SECONDA SERATA ESERCIZI SPIRITUALI

Seconda serata degli esercizi spirituali predicati dal vescovo Oscar questa sera in cattedrale alle ore 21, sul filo conduttore dell'Anno Santo della Misericordia. Collegati in diretta audio e video tramite Radio Antenna5 parrocchie e singoli fedeli nelle proprie case. Domani il terzo incontro per il quale il vescovo ha lanciato la colletta pro Terra Santa.
Il tema di questa seconda serata è stato: “Il sacramento della Riconciliazione: Toccare con mano la grandezza della misericordia”.
Accanto ai canti e alle preghiere fisse, hanno fatto da guida la “splendida e più conosciuta” parabola del figliol prodigo (Luca 15,11-32), spiegata dal biblista mons. Pier Luigi Ferrari: una parabola che presenta gli stessi tre personaggi della lettura della prima serata: il Padre misericordioso (prodigo di misericordia), il giovane peccatore pentito (come la donna che baciava i piedi di Gesù) e colui che si crede “giusto” (il fratello maggiore nella parabola e il fariseo nel brano evangelico di ieri).
È seguita la lettura di un passo dell'enciclica Dives in Misericordia di san Giovanni Paolo II e una lettera scritta da una persona toccata da vicino dalla recente strage del Bataclan a Parigi.
Il vescovo Oscar ha iniziato la riflessione spirituale, cuore della serata degli esercizi, citando papa Francesco: “I sacramenti – da detto – sono il luogo della prossimità e della tenerezza di Dio per gli uomini. Essi sono il modo concreto che Dio ha voluto venirci incontro per abbracciarci, senza vergognarsi di noi e del nostro limite. Tra i sacramenti, quello della Riconciliazione rende presente con speciale efficacia il volto misericordioso di Dio” (Papa Francesco).
“Per sperimentare la ricchezza della misericordia di Dio nel sacramento della conversione – ha continuato – occorre però passare dalla logica della giustizia alla logica della grazia, dal rimorso al pentimento.” Un passaggio molto importante al quale mons. Cantoni ha voluto dedicare l'attenzione in questa seconda serata degli esercizi, “perché qui – ha spiegato – c'è in gioco il cuore del cristianesimo”.
Dunque, il passaggio dalla logica della legge alla logica della grazia. “La giustizia, certo, è importante, ha detto. Dio non può non tenere conto della nostra libertà e responsabilità personale nel male e nel bene. Da sola, tuttavia, la giustizia non basta! Avvertiamo molto bene che già nelle nostre relazioni con le persone non possiamo rinchiuderci nella sola ed esclusiva logica della giustizia. La fiducia, l'amicizia, il perdono vanno al di là di ciò che l'altro ha diritto, o di quello che merita.”
E ha continuato: “Se immaginiamo Dio dentro la sola logica della giustizia facciamo di Dio un giustiziere. È un Dio davanti al quale ci sentiamo in dovere di “riparare” per essere degni del suo amore, degni di meritare il suo perdono. Le esigenze di Dio, che sono sempre più grandi di quello che noi riusciamo a realizzare, ci colpevolizzano, così che non ci sentiamo mai all'altezza. Allora non perdoniamo a noi stessi il fatto di essere venuti meno, di essere nuovamente caduti, di non essere stati all'altezza della situazione, di non aver mantenuti i salutari propositi. Con una nuova caduta abbiamo offuscato la bella immagine ideale che ci eravamo fatti di noi stessi.
Allora nasce il rimorso. Non dimentichiamo che il rimorso ha spinto Giuda al suicidio. Nel rimorso siamo continuamente in balìa di ciò che abbiamo commesso e ci richiudiamo in noi stessi.
Dobbiamo superare, per quanto è possibile, la logica della giustizia. Perché se constatiamo che la confessione, pur ripetuta tante volte, non ci cambia, non ci rende degni dell'amore di Dio, finiamo poi per tralasciarla!”
Per il vescovo Oscar, “la logica a cui siamo chiamati è piuttosto quella della grazia, ossia convertirci al Vangelo, la buona notizia dell'amore che ci precede. Quello di Dio è un amore debordante, va al di là dei nostri meriti e delle nostre colpe. È Dio che ci ama talmente da non attendere che prima siamo noi all'altezza per poterci poi accogliere.
Dio desidera che la nostra vita sia buona, ma non sono i nostri atti buoni a renderci giusti ai suoi occhi. Molto spesso affiora l'idea che occorre prima rendersi degni del perdono per poi poterlo meritare. In realtà solo il perdono rivela il peccato e “si pente solo colui che ha già trovato il Dio che fa grazia”.
È lo sguardo amorevole di Gesù di fronte a Pietro, che lo aveva tradito, rinnegandolo per tre volte, è lo sguardo pieno di compassione e di perdono di Gesù, a rivelargli il suo peccato. Così Pietro si sente “un peccatore perdonato”. Mentre Pietro ha visto aprirsi un avvenire per sé nell'aprire se stesso al perdono offertogli da Gesù, Giuda si è rinchiuso nel suo senso di colpa e giudicandosi imperdonabile, si è impiccato.
Nel sacramento della Riconciliazione noi scopriamo veramente la capacità di Dio di creare e ricreare la nostra vita, soprattutto permettendoci di ricominciare.”
“Quel che importa a Dio -ha continuato mons. Cantoni inserendo un altro concetto – non è ciò che siamo stati, ma ciò che possiamo essere. Egli crede in noi anche quando noi non avessimo più fiducia in noi stessi. Nella misericordia di Dio noi scopriamo la capacità di Dio di creare e di ricreare la nostra vita, permettendoci soprattutto di ricominciare!
Solo quando conosco Dio come colui che perdona il mio peccato, solo allora egli diventa il mio Dio. Nel pentimento e nel perdono sta la grandezza del cristianesimo: è questo il nucleo essenziale della verità cristiana e dell'esperienza dello Spirito.
Conclusa la riflessione del vescovo Oscar, la preghiera è continuata con le intercessioni comunitarie, l'invocazione per il Giubileo, la benedizione finale e la preghiera a Maria composta dallo stesso papa Francesco al termine della Bolla di indizione dell'Anno santo della Misericordia.