ACQUA BENE COMUNE DELLA COLLETTIVITÀ

In occasione della Giornata mondiale dell'Acqua il Comitato Acqua Pubblica del Territorio Cremonese, come fatto da altri comitati in Italia, ha indirizzato una lettera aperta a tesserati, simpatizzanti ed eletti del Pd in merito alla “penosa questione degli emendamenti fatti approvare dal loro partito alla legge di iniziativa popolare approdata in questi giorni alla Camera”.
«Cari concittadini, la grande maggioranza di voi ha condiviso con noi sia la raccolta firme per la Legge di Iniziativa Popolare del 2007 che la campagna referendaria e il voto del 2011.
Martedì 15 marzo scorso i vostri rappresentanti in Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, votando una serie di emendamenti da essi stessi presentati – in particolare quello che ha cassato l'art. 6 – hanno provocato lo stravolgimento del testo della Legge di Iniziativa Popolare del 2007, che finalmente era stato posto in discussione dopo circa 9 anni. Di conseguenza, il gruppo di parlamentari aderenti al M5S e a SEL, firmatari del testo originale, hanno ritirato le loro firme.
Il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua, in una conferenza stampa immediatamente successiva al voto, ha dichiarato di non riconoscersi più nel testo ormai stravolto rispetto a quello per il quale nel 2007 aveva raccolto oltre 420.000 firme di cittadini elettori.
Il relatore Borghi (Pd) ha dichiarato invece che, cassando l'art.6 che prevedeva la gestione totalmente pubblica tramite azienda speciale e inserendo altri emendamenti, si è voluto creare un “favor” verso la gestione in-house tramite SpA totalmente pubblica!
Il governo ha appena approvato e mandato al vaglio degli organi competenti uno dei decreti attuativi (il 124/2015) della legge Madia sulla Pubblica Amministrazione che ha riscritto totalmente la normativa sulla gestione dei Servizi Pubblici Locali. Il nuovo testo, come puntualmente dichiarato nell'accompagnatoria Analisi di Impatto della Regolazione, ha i seguenti obiettivi: a breve periodo “ridurre la gestione pubblica dei servizi ai soli casi di stretta necessità” e come obiettivo finale: “valorizzare il principio della concorrenza (…) in una ottica di rafforzamento del ruolo dei soggetti privati”. Cioè un marcatissimo “sfavor” nei confronti della gestione totalmente pubblica, anche tramite SpA, tanto che all'art. 25, comma 1, lettera d, riporta esattamente “l'adeguatezza della remunerazione del capitale investito, coerente con le prevalenti condizioni di mercato”. Papale papale, il testo abrogato dal secondo quesito referendario del 2011!
Mercoledì 16 marzo scorso, il direttore de L'Unità, Erasmo D'Angelis, già presidente di Publiacqua Toscana, nominato dall'allora sindaco di Firenze, Matteo Renzi, nel corso della trasmissione, andata in onda su Radio Raitre, dedicata allo stravolgimento della legge, ha dichiarato che i referendum del 2011 furono frutto “di un di fondo da parte dei proponenti”, che “la straordinaria partecipazione fu falsata da una più generale volontà da parte degli elettori di mandare a casa Berlusconi” e che “la proprietà dell'acqua è già pubblica, sono solo i tubi che possono essere dati in gestione ai privati”!
Tutti sappiamo che le tariffe sono proposte dai gestori nel rispetto delle regole del mercato e approvate da una Autorità che ha nella sua ragione di esistere “La regolazione del mercato”. Così come sappiamo che gli investimenti sono completamente coperti dalle tariffe pagate dagli utenti, senza che i privati apportino alcun capitale proprio. Anzi, come le nostre recenti indagini hanno dimostrato, spesso usano i proventi ricavati dal servizio idrico per catastrofici investimenti in altri settori. E sappiamo soprattutto che è proprio la gestione di quei tubi la “ciccia” sulla quale i privati realizzano lauti guadagni; sappiamo che chi controlla quei tubi è di fatto proprietario dell'acqua, visto che agisce in regime di assoluto .
Ma queste cose le sapete benissimo anche voi, che ci avete aiutato a spiegarle alla gente, anni fa. Se non avete del tutto abbandonato lo spirito che vi ha guidati nel 2011, vi chiediamo di unirvi a noi nella lotta contro il decreto attuativo Madia, per il riconoscimento dell'acqua quale bene comune delle collettività locali. Voi tutti sapete bene che mondo volevate quando avete detto un semplice e grande sì all'acqua pubblica: un mondo in cui al Mercato si mette almeno qualche argine. Nulla di più, ma anche nulla di meno.»