ACQUA PUBBLICA – REFERENDUM TRADITO

“I movimenti per l'acqua pubblica – rammenta il parlamentare cremasco Franco bordo – avevano fatto più volte pressione su deputati e senatori affinché prendessero in esame il disegno di legge di iniziativa popolare sulla pubblicizzazione della gestione dell'acqua fatto proprio dall'intergruppo parlamentare composto da deputati Pd, Sel-Sinistra Italiana e M5s.”
Il testo in questione, fa osservare, prevedeva l'affidamento del servizio idrico esclusivamente a enti di diritto pubblico controllati dallo Stato.
“Mercoledì però l'aula di Montecitorio ha approvato un testo che tradisce la volontà popolare del referendum del 2011 – sottolinea indignato – in cui si prevede che la gestione non sarà più obbligatoriamente pubblica, ma lo sarà soltanto 'in via prioritaria'. Un sistema che, ancora una volta, permette l'apertura ai privati e di conseguenza al profitto, nella gestione di un bene comune come l'acqua.
“Noi deputati di Sinistra Italiana – fa sapere – abbiamo protestato con forza contro l'arroganza e la mancanza di rispetto verso i cittadini della maggioranza. Che il governo non avesse alcuna intenzione di assecondare la volontà politica espressa con il voto referendario del 2011 era già emersa con il decreto Sblocca Italia del 2014, il cui mantra è concentrare la gestione in mano a pochi soggetti e per forza di cose molto strutturati (leggasi multinazionali e grandi multiutility).”
Ed ecco l'affondo dell'onorevole Bordo: “Altro che fuori il profitto dalla gestione dell'acqua, come recita uno slogan dei comitati. Questi ultimi ci ricordano il richiamo del presidente del Consiglio all'epoca del voto referendario: 'Niente giochini come in passato per far finta di nulla', aveva detto l'allora sindaco di Firenze Matteo Renzi”.
“In un certo senso ha mantenuto l'impegno: non ha fatto finta di nulla – conclude caustico l'esponente di Sinistra Italiana – ha direttamente fatto un'inversione a U, cancellando la volontà popolare.”