LEGGE “ANTI MOSCHEE” BOCCIATA/1

La legge regionale sui luoghi di preghiera viola il principio della libertà di culto sancito dalla Costituzione. La Consulta ha bocciato il provvedimento del Pirellone, subito ribattezzato “anti moschee”, che impone regole più severe (e onerose) per creare nuovi luoghi di culto in Lombardia.
È stato accolto quindi il ricorso con cui il governo di Matteo Renzi aveva impugnato la legge approvata dal Pirellone. Per le motivazioni della sentenza bisognerà attendere un paio di settimane, ma la decisione dei giudici costituzionali è arrivata martedì al termine della camera di consiglio in cui è stato discusso il caso che vedeva contrapposti la giunta di Roberto Maroni e l'esecutivo.
Voluta fortemente dalla Lega, la legge che pone un freno alla costruzione di nuove moschee aveva raccolto l'adesione convinta dell'intero centrodestra, che l'aveva approvata in aula a gennaio di un anno fa. Introducendo una serie di paletti, soprattutto urbanistici, che rendono assai complicato ottenere l'autorizzazione di nuovi centri di preghiera. Tra questi, la possibilità di referendum tra i cittadini di un Comune in merito alla costruzione di spazi religiosi, la presenza di telecamere all'esterno dei locali collegate con la questura, il parere preventivo di polizia e residenti, aree parcheggi grandi almeno due volte la superficie dell'edificio e obbligo per i Comuni di procedere alle valutazione ambientali strategiche (Vas).
Dopo l'udienza di ieri alla Consulta, l'assessore all'Urbanistica, e madrina della legge, Viviana Beccalossi (Fratelli d'Italia) si è detta fiduciosa: “Nei primi dodici mesi della sua applicazione non abbiamo rilevato particolari problemi. Chi la rispetta, infatti, può realizzare nuove strutture, un principio che vale per tutte le religioni senza alcuna distinzione”.

ALLONI (PD): “LA BOCCIATURA DELLA CONSULTA CERTIFICA L'INADEGUATEZZA DI MARONI. MARTEDÌ DIMISSIONI”
 
“La bocciatura da parte della Consulta non ci sorprende affatto, anzi era più che prevedibile”, è anche il commento del consigliere regionale del Pd, Agostino Alloni.
“Sotto il profilo politico – incalza critico – conferma ancora una volta l'incapacità di Maroni e della sua maggioranza di produrre buone leggi. Il provvedimento che lui e l'assessore Beccalossi tanto difendono è pessimo: non fa nulla per combattere l'abusivismo, incentiva il proliferare di situazioni opache, mette i bastoni tra le ruote ai Comuni e a tutte le confessioni religiose.”
“La decisione sul come garantire il diritto di culto e la definizione delle regole spetta esclusivamente agli enti locali; con questo provvedimento invece – fa osservare Alloni – è palese la volontà della Regione di mettere i piedi in testa ai Comuni e il caso di Crema è emblematico.”
“Sapevamo già che fosse una legge dannosa, ora abbiamo anche la certezza che sia incostituzionale. Dalle dichiarazioni fatte a caldo da Maroni – aggiunge – traspare quello che è il vero intento della Lega: scrivere una legge impresentabile, ben sapendo che sarebbe stata cassata, solo per strumentalizzare a fini elettorali un tema molto delicato quale la libertà di culto.”
“È un ulteriore tassello – conclude – che si somma alla lista delle motivazioni che martedì prossimo ci spingeranno a chiederne le dimissioni.”