FESTA ANNIVERSARI PER VESCOVO E PRETI

Festa degli anniversari sacerdotali, questa sera in seminario per i presbiteri della diocesi, in cattedrale per tutti. Preghiera di adorazione comunitaria e cena fraterna nella strutturta di Vergonzana, Santa Messa presieduta dal vescovo Oscar alla presenza dei fedeli della diocesi alle 21 nel duomo rinnovato.
Festeggiati, innanzitutto il vescovo Oscar per l'undicesimo anniversario della sua ordinazione episcopale e di presenza fra noi; poi don Mario Benelli che ha raggiunto il bel traguardo dei 60 anni di sacerdozio, don Emilio Lingiardi che ha festeggiato i cinquant'anni (anche se non era presente per motivi di salute); don Luigi Agazzi, don Roberto Sangiovanni e don Alessandro Vagni che ricordavano i venticinque anni di sacerdozio; don Angelo Pedrini i dieci anni. Attorno a loro hanno ringraziato il Signore e pregato tutti i sacerdoti della diocesi.
L'Eucarestia si è aperta con il canto dell'Anno Giubilare, Misericordes sicut Pater. Il vicario generale don Maurizio Vailati ha porto gli auguri al vescovo Oscar e a tutti festeggiati all'inizio della liturgia. Poi a lettura della Parola di Dio con il vangelo di Gesù che cammina sulle acque e invita Pietro a fare lo stesso, seguito dall'omelia del vescovo Oscar. Al termine della celebrazione, la consegna di un piccolo dono, segno dell'affetto del vescovo e di tutto il presbiterio per i sette festeggiati.
“La festa degli anniversari sacerdotali – ha detto mons. Cantoni nell'omelia – è celebrata nella lode e nel ringraziamento, alla presenza di tutta la nostra comunità diocesana perché i sacerdoti sono una felice espressione del popolo santo di Dio, prima di essere al suo servizio.” A tal proposito ha citato papa Francesco, “i sacerdoti non sono funghi che spuntano improvvisamente in cattedrale il giorno della loro ordinazione”. “Emergono, infatti, da un ben preciso contesto umano, da un popolo che li ha nutriti con la “tradizione” della fede, a partire dalla esperienza di fede vissuta nelle famiglie di appartenenza, dalla condivisione della vita fraterna sperimentata nelle comunità parrocchiali”.
Ai festeggiati il vescovo ha augurato “di ravvivare il dono di Dio, ricevuto a suo tempo per l'imposizione delle mani del vescovo e di tutto il presbiterio, consapevoli e grati di essere stati, voi per primi, oggetto della misericordia di Dio.”
E ha continuato: “La misericordia non è un'idea astratta, ma una realtà molto concreta. Essa, prima di essere annunciata agli altri, esige di poter essere sperimentata fin dalla chiamata iniziale e poi di tappa in tappa. Essa non ha annullato la vostra umanità, ma l'ha sostenuta fedelmente, permettendovi di abbracciare il ministero, nonostante le difficoltà del momento e le debolezze quotidiane. È una consolante consapevolezza quella di essere certi che il Signore Gesù vi ha scelti non per vostri particolari meriti, ma per la ricchezza sovrabbondante della sua misericordia.” Ed ha sottolineato la necessità dell'umiltà, come ci confida san Paolo e canta il Magnificat il quale ci conferma che Dio chiama i poveri, si prende cura degli umili, anzi sono proprio essi che Egli utilizza per compiere le sue cose grandi, impossibili all'uomo.
“Cari fratelli sacerdoti – ha continuato mons. Cantoni – dopo la certezza dell'essere divenuti presbiteri per la misericordia di Dio, il vostro ministero consiste proprio nel diffondere e nell'annunciare la misericordia di Dio come segno della sua presenza attiva nella storia del popolo santo di Dio. Continuate ad essere strumenti della misericordia di Dio attraverso i tanti segni che la Chiesa vi ha affidato.”
Come? “La prima misericordia da offrire agli uomini del nostro tempo – sono sempre le parole del vescovo Oscar – è l'annuncio abbondante della sua Parola, dovere di purissima carità, secondo sant'Agostino.
Il popolo di Dio ha fame della sua Parola, anche quando è distratto e illuso da tante voci che lo lusingano e lo seducono, ma non lo saziano, né lo appagano. Sappiate ascoltare il grido delle persone, interpretare le loro domande, per poter offrire risposte vere, frutto della sapienza del cuore, maturata dal confronto con la parola di Dio.
Il popolo di Dio ha bisogno di sentirsi dire che Dio lo ama tanto, lo cerca, lo accoglie, lo perdona, lo sazia, nonostante i suoi peccati e, a volte, la sua lontananza da Lui. Molte sono le persone ferite a cui la vita non ha risparmiato difficoltà, fallimenti affettivi e fatiche. Esse hanno bisogno di sentire vicini i loro preti, coinvolti con le loro sofferenze. Desiderano sentirsi ripetere che sono amate, nonostante il limite dei loro peccati. In questo consiste il vostro ministero pastorale vissuto all'insegna della misericordia.”
E poi l'impegno tipico di quest'Anno Santo della Misericordia: “Il popolo di Dio è in cerca di “perdonatori”, come si è espresso Papa Francesco, parlando ai confessori cappuccini. È attraverso il sacramento della Riconciliazione che i battezzati ricevono e sperimentano il balsamo della misericordia di Dio”.
Infine il momento più alto dell'esperienza presbiterale: “Il vostro servizio al popolo di Dio – ha detto mons. Cantoni – si riveste di misericordia quando edificate la comunità cristiana mediante l'Eucaristia, vero centro in cui tutti i cristiani convergono e da cui ricevono lo slancio ideale per assumere il mondo come il proprio raggio di azione, riconoscendo come prioritario il desiderio inesauribile di offrire misericordia a tutti, in qualunque condizione di vita si trovino”.
È seguita un'accorata esortazione: “Impegnatevi a vitalizzare le nostre comunità cristiane, perché si caratterizzino sempre più come oasi di misericordia, in cui tutti possano trovare rifugio. Non sono le programmazioni rigide che convertono, né le nostre strutture, che spesso ci rinchiudono, a portare alla fede nel Signore Gesù quanti ne sono lontani. Le vie di evangelizzazione, invece, si manifestano autentiche quando le persone incontrano cristiani accoglienti, miti, compassionevoli e insieme gioiosi.”
“Arte delle arti” ha definito il ministero pastorale dei sacerdoti, il vescovo Oscar, ispirandosi alle parole della Regola di san Gregorio Magno. Un'arte che “deve consistere nell'aiutare quanti hanno abbandonato la fede o provengono da contesti culturali estranei ad essa, a conoscere Gesù, annunciato dai cristiani mediante una premura che sorprende, una delicatezza che affascina, una tenerezza che commuove. È lo stile della misericordia, che va al di là del dovuto e che contraddistingue i cristiani che hanno consapevolmente accolto il mandato evangelico di amare e di servire, senza doppi fini e con spirito di gratuità.
Vi auguro – ha concluso – che possiate aiutare a formare cristiani adulti con questo spirito, ma anche possiate aiutare le vostre comunità perché possano risplendere per la bellezza della loro testimonianza”.

Nella foto, il taglio della torta al termine della cena fraterna in seminario.