CONCLUSI GLI ESERCIZI SPIRITUALI

Conclusi, questa sera, gli Esercizi spirituali al popolo, tenuti dal vescovo Oscar in cattedrale, collegato con le chiese parrocchiali e le case di tanti fedeli in diretta audio e video via livestream di Radio Antenna5. Il filo conduttore delle tre serate s'è ispirato all'Anno Santo della Misericordia. La riflessione e la preghiera hanno percorso in modo particolare il tema del Sacramento della Riconciliazione in tre aspetti: la “ripresa della vita nuova del Battesimo”, il “toccare con mano la grandezza della Misericordia” e “la responsabilità ecclesiale nel male e nel bene”.
La prima sera, martedì 23 febbraio, è stato dunque sviluppato il tema del Battesimo, “luogo principale della prima e fondamentale conversione”. Seguendo uno schema comune a tutte le serate, ci si è introdotti alla preghiera con l'inno ufficiale dell'Anno Santo della Misericordia, Misericordes sicut Pater. Dopo il rito introduttivo e l'invocazione allo Spirito Santo, la lettura del Vangelo di Luca: tre parabole raccontate da Gesù che hanno avuto come filo conduttore il suo mettersi a mensa con i peccatori. Il commento esegetico-spirituale è stato tenuto da monsignor Pier Luigi Ferrari.
Nella prima serata, il testo (Luca 7,36-50) ha messo a confronto due tipi di persone: un fariseo autoreferenziale e una donna perdonata che versa lacrime di gratitudine. A seguire, la lettura di un brano del Catechismo della Chiesa Cattolica e della testimonianza di Frére Christian della comunità trappista di Tibhirine, assassinato in Algeria nel 1996. Dopo lo spazio per la riflessione personale, sono seguite la preghiera corale, l'omelia del Vescovo, la preghiera d'intercessione, e quella per il Giubileo, la benedizione finale e la preghiera a Maria.
Mercoledì 24 febbraio, nella seconda serata di Esercizi, il tema è stato il perdono ricevuto, che “ci aiuta a scoprire il volto di Dio come Padre misericordioso e a vivere una vita da figli che praticano la misericordia”. Accanto ai canti e alle preghiere fisse, ha fatto da guida da guida la parabola del figliol prodigo (Luca 15,11-32), un passo dell'Enciclica Dives in Misericordia di san Giovanni Paolo II e una lettera scritta da una persona toccata da vicino dalla recente strage del Bataclan a Parigi.
Infine, questa sera, giovedì 25 febbraio, nel terzo e ultimo appuntamento degli Esercizi, il vescovo Oscar ha presentato un ulteriore aspetto del Sacramento della Riconciliazione: “La responsabilità verso i fratelli sia nel peccato sia nelle opere buone frutto della conversione”. Infatti, “come la nostra malvagità fa male a tutto il tessuto sociale, così la conversione crea frutti di riconciliazione e di benessere per l'intera collettività”. L'episodio di Zaccheo, narrato nel Vangelo di Luca (28,16-20) ha aiutato tutti a entrare in tale dinamica, unitamente a un passo della Bolla Misericordiae Vultus e alla testimonianza dell'ex terrorista Ernesto Balducci, illuminato dall'incontro con il cardinal Martini.
Nella meditazione di questa terza serata il vescovo Oscar ha parlato della valenza comunitaria del peccato e della confessione. “Noi siamo responsabili delle nostre azioni – ha iniziato – e di ciascuna di esse dobbiamo rendere conto a Dio personalmente. Tuttavia il bene e il male che compiamo, essendo noi un solo corpo in Cristo, vanno ad arricchire o a deturpare, secondo i casi, tutto il corpo di Cristo che è la Chiesa. Il cristiano, infatti, non è mai un individuo isolato, ma un membro della “comunione dei Santi “, così che con il nostro peccato rallentiamo la comunità cristiana nella crescita verso la santità, mentre con le nostre buone opere accresciamo il bene di tutti. Si potrebbe dire che ogni volta che compiamo il male (in pensieri, parole, opere e omissioni), mentre ci sentiamo personalmente svuotati dell'amore dello Spirito, che è l'anima interiore della Chiesa, nello stesso tempo, provochiamo una ferita nel corpo della Chiesa intera.”
Mons. Cantoni ha citato una frase di Origene: Il battezzato che si contamina col peccato “pecca contro tutta la Chiesa, poiché attraverso un solo membro la macchia si diffonde per tutto il corpo”. E ha aggiunto: “Nessun peccato, neanche quello più personale, è senza effetto sull'insieme del “corpo di Cristo”, essendo tutti solidali. Anche i peccati quotidiani dei cristiani feriscono la loro appartenenza alla Chiesa e indeboliscono l'irradiamento della Chiesa nel mondo. Al proposito è utile ricordare l'insegnamento di san Paolo che rappresenta la Chiesa come un tutto organico. Se un membro soffre, tutto il corpo soffre; se un membro viene meno, tutto il corpo ne è coinvolto (1Cor 12,26).
Sappiamo bene – ha chiosato il vescovo Oscar – che la Chiesa, fin dalle sue origini, non fu mai solo una Chiesa dei puri e dei santi, come sostenevano alcuni gruppi eretici, ma abbracciò nel suo seno sempre anche i peccatori. Se la Chiesa fosse composta solo di Santi, noi non apparteremmo a lei, né io, né voi!”
Mons. Cantni ha continuato affermando che la forma personale della Confessione non deve far perdere la matrice ecclesiale, che ne costituisce il contesto vitale. È la Comunità cristiana il luogo in cui si rende presente lo Spirito, ecco perché non basta chiedere perdono al Signore nella propria mente e nel proprio cuore, ma è necessario confessare umilmente e fiduciosamente i propri peccati al ministro della Chiesa. Per cui, “nella celebrazione di questo sacramento, il sacerdote non rappresenta soltanto Dio, ma tutta la comunità”.
E citando papa Francesco: “Sì, tu puoi dire a Dio: Perdonami e confessare i tuoi peccati, ma i nostri peccati sono anche contro i fratelli, contro la Chiesa. Per questo è necessario chiedere perdono alla Chiesa, ai fratelli, nella persona del sacerdote”.

Mons. Cantoni ha concluso la sua breve, ma intensa riflessione, affermando che, “come il Battesimo, per l'azione dello Spirito Santo, immette nella famiglia dei figli di Dio, la Chiesa, così la riconciliazione sacramentale, mediante l'azione dello Spirito Santo, reintegra i peccatori nella Chiesa. Nei confronti di ogni suo figlio la Chiesa non rifiuta la medicina della misericordia: “di fronte a qualsiasi tipo di peccato, la Chiesa non perde le sue viscere di madre pietosa”, come ricorda sant'Agostino.
La Chiesa si presenta per ogni penitente come un “luogo di misericordia”, un'oasi dove lo Spirito è donato, luogo dell'alleanza che riconcilia: anche questo ci fa diventare cristiani. La Chiesa proprio attraverso la misericordia ci fa sperimentare la sua maternità. E' la casa dalle porte aperte e non dai ponti levatoi chiusi! Con il suo linguaggio e i sui gesti possa trasmettere misericordia per penetrare nel cuore delle persone e provocarle a ritrovare la strada per ritornare al Padre”.