IL PONTIFICALE DI PASQUA DEL VESCOVO

Il vescovo Oscar ha celebrato questa mattina alle ore 1, in cattedrale, il solenne Pontificale di Pasqua.
Riportiamo il testo integrale dell'omelia.

“Una recente inchiesta condotta in Francia, alla domanda se i cattolici credessero nella risurrezione di Cristo, solo il 13% ha risposto positivamente! Non so se le stesse cifre coincidono con quelle italiane, ma è chiaro che il nostro primo impegno pastorale consiste, sull'esempio di Pietro il giorno di Pentecoste nel proclamare con forza che il Signore Gesù è risorto dai morti, come principio e fondamento della nostra fede; confessare, davanti agli occhi increduli del mondo, che il Crocifisso non è rimasto nel sepolcro, ma è stato risuscitato dal Padre, che lo ha costituito Signore dei vivi e dei morti.
Il primo impegno pastorale è dunque quello di testimoniare la fede nel Signore Gesù, perchè solo la fede è fondamento della nostra speranza. E proprio di speranza il mondo ha estremo bisogno oggi!
Gli apostoli Pietro e Giovanni, accorsi al sepolcro, hanno visto credendo. E' la loro fede che li ha resi rettamente e veramente vedenti, e nessuno di essi ha veduto senza credere. Vedere il sepolcro vuoto non basta per credere alla risurrezione. L'esperienza della risurrezione, e in genere il mondo di Dio, è talmente lontana dalla mente dei discepoli che è impossibile vedere senza prima essere stati illuminati dagli occhi della fede.
E Giovanni, entrato finalmente nel sepolcro dopo Pietro, ricordando quanto Gesù gli aveva anticipato, cioè che sarebbe morto e poi risorto, fa la sua prima esperienza del Risorto con la professione di fede: “Vide e credette”. “Infatti non avevano compreso la Scrittura, che cioè Egli doveva risorgere dai morti”.
Se la vita non fosse radicata nel supremo evento della Risurrezione, crollerebbe immediatamente la nostra speranza e la fede in Dio sarebbe solo qualcosa di consolatorio, ma per nulla incisivo nella vita di ciascuno di noi.
Senza la certezza di fede che Cristo è risorto dai morti, crolleremmo nella disperazione, perché cambia molto l' impostazione della nostra vita se accettiamo o escludiamo che il Cristo Signore è risuscitato.
Credere nella risurrezione per noi oggi significa proclamare che Cristo ha vinto sul peccato e sulla morte, che il male, che sembra il signore incontrastato della storia, è stato già vinto dal bene, che la luce ha trionfato sulle tenebre.
E tutto questo non è riferito solo al passato: la risurrezione del Signore ha un influsso diretto sul nostro presente nella misura in cui noi partecipiamo alla grazia della Risurrezione: ci preserva dallo smarrimento e dall'angoscia dei nostri giorni, allorchè saremmo tentati di pensare, davanti ai fatti drammatici di questi ultimi giorni, in Belgio, Turchia, Francia, che i violenti siano i veri padroni del mondo; che la solidarietà tra gli uomini sia un puro miraggio, che sia impossibile stabilire la pace e la convivenza tra i popoli. La risurrezione di Gesù ha vinto anche la morte violenta causata dall'uomo stesso.
I cristiani, se accettano di essere “testimoni della risurrezione”, diventano “germogli di un'altra umanità”, come li ha definiti Papa Francesco, poiché vivono con un'altra logica, quella di lassù. “Se siete risorti con Cristo, cercate e cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio, non a quelle della terra”, ci ha raccomandato s.Paolo nella 2^ lettura. Pensare alle cose di lassù non significa estraniarsi dai problemi della vita, oppure non condividere le angosce del tempo presente. Pensare alle cose di lassù significa vedere i problemi, ma soprattutto le persone, gli stranieri e il nemico, con lo stesso sguardo con cui Dio li vede: ossia con gli occhi della misericordia. In quanto testimoni della risurrezione siamo chiamati tutti ad essere segno della misericordia divina per suscitare la nostalgia di una vita illuminata dal Vangelo e vissuta nella fraternità.
La Chiesa si impegna a servizio dei poveri, degli ultimi, dei bisognosi senza tuttavia voler imporre la fede. Testimoniamo il volto del Cristo Signore vivente, risorto da morte, tramite una premura e una compassione che sorprende, uno sguardo che accoglie, una delicatezza che incanta.