I FUNERALI DI DON IMERIO PIZZAMIGLIO

Si sono svolti oggi i funerali di don Imerio Pizzamiglio, scomparso venerdì scorso in Guatemala nella città di Palin. Sono stati celebrati in contemporanea alle ore 9 nel Paese latino-americano e alle ore 16 a Credera, suo paese natale, dove li ha presieduti il vescovo Oscar accompagnato da una ventina di sacerdoti. In Guatemala, a rappresentare la diocesi di Crema, sono volati don Bruno Ginelli, parroco di Offanengo, don Lorenzo Vailati, parroco di Ricengo e don Roberto Sangiovanni, parroco di Monte Cremasco e missionario Fidei Donum in Guatemala per 12 anni, dal 2000 al 2012. Strapiena la chiesa di Credera a rendere l'ultimo omaggio all'amatissimo e apprezzatissimo concittadino, come ha ricordato il parroco don Giambattista Pagliari.
Molto sentite le parole del vescovo durante l'omelia. Le riportiamo integralente.
“Come sono belli sui monti i piedi del messaggero di lieti annunzi”: con un ritmo di gioia e di festa è risuonata la parola di Dio nella prima lettura dal profeta Isaia, che esalta quanti, di generazione in generazione, lungo tutta la storia della Chiesa, hanno osato lasciare tutto per annunciare ovunque la lieta notizia del Vangelo, fino agli estremi confini della terra.
I nostri missionari cremaschi e le nostre missionarie, sono testimoni della salvezza operata da Dio dentro la storia dei popoli e delle nazioni. Tra questi discepoli di Gesù così generosi, che hanno donato loro stessi alla causa del Vangelo, va riconosciuta la testimonianza di vita di don Imerio, che prima in Venezuela, per 5 anni, poi in Guatemala, per 37 anni, ha condiviso la storia di quelle Chiese locali, con l'impegno e lo zelo che lo hanno contraddistinto.
Ho avuto la gioia di poterlo visitare nel 2006, a Palin, la parrocchia della diocesi di Esquintla, dove risiedeva, quando incontrai i nostri missionari, allora presenti, e nell'agosto scorso, durante la sua permanenza a Crema, avevo promesso a don Imerio che sarei tornato nel gennaio di quest'anno per onorare la memoria di don Pino Lodetti, ma poi dovetti rinunciare, con rammarico mio e suo.
“Mi sono fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno”: questa espressione di s.Paolo, dalla seconda lettura, testimonia la grande capacità di adattamento dell'Apostolo delle genti per poter entrare in una corretta relazione con tante persone e così condurle alla fede in Cristo Signore. Ogni apostolo deve essere in grado di entrare pienamente nel vissuto del popolo a cui è inviato ad evangelizzare, assumendone la cultura, le tradizioni e le usanze, per aiutare le persone a comprendere la novità sconvolgente del Vangelo e perchè possano aderivi coscientemente. La fede, infatti, quando entra nel cuore degli uomini, diventa parte dei loro sentimenti, delle loro abitudini, del loro comune sentire e vivere. Don Imerio ha avuto l' intelligenza di comprendere i bisogni della sua gente, consapevole che la prima opera da mettere in atto, per una evangelizzazione integrale, era la promozione della cultura, perché le persone fossero messe in grado di realizzare un progetto di vita degno della creatura nuova in Cristo. A Palin, all'interno delle opere parrocchiali, don Imerio ha istituito una scuola, frequentata da centinaia di studenti, assieme ad un piccolo ambulatorio medico, perché le persone fossero subito messe in grado di comprendere che dove arriva il Vangelo lì viene promossa nello stesso tempo la dignità e la promozione umana di ogni figlio di Dio. Il Vangelo, infatti, libera l'uomo dalla schiavitù e dona la consapevolezza che ogni figlio di Dio è amato per se stesso, indipendentemente dalle sue condizioni e dalle sue origini.
Don Imerio si era così tanto immedesimato con la Chiesa del Guatemala che per lui era difficoltoso il rientro in Italia, nella nostra Chiesa di Crema.
