AREA OMOGENEA CREMASCA ESISTE GIÀ

Nel confronto in atto sull'Area Vasta – Area Omogenea interviene anche il consigliere regionale Ncd Carlo Malvezzi, che è pure presidente della Commissione Affari Istituzionali, cui è affidato il compito di definire il riordino dei territori, essendo – comunque vada la riforma Costituzionale – abolite le province dalla legge Delrio.
“L'area omogenea cremasca – osserva – esiste già ed è compito della politica riconoscerla. Lo è innanzitutto perché questo territorio vive da sempre una forte identità e perché ha caratteristiche sociali ed economiche ben precise, a partire da un evidente dinamismo imprenditoriale e da una innegabile vivacità culturale.”
“Lo è anche – continua Malvezzi rilevando una lacuna nel riassetto degli enti locali proposto dal governo Renzi – se la legge di riforma costituzionale, che prossimamente sarà approvata in seconda lettura dalla Camera e quindi sottoposta a referendum confermativo nel mese di ottobre, non contempla questa forma di aggregazione, ma si limita a prevedere la costituzione di più ampie Aree Vaste, senza però specificarne la natura, le caratteristiche dimensionali, le funzioni e i metodi per l'individuazione della rappresentanza.” 
Malvezzi, insomma, giudica negativamente l'impostazione del governo centrale: “Una inversione di tendenza rispetto alla via madre della devolution sempre sostenuta dalle forze di centrodestra e che spinge Regione Lombardia a sollecitare l'intero sistema lombardo, enti locali, istituzioni economiche e culturali – sottolinea – assumendo un ruolo pro-attivo nei confronti dello Stato, avanzando una proposta di riorganizzazione che punta a garantire quatto obbiettivi: semplificazione della vita dei cittadini, riduzione dei costi, razionalizzazione degli enti intermedi, sussidiarietà e ascolto dei territori”. 
Sul tema specifico delle Aree Omogenee, Malvezzi prende posizione favorevolmente e si dice “pronto a lavorare perché nella 'proposta lombarda' vi sia il riconoscimento di questo livello del coordinamento territoriale”. 
“Ora è necessario che il grido di allarme espresso dai sindaci cremaschi sul futuro del territorio si trasformi in una proposta organica e condivisa – osserva – partendo dall'individuazione dei bisogni e delle priorità in termini di infrastrutture e di servizi per i cittadini e per le imprese.”
“Pur rispettando il 'diritto all'autodeterminazione' – aggiunge – non credo che la valorizzazione del territorio cremasco passi da una disgregazione del territorio provinciale. Credo che proprio il territorio cremasco possa oggi dare un contributo di metodo e di merito importante. Non si può non riconoscerne gli straordinari risultati sul fronte imprenditoriale, pari al 50% del Pil provinciale.”
Ma i sindaci cremaschi – dopo che nell'incontro di venerdì hanno avuto l'ennesima riprova di come Cremona, con il sindaco Galimberti e il presidente Vezzini, ignori completamente tale realtà e sia tutta proiettata ad accaparrarsi finanziamenti per le proprie infrastrutture quale l'autostrada Cremona-Mantova e la linea ferroviaria Cremona-Milano via Codogno – non sembrano più disposti a reggere il moccolo.
E è da vedere quanti condivideranno la sua critica al sindaco di Crema Stefania Bonaldi, laddove dice: “Rispetto ma trovo decisamente poco dignitoso – così loro hanno invero trovato l'incontro di Cremona – il 'pellegrinaggio' verso altri territori che da tempo hanno manifestato ben altre intenzioni e interessi. Si tratta di una partita troppo importante per essere ridotta a bandiera di una presunta leadership in crisi di consenso. Non è il momento di anteporre logiche da campagna elettorale a una seria e approfondita analisi, che non può che essere costruita attraverso un confronto serrato con i sindaci e con le categorie economiche, individuando insieme gli asset strategici a livello produttivo, infrastrutturale, paesaggistico e culturale così da tracciare con decisione eccellenze, priorità, confini e vie di sviluppo per il futuro”.