tolta dalla cella campanaria usando una serie di paranchi: posata su lastre d'acciaio è stata fatta scivolare su rulli predisposti per l'operazione, fin su una sorta di “balconata” dell'impalcatura che fascia il duomo. Qui una gru l'ha agganciata ed è stata lentamente alzata e posata a terra. Operazione delicatissima e, nello stesso tempo, quasi “facile”, data la professionalità di tutti gli operatori. Ed è stato bellissimo vedere come il celeberrimo “campanone” settecentesco che ha sorpreso persino Napoleone, con le rughe del tempo, scendesse lento lento nella piazza. con tanta facilità! Complimenti! Tornerà a Crema fra un mese e a San Pantaleone potrebbe farci di nuovo sentire il suo mirabile suono.
Al termine dei restauri della cattedrale, nel 2014, ci si è accorti che la campana maggiore, il cosiddetto “campanone”, presentava due pericolose crepe. Fuso da Domenico Crespi nel 1753, suona la nota musicale Re/bemolle, ha un diametro di 1 metro e 320 mm, un peso di 1.380 Kg ed è stato una “gloria” della città: di fronte al suo rintocco si fermò ammirato lo stesso Napoleone Bonaparte.
Bisognava intervenire. Il delicatissimo intervento (che si rende necessario una volta ogni qualche secolo!) è stato affidato alla ditta Sabbadini Campane di Fontanella che si avvale della collaborazione della fonderia Grassmajr di Innsbruk.
“Il danno e l'usura sono seri – scrive Sabbadini nella relazione – tant'è che si propone il restauro integrale dello strumento tramite la riparazione delle rotture che ne pregiudicano la corretta funzionalità in sicurezza, ma anche il riporto dei punti di battuta usurati così da ristabilire la più concreta funzionalità della campana ora e nei secoli a venire. Un'operazione del genere non è affrontabile in loco: è fondamentale operare in un ambiente adatto, sia dal punto di vista tecnico, ma anche sotto il punto di vista della sicurezza stessa degli operatori, dovendo necessariamente lavorare con molta precisione e portare alla giusta temperatura di riparazione la campana stessa.”
Riscaldandola infatti a temperatura adeguata, si potrà procedere alle riparazioni le quali dovranno essere eseguite con la massima cautela. Di seguito si procederà con la finitura in modo che anche l'aspetto visivo sia curato in ogni dettaglio. Non mancherà l'analisi del profilo acustico per verificare i miglioramenti che si sono conseguiti con il processo di riparazione. Non mancheranno la pulitura, la spazzolatura e la verniciatura del telaio di sostegno della campana, dei ceppi e delle ruote.
Operazione delicata e complessa è stato lo spostamento del “campanone”. L'intervento è stato curato dall'ing. Giovanni Plizzari. La soluzione ipotizzata per portare a terra la campana (che ha un diametro di circa 130 cm e un'altezza di 130 cm) è stata quella di farla uscire dalla trifora della parete ovest della cella campanaria e successivamente di portarla al suolo con l'utilizzo di un'autogru. Poiché il diametro e l'altezza della campana sono superiori alla luce tra le colonne della trifora, si è rimossa temporaneamente una coppia di colonne per consentire il passaggio della campana. Una volta eseguiti gli interventi di manutenzione sul “campanone” (della durata di un
Come si diceva il procedimento è stato complesso dal punto di vista statico. “Prima della rimozione della colonna – afferma l'ing. Plizzari – è stato necessario trasferire il carico proveniente dalla parte di campanile al di sopra della cella campanaria, alla struttura portante sottostante (i quattro pilastri d'angolo) attraverso l'arco in muratura presente tra i pilastri d'angolo del fronte ovest. Tale operazione è avvenuta evitando (o limitando al minimo) le deformazioni della muratura soprastante la trifora, in modo da poter ripristinare successivamente la coppia di colonne nella loro posizione originaria. Si noti che le colonne della trifora sono caricate, oltre che dal peso proprio, dal solo carico dei piccoli archi in muratura soprastanti e della porzione di muro compresa tra questi e l'arco principale.”
Per il trasferimento temporaneo dei carichi soprastanti la coppia di colonne da rimuovere e per evitare i possibili cedimenti nel momento in cui vengono rimosse le colonne, sono state realizzate murature provvisorie in mattoni per tamponare lo spazio tra i pilastri d'angolo della cella campanaria e l'arco in muratura che li collega e per tamponare gli archi della trifora. Tra le strutture esistenti e le murature provvisorie sono state inserite delle tavole in legno per separare quest'ultime dalle strutture esistenti, in modo da facilitare la completa rimozione di tutti gli elementi aggiunti al termine dei lavori.
Inoltre, per poter rimuovere e posizionare la campana, del peso di 1.380 kg, è stato necessario creare un piano di lavoro con cinque travi di acciaio che ha consentito di appoggiarla nel momento in cui verrà calata dalla sua posizione e trasportarla verso l'esterno della torre attraverso l'apertura creata nella trifora.
Al rientro del “campanone” restaurato nella cella campanaria si ripristineranno le due colonne rimosse e si demoliranno tutte le strutture provvisorie. Da quel giorno sentiremo di nuovo il magico, rinnovato rintocco della campana “madre” della diocesi.