PAPA IN MESSICO: MESSA CONCLUSIVA

Con la Santa Messa nell'area fieristica di Ciudad Juárez, nei pressi del confine internazionale tra Messico e Stati Uniti, segnato da una rete metallica, si è concluso ieri pomeriggio, ormai notte in Italia, il viaggio apostolico di Papa Francesco in Messico.
Prima della Messa, il Papa si è recato sotto una croce, issata a ridosso del fiume Rio Grande al confine con gli Stati Uniti, con vecchie scarpe e sandali di lato, a simboleggiare il dramma dell'immigrazione. Francesco ha pregato in silenzio per i migranti morti nel tentativo di superare la frontiera e per gli immigrati che si trovano negli Stati Uniti, in carcere o che subiscono retate. Ha anche salutato a distanza le migliaia di persone assiepate sull'altra riva del fiume, in territorio statunitense.
L'omelia della messa celebrata dal Papa nell'area della Fiera di Ciudad Juárez è iniziata con un messaggio di speranza, a partire da una frase di Sant'Ireneo – “la gloria di Dio è la vita dell'uomo” – e dalla prima lettura, che racconta di Ninive, “una grande città che si stava autodistruggendo, frutto dell'oppressione e della degradazione, della violenza e dell'ingiustizia”. “La grande capitale aveva i giorni contati, poiché non era sostenibile la violenza generata in se stessa”, ha ricordato Francesco: “E lì entra in scena il Signore muovendo il cuore di Giona, chiamato per ricevere una missione”. “Va', aiutali a comprendere che con questo modo di comportarsi, di regolarsi, di organizzarsi stanno generando solo morte e distruzione, sofferenza e oppressione”, il mandato di Dio, che chiama Giona a “risvegliare un popolo ubriaco di sé stesso”.
È il “mistero della misericordia divina”, ha commentato il Papa: “La misericordia scaccia sempre la malvagità, prendendo molto sul serio l'essere umano. Fa sempre appello alla bontà sopita, anestetizzata, di ogni persona. Lungi dall'annientare, come molte volte pretendiamo o vogliamo fare noi, la misericordia si avvicina ad ogni situazione per trasformarla dall'interno. Questo è propriamente il mistero della misericordia divina. Si avvicina e invita alla conversione, invita al pentimento; invita a vedere il danno che a tutti i livelli si sta causando. La misericordia entra sempre nel male per trasformarlo, ci incoraggia a guardare il presente e avere fiducia in ciò che di sano e di buono è nascosto in ogni cuore”.
E al termine dell'omelia della messa a conclusione del suo viaggio in Messico, il Papa ha ripetuto: “Chiediamo al nostro Dio il dono della conversione, il dono delle lacrime; chiediamogli che possiamo avere il cuore aperto come i Niniviti al suo appello nel volto sofferente di tanti uomini e donne”. “Mai più morte e sfruttamento!”, il grido di Francesco da Ciudad Juárez, frontiera nord tra il Messico e gli Stati Uniti: “C'è sempre tempo per cambiare, c'è sempre una via d'uscita e un'opportunità, c'è sempre tempo per implorare la misericordia del Padre”. “Come accadde al tempo di Giona, anche oggi scommettiamo sulla conversione; ci sono segni che diventano luce nel cammino e annuncio di salvezza”, ha proseguito il Papa: “So del lavoro di tante organizzazioni della società civile in favore dei diritti dei migranti. So anche del lavoro impegnato di tante sorelle religiose, di religiosi e sacerdoti, di laici che si spendono nell'accompagnamento e nella difesa della vita. Danno aiuto in prima linea rischiando molte volte la propria. Con la loro vita sono profeti di misericordia, sono il cuore comprensivo e i piedi accompagnatori della Chiesa che apre le sue braccia e sostiene”. “E' tempo di conversione, è tempo di salvezza, è tempo di misericordia”, ha concluso.
Al termine della Messa, Papa Francesco ha rivolto poi un ultimo saluto e ringraziamento per questi giorni di visita al Paese. La notte ci può sembrare enorme e molto oscura, ha detto Francesco, ma in questi giorni ho potuto constatare che in questo popolo esistono tante luci che annunciano speranza. Molti uomini e donne, con il loro sforzo di ogni giorno, rendono possibile che questa società messicana non rimanga al buio. Sono profeti del domani, sono segno di un'alba nuova.