ENZO BIANCHI PARLA DELLA MISERICORDIA

Il priore di Bose, Enzo Bianchi, a Crema, ieri sera nell'ambito di una serie di quattro incontri per l'Anno Santo promossi dal Centro di Spiritualità della diocesi. In cattedrale, alle ore 21, ha parlato sul tema: La misericordia e le nostre paure.
In realtà la meditazione, preceduta e seguita dalla preghiera, ha illustrato – Sacra Scrittura alla mano – cos'è la Misericordia di Dio.
“Se uno non ha fatto la conoscenza di Dio che perdona – ha esordito Bianchi – non ha fatto esperienza di Dio. “Io sono venuto per i malati, non per i sani, per i peccatori, non per i giusti”, ha detto Gesù con parole che scandalizzavano gli ascoltatori.”
È seguito un excursus lungo il Vecchio testamento per scoprire il volto della Misericordia. Dopo il peccato, già l'Adamo-uomo ha avuto paura di Dio e della sua giustizia. “Ma Jahvé ha compiuto nei suoi confronti il primo atto di misericordia: ha fatto per lui dei vestiti, dando inizio – ha scritto un commentatore – alle opere di misericordia corporale.”
Bianchi ha fatto poi altri esempi biblici: quando Dio passò davanti a Mosè sul Sinai, coprendogli con la mano il volto perché non lo veda, ma facendogli sentire per la prima volta il suo nome: Dio misericordioso (che si rifà alla parola ebraica utero e richiama l'amore viscerale di una madre) e fedele (che richiama la totale gratuità).
“Questo amore viscerale di Dio – ha continuato – viene ripreso dai profeti in molti passi, anche se solo nel Vangelo si dirà che Dio è amore.”
Bianchi ha citato, in particolare, la vicenda del profeta Osea, costretto da Dio a sposare una prostituta, segno di un Dio che ama il suo popolo infedele. E ne ha citato un celebre passo in cui Dio afferma: “Come potrei abbandonarti, Efraim,
come consegnarti ad altri, Israele?
Il mio cuore si commuove dentro di me,
il mio intimo freme di compassione.
Non darò sfogo all'ardore della mia ira,
non tornerò a distruggere Efraim,
perché sono Dio e non uomo;
sono il Santo in mezzo a te
e non verrò nella mia ira.” (Osea 11).
“Il Dio misericordioso – ha commentato il priore di Bose – prevale sul Dio giusto. Per noi è molto difficile comprenderlo, ma se non lo comprendiamo non conosciamo Dio. La misericordia è immanente nella giustizia di Dio. Dio quando è giusto diventa misericordioso. La giustizia di Dio è sempre giustificare, rendendo giusto il peccatore.”
Un'altra celebre citazione è stata quella di Isaia: “Si dimentica forse una donna del suo bambino,
così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere?
Anche se queste donne si dimenticassero,
io invece non ti dimenticherò mai.”
“La nostra cultura tradizionale – ha continuato Banchi – ragiona come il titolo del romanzo di Dostoevskij “Delitto e Castigo”: dove c'è il peccato c'è il castigo. In Dio non è così, perché c'è la misericordia.
Gesù è venuto per liberare la misericordia di Dio e allontanare la paura di Dio. La prima cosa che ha fatto è stato rendere Dio buona notizia. Del resto Gesù non ha mai condannato nessuno, neanche l'adultera.”
E ha citato alcuni suoi comportamenti: si è messo in una fila di peccatori per farsi battezzare da Giovanni; andava a pranzo con peccatori e le prostitute; raccontava parabole di misericordia (la pecorella smarrita, il figliol prodigo), ha perdonato il ladrone pentito.
E ha concluso: “Noi riteniamo che prima ci sia la conversione del peccatore e poi il perdono di Dio. È vero invece il contrario: il perdono di Dio viene prima: mentre noi pecchiamo Dio ci perdona e il suo perdono ci converte. “Convertici e noi ci convertiremo”, leggiamo nella Bibbia.
In questa visione non possiamo più aver paura di Dio, perché Dio è misericordia.”
E ha concluso con una preghiera che recitava da bambino: “Signore abbi misericordia, soprattutto delle persone che hanno più bisogno della tua misericordia.”