SAN BENEDETTO. GIORNATA D'ACCOGLIENZA

Waqas 23 anni viene dal Kashmir: studiava informatica. Banda viene dal Senegal. Pape studiava letteratura italiana all'università del Senegal. Bashart viene dal Pakistan. Quattro ragazzi richiedenti asilo, tra la dozzina che domenica scorsa sono stati ospitati nella parrocchia di San Benedetto per una giornata di amicizia e accoglienza, organizzata dall'Azione Cattolica.
Durante la Messa delle ore 11, il vicedirettore della Caritas Claudio Dagheti ha illustrato quanto la diocesi di Crema sta organizzando per offrire un'accoglienza diffusa.
Attualmente sono 111 i richiedenti asilo accolti dalla Caritas cremasca. Per la maggior parte provenienti dalla zona sub sahariana. “Scappano da varie cause – ha detto – dalla guerra, dalle calamità naturali, dall'Islam violento e dalla fame. Quasi tutti sono arrivati in Libia e poi costretti a passare in Italia. In Libia vi è un forte razzismo contro i sub-sahariani.”
L'accoglienza in diocesi avviene in modo diffuso: prima in strutture Caritas, poi il passaggio in strutture parrocchiali dopo un periodo di discernimento. Diverse sono le comunità che hanno accolto un certo numero di giovani. E la frequentazione nel quotidiano porta le persone a considerare questi ragazzi da portatori di bisogni a portatori di risorse. Tutto ciò ci permette di impostare le relazioni in modo diverso. Non si devono fare grandi cose, ma – come è avvenuto domenica a San Benedetto – creare semplici opportunità di relazioni.
Al termine della Messa un aperitivo in oratorio cui è seguito il pranzo comunitario. I ragazzi stranieri mescolati in mezzo ai parrocchiani per due ore di fraternità e scambio di informazioni.
Ed ecco le storie di vita raccontate dagli stessi protagonisti.
Waqas 23 anni viene dal Kashmir. Nel suo Paese studiava informatica poi la fuga per la guerra che travaglia quella lontana regione: 5.000 euro per il transfer; il passaggio in Iran, Turchia, Grecia, Macedonia, Serbia, Ungheria, Austria, per arrivare in Italia. “Resto qui perché l'Italia piace.”
Banda viene dal Senegal. Ha attraversato il deserto di Mali, Burkina Faso e Libia, senza bere e senza mangiare. “Siamo arrivati in Libia stanchissimi, racconta. Ho lavorato in un negozio di alimentari per sei mesi. Un giorno sono venuti i banditi a rubare. Io non volevo dare loro i soldi, mi hanno preso e portato in prigione. A questo punto ho deciso di tornare in Senegal. Ma era difficile e pericoloso: il mio padrone mi ha detto: O vai in italia ti uccidono. Ho attraversato il mare, un viaggio molto pericoloso, dove ho visto solo la morte, e siamo arrivati a Lampedusa. Da Lampedusa il passaggio a Milano e poi a Cremona ed eccomi Crema.” Ringrazia tutti caldamente.

Pape, in Senegal, studiava letteratura all'università. Quando il presidente del Paese vuole imporsi per altri due mandati, scoppiano disordini. È costretto a partire: due anni in un campo in Algeria, poi il Libia dove c'è tanto lavoro. Ma alla caduta di Gheddafi, il lavoro è scomparso ed è fuggito.
Bashart, viene invece dal Pakistan e, passando in Iran e in vari Paesi senza documenti, è arrivato Germania. “Ma la comunità tedesca -racconta – era molto fredda: mi hanno consigliato di venire in Italia, un Paese molto più accogliente.” Riferisce che il nostro è l'unico Paese dove è stato accolto nelle famiglie e nelle parrocchie. Frasi che ci riempiono d'orgoglio.
Banda fa una domanda ai suoi ospiti: cosa pensate dell'immigrazione? Gli rispondono: “Anche tanti italiani sono emigrati nel mondo!”
Lui si trova benissimo in Italia e nel suo Paese non vuol più tornare. Storie d'ordinaria migrazione!