LEGGE “ANTI MOSCHEE” BOCCIATA/2

Sul pronunciamento della Consulta, che martedì ha accolto il ricorso del governo, dichiarando incostituzionale il provvedimento approvato lo scorso gennaio dalla sola maggioranza al Pirellone, che imponeva regole più severe per creare nuovi luoghi di culto in Lombardia, il sindaco di Crema ha inviato ieri alla stampa alcune considerazioni.
Osservato che, sul piano pratico, la legge regionale cosiddetta anti mosche per quanto riguarda Crema “non cambia nulla, avendo comunque già adottato la variante al Pgt”, conferma che nelle prossime settimane sarà portato in commissione e poi in consiglio comunale il bando per assegnare in diritto di superficie un'area in via Milano per la possibile realizzazione di un luogo di culto.
“Un anno fa, in occasione del consiglio comunale aperto sul luogo di culto islamico, avevo avuto modo di dire che l'amministrazione non si sarebbe fatta intimidire da leggi prive di umanità e di senno, che sfregiano l'immagine di una Regione così evoluta, come la nostra Lombardia.”
“Aggiungevo che il diritto di libertà religiosa è sancito dalla Carta Costituzionale agli articoli 3, 8, 19, 20, 117 ed è un diritto indisponibile, soprattutto alle goliardie legislative e ai referendum”, aggiunge. “Non posso, dunque, essere stupita dal pronunciamento della Consulta. Non ci voleva molto, infatti, per realizzare che la legge antimoschee di Maroni violava il principio della libertà di culto sancito dalla nostra Carta costituzionale. Negando agli oltre 400 mila fedeli islamici che vivono, studiano e lavorano in Lombardia un luogo dignitoso dove pregare, relegandoli di fatto alla clandestinità di scantinati, sottoscala e garage.”
“Sul piano pratico la legge regionale, oggi dichiarata incostituzionale, a Crema aveva già dispiegato i propri effetti – fa osservare – rallentando di parecchi mesi il percorso della variante al Pgt, imponendoci l'adozione del Piano delle Attrezzature Religiose. Di fatto il pronunciamento odierno a noi non cambia nulla, avendo comunque già adottato la variante.”
E conferma che nelle prossime settimane sarà portato in commissione e poi in consiglio comunale il bando per assegnare in diritto di superficie un'area in Via Milano per la possibile realizzazione di un luogo di culto.
“Ogni confessione religiosa interessata potrà partecipare”, precisa. “Tutte le forze consiliari potranno dare il proprio contributo alla stesura definitiva del bando, che deve coniugare il rispetto di un diritto, quale che sia l'assegnatario, con le legittime preoccupazioni di una comunità, che ci sono e vanno considerate.”
“Chi amministra – conclude il sindaco Stefania Bonaldi – deve reperire soluzioni di buon senso, compatibili con i principi di eguaglianza, libertà e democrazia della nostra Costituzione. Noi così faremo.”

IL PARERE OPPOSTO DI ANTONIO AGAZZI
Di tutt'altro parere, naturalmente, il capo gruppo consiliare della civica “Servire il cittadino”, Antonio Agazzi, che si dice non stupito della bocciatura da parte della Consulta “della Legge con cui la Regione Lombardia tentava di porre dei paletti al proliferare di Moschee e Centri islamici”.
Concordando che “in ogni caso la Giunta di Crema aveva già approvato la variante al Pgt, comprensiva del Piano delle Attrezzature Religiose, tenendo conto delle prescrizioni della Legge regionale, a dimostrazione del fatto che si potevano realizzare Moschee, in Lombardia, anche in vigenza di tali norme… cosiddette anti-Moschee”, fa osservare.
“Quanto accaduto, tuttavia, aiuta i cittadini a capire che il Pd – asserisce a sua volta critico – lavora contro gli interessi di Crema, della Lombardia, dell'Italia: è un partito da non votare più, a ogni livello, quando ci lasceranno ancora votare.”
E va da sé che altrettanto auspica debba avvenire anche alle amministrative cittadine del prossimo anno, dal momento che l'operato del sindaco Bonaldi, del suo partito il PD e dello schieramento di centro-sinistra “è ormai evidente, va in direzione contraria alla nostra sicurezza e qualità della vita, avendo come unico orizzonte di riferimento la perpetuazione al potere e le carriere di un ceto politico davvero, a mio giudizio, poco interessato al bene dei cremaschi”.
“Colpisce l'impuntatura di Stefania Bonaldi, incapace di tenere conto della contrarietà di larga parte dei suoi concittadini, in varie forme rappresentatale, rispetto all'attivazione di un Centro culturale arabo a Crema”, ribadisce Agazzi. “Sorprende, altresì, il non considerare in alcun modo il contesto internazionale attuale – gravido di criticità – nonché situazioni inquietanti determinatesi in territori molto vicini al nostro e monitorate persino dai servizi segreti, in quanto non prive di connessioni con il terrorismo di matrice islamica.”
Sulla variante al Pgt comprensiva del Piano delle Attrezzature Religiose, votata dalla maggioranza di centro-sinistra poco prima di Natale, “fortunatamente – tiene a evidenziare Agazzi – incombe il mio ricorso al Tar (ho impugnato non solo la delibera di adozione ma anche, inevitabilmente, quella di approvazione definitiva)”. “Al di là di tutto – conclude – appare sempre più evidente come l'unico modo che rimanga sul 'tavolo' per fermarli, nell'interesse dei Cremaschi, sia un esito positivo del mio ricorso al TAR.”