Interpreto questo suo attaccamento alla missione non come la difesa di una sua scelta personale, ma come un' esigenza di fedeltà a Dio e al popolo della Chiesa di Esquintla, che egli amava profondamente e dal quale era amato. Sentiva che non poteva rinunciare in nessun modo alla croce del proprio servizio, quale espressione del suo amore fedele. E così ha donato la sua vita (il Vangelo dice: “ha perduto la sua vita”) fino alla fine. Il Signore lo ha preso in parola permettendogli di morire tra la sua gente! La sua testimonianza sia per noi l'occasione per aderire con rinnovata passione alla causa dell'evangelizzazione, confidando nella grazia del Signore che moltiplica il bene e trasforma le nostre fatiche in opere apostoliche feconde.

È giunta venerdì la notizia della morte di don Imerio Pizzamiglio, sacerdote fidei donum della nostra diocesi, missionario prima in Venezuela e poi, dal 1979, in Guatemala.
Don Imerio è nato il 17 giugno 1942 a Credera. Maturata la vocazione, è entrato in Seminario e, il 28 giugno 1968, ha ricevuto l'ordinazione presbiterale dal vescovo Manziana. Fino al 1974 è stato vicario parrocchiale a Santa Maria della Croce. In quegli anni, di grande fervore missionario, è maturata in lui la decisione di annunciare il Vangelo in Guatemala, seguendo le orme di don Pino Lodetti. Lo confidava e si confrontava con i suoi amici sacerdoti in numerosi incontri di preghiera e riflessione. Negli anni successivi sono maturate anche le vocazioni di don Erminio Nichetti (partito nel 1978), di don Rosolino Bianchetti (dal 2009 vescovo prima di Zacapa e poi del Quiché) e di don Federico Bragonzi, attualmente in Uruguay.
Così, dal 1974 al 1979 don Imerio è stato sacerdote fidei donum in Venezuela, quindi il passaggio in Guatemala, al quale ha dedicato in pratica l'intera esistenza. Nel Paese latino-americano, don Imerio ha operato soprattutto a Palin, nella diocesi di Escuintla: è una cittadina di circa 50.000 abitanti nel sud del Guatemala, ai piedi di un vulcano. Il complesso della parrocchia è formato dalla chiesa, dalla casa parrocchiale e dall'edificio scolastico, agganciato alla stessa canonica. La scuola che don Imerio ha messo in piedi a Palin è, tra le varie opere realizzate (anche con l'aiuto della diocesi di Crema), importantissima sul piano educativo e sociale. Rivolta all'inizio agli adulti, la struttura s'è via via allargata fino alla realizzazione di una grande scuola primaria e “basica” (di base) per ragazzi: in pratica le nostre elementari e medie. Si è arrivati fino a circa 700 iscritti. Il missionario cremasco ha realizzato in parrocchia anche un ambulatorio con farmacia e medico a disposizione. In tali opere, c'è tutto lo stile missionario di don Imerio che, in un'intervista del 2010 al nostro giornale, ha avuto modo di dire: “Si parla molto di liberazione da noi, ma la liberazione inizia dall'educazione e dalla salute. Questa è sempre stata la mia convinzione”.
Istruzione e sanità, dunque, nel forte impegno di don Imerio, accanto a un'opera pastorale e di promozione umana veramente incisiva, a servizio del popolo e dei più deboli. Sul piano ecclesiale, nella bella chiesa parrocchiale di Palin don Imerio ha valorizzato la pietà popolare, molto radicata in America Latina, ricca di cerimonie e di manifestazioni di fede. Alcuni sacerdoti cremaschi, che nel gennaio del 2009 si sono recati in Guatemala all'ordinazine episopale di don Rosolino, ricordano ancora la partecipatissima e gioiosa Eucaristia celebrata proprio nella chiesa parrocchiale di don Imerio.
È sempre stato un sacerdote vicino ai poveri. Un bellissimo esempio di questa sua passione evangelica porta il nome di Pedrito, un bambino che don Imerio ha adottato come un figlio, dopo averlo trovato abbandonato alla discarica.
Negli ultimi anni a Palin si erano uniti a don Imerio don Pino Lodetti e don Roberto Sangiovanni: il primo è scomparso nel 2013, mentre don Roberto è ritornato in diocesi. Don Imerio ha tenuto viva la fiammella della missionarità cremasca in Guatemala fino alla morte. Con lui si chiude l'esperienza della nostra diocesi in questo Paese. In attesa di notizie, è molto probabile che anche don Imerio venga sepolto in Guatemala, a testimonianza perenne per quel popolo di un vero missionario di Cristo.