CREMASCO NELLA CITTÀ METROPOLITANA?

In vista della riunione dei sindaci del Cremasco – indetta per dopodomani, in sala consiliare del Comune di Crema, dal consigliere regionale Agostino Alloni per discutere della riforma delle Autonomie in Lombardia – il sindaco di Casaletto Ceredano, Aldo Casorati, ha elaborato una bozza, in cui formula due ipotesi, corredate di dati, che intende sottoporre all'approfondimento dei colleghi.
Premesso che l'orientamento della Commissione regionale – come emerso anche nell'incontro di venerdì scorso con il governato Maroni a Cremona – è di costituire 8 grandi Aree Vaste, o Cantoni, dotandole, oltre che delle competenze attribuite dallo Stato alle ex Province, delle deleghe regionali nei settori protezione civile, turismo, cultura… e di funzioni delegate dai Comuni.
“In pratica – fa osservare perplesso Casorati – si ritornerebbe alle province un po' più grandi.”
E posto che da parte della Regione non è prevista l'assegnazione di deleghe specifiche alle Aree Omogenee – intese solo come aggregazioni-unioni-convenzioni delle 10 funzioni in capo ai Comuni con l'obbiettivo di migliorare i servizi e ridurre i costi – Casorati illustra due possibili scenari.
Il primo, quello scontato verso il quale propenderebbe la Regione: il Cremasco inserito nell'Area Vasta delle ex Province di Cremona e Mantova, come già con la riforma sanitaria.
Quest'Area Vasta, evidenzia Casorati, avrebbe 781.529 abitanti suddivisi in 184 Comuni, di cui 69 della provincia di Mantova, con un totale di 414.919 abitanti e una media di 6.013 abitanti per Comune; 65 Comuni del Cremonese-Casalasco con una popolazione di 196.610 unità e 50 del Cremasco con 165.000 abitanti.
“Punti di forza di questa scelta – sottolinea – essere stati da sempre parte della Provincia di Cremona.”
Parecchi, di contro, i “punti deboli”: dalla preponderanza per numero di abitanti del Mantovano, con conseguente ubicazione di uffici-centri decisionali e programmatori, alle distanze con collegamenti stradali e ferroviari del tutto insufficienti, dalle economie territoriali molto deboli a nessun interesse occupazionale del Cremasco verso i territori cremonese-mantovano; agli investimenti ipotizzati in future infrastrutture – sempre indicati venerdì nell'incontro con Maroni – relativi all'Autostrada CR-MN e al potenziamento della linea ferroviaria Cremona-Milano via Codogno, “che non favorirebbero minimamente il territorio Cremasco”.
Il secondo: il Cremasco inserito nella Città Metropolitana di Milano – composta da 134 Comuni per un totale di 3.196.825 abitanti dei quali 1.337.155 residenti nel capoluogo – che è riconosciuta, al contrario delle Aree Vaste, da una legge dello Stato.
“La stessa legge – fa osservare però Casorati – riconosce la 'costituzione e la delimitazione delle aree omogenee all'interno della città metropolitana, conferendo ad esse specifiche funzioni tenendo presente le loro specificità territoriali e dotandole di risorse umane, finanziarie e strumentali connesse alle funzioni loro conferite'.”
Che pare assai interessante.
Nel perimetro della Città metropolitana sono per altro già state riconosciute 7 Aree Omogenee – Alto Milanese, Magentino e Abbiatense, Sud Ovest, Nord Ovest, Nord Milano (unica con soli 7 Comuni), Adda Martesana e Sud Est – ciascuna comprendente un minimo di 15 Comuni a un massimo di 29, con una popolazione tra poco più di 200 mila unità a 330 mila circa.
“L'Area Omogenea Sud Est – evidenzia Casorati – comprende tutti i Comuni degli assi stradali della via Emilia (Vizzolo Predabissi, Melegnano, S Giuliano Milanese…) e della Paullese (Paullo, Pantigliate, Peschiera Borromeo…) che molti Cremaschi, pendolari, operatori economici, professionisti, partite Iva, percorrono ogni giorno da e per Milano. Mentre sull'asse della strada Rivoltana ci sono i Comuni più a Sud dell'Area Omogenea Adda-Martesana: Trucazzano, Liscate, Settala…”
Gran parte del Lodigiano, come si sa – e confermato sul nostro giornale l'altra settimana da Ferruccio Pallavera, direttore del quotidiano “Il cittadino” – aspira certamente a entrare a far parte della città Metropolitana.
Ora l'ex provincia di Lodi ha 229.576 abitanti e 61 Comuni. Unendola al Cremasco, fa osservare, “si verrebbe a costituire una robusta Area Omogenea, all'interno della Città Metropolitana, formata da 394.576 abitanti e da 111 Comuni”.
“Se questa fosse la volontà unanime di questi due territori – sottolinea – le possibilità di ottenere una modifica all'attuale perimetrazione della città Metropolitana avrebbe più di una chance di successo.”
E tra i “punti forti di questa scelta” elenca: il comune riferimento economico, geografico, culturale dei due territori con il sud Milano, la simile realtà economica, culturale imprenditoriale e agricola, la rete di collegamento stradale, autostradale “da migliorare e completare ma abbastanza buona e fruibile da ambedue i territori”; una “realtà economica, imprenditoriale, professionale e di lavoro dipendente che ha in Milano e nel suo immediato hinterland un punto di riferimento per ambedue i territori”.
Unico punto debole: “doversi coordinare e collaborare con un soggetto nuovo”.
“Ogni scelta presenta dei rischi che solo il tempo ci dirà se è stata giusta o sbagliata – chiosa Casorati – ma lasciare che gli altri decidano per noi è la soluzione peggiore.”