CENTRO PRELIEVI: FATTI, NON PAROLE!

Continua il dramma sociale di sedici donne senza stipendio da mesi e che dallo scorso ottobre non vedono la busta paga. Si tratta di undici impiegate presso i Cup degli ospedali di Crema e di Rivolta d'Adda e di cinque infermiere che prestano servizio al Centro Prelievi dell'Ospedale Maggiore cittadino: queste donne sono lavoratrici della Cooperativa Solaris, la onlus con sede a Carpi cui l'Azienda Ospedaliera di Crema, oggi Asst, ha affidato l'appalto per i servizi. Un appalto, fanno sapere fonti sindacali, di circa 2 milioni di euro. L'inaccettabile situazione si protrae da troppo tempo, tra tante vuote promesse e parole prive poi di azioni concrete: alle lavoratrici solo qualche acconto, ma il salario regolare per il lavoro svolto non arriva. Un diritto, di fatto, negato. Il tutto nel silenzio delle istituzioni, un silenzio che fa sentire queste donne – giovani con tante speranze e madri di famiglia – ancor più sole e dimenticate.
Ora, però, la misura appare colma. Le lavoratrici hanno assicurato finora il loro impegno per senso di responsabilità verso i cittadini: sia al Cup sia al Centro Prelievi il servizio non è mai venuto meno, ma è chiaro che diventa difficile proseguire a lavorare senza percepire lo stipendio! “C'è la nostra passione – dice una di loro – e pure un umano affetto nei confronti dei pazienti. Ma è dura… Ora, in pratica, stiamo facendo volontariato gratuito”.
E l'ospedale? “Cosa sta facendo per noi”, si chiedono le donne? A più riprese i vertici dirigenