IL CREMASCO CON MILANO – ITER ARDUO

Amministratori di oltre metà dei 50 Comuni del territorio hanno partecipato, sabato mattina, all'incontro con il sottosegretario alle Riforme, Luciano Pizzetti, organizzato dal sindaco Antonio Grassi – “extraterrestre” ma… sul pezzo – nell'aula consiliare del municipio di Casale Cremasco. E non son stati delusi.
Politico di lungo corso, ma anche di elevata caratura, nonostante i forti legami – naturali, più che legittimi e assolutamente ineliminabili – con le proprie radici, l'esponente del Governo ha mantenuto il suo intervento sul livello istituzionale, illustrando con estrema chiarezza e oggettività le ragioni di fondo della legge di riforma costituzionale e i suoi obiettivi. Portando – come promesso al promotore – alcuni elementi di novità al confronto in atto in sede locale, che lo renderanno certamente più proficuo. Disponibile al contempo a raccogliere sul campo osservazioni ed eventuali suggerimenti, utili ad affinare il progetto, mirato – ha sottolineato – a un “riordino policentrico della Repubblica”.
Le “città metropolitane” – ha precisato con fermezza, stroncando di fatto velleitarie aspirazioni emerse la scorsa settimana da parte del sindaco di Crema e, sabato sul nostro giornale, del sindaco di Casaletto Ceredano – sono in capo allo Stato. Posto che un territorio può legittimamente sentirsi, per diverse ragioni, più affine e attratto da un'area metropolitana – non l'ha detto, ma è noto ad esempio che a questa prospettiva tenderebbe il Lodigiano – il processo da intraprendere è “complesso e non può completarsi se non con una legge dello Stato, anche a Costituzione vigente, nel caso la riforma non andasse in porto”, ha spiegato.
Anche sull'altro tema al centro del confronto (scontro) tra i sindaci del territorio – la costituzione dell'Area Omogenea del Cremasco – Pizzetti è stato chiaro, infrangendo suggestive ipotesi inseguite da qualcuno dei presenti: è un “atto di carattere territoriale, non sovrapponibile però all'Area Vasta”. È un soggetto esclusivamente “politico”, la cui composizione viene definita dalle Unioni dei Comuni in base a omogeneità socio-economiche e di interessi; ma non è un soggetto “amministrativo”, se no rientrerebbe nelle competenze dello Stato.
La legge punta inoltre a “superare la logica della convenzione tra enti, eliminando la soglia minima, ma obbligando alle unioni tra Comuni confinanti tutti quelli sotto i 15 mila abitanti, uniformando i parametri di elezione”. Precisando che ciascun Comune potrà partecipare a una sola unione, “vista – ha tenuto a sottolineare Pizzetti, percependo i malumori di diversi in sala – come avanzamento cooperativistico integrativo e non declassamento democratico dei Comuni piccoli”.
In questa direzione, ha aggiunto, si sta orientando il riordino degli uffici territoriali, prefetture, collegi elettorali e delle stesse Camere di commercio. Per cui ciascuna Regione dovrebbe promuove un tavolo per concertare questa riorganizzazione che tenga conto delle condizioni locali.
(Articolo completo su “Il nuovo Torrazzo” di sabato 20 febbraio prossimo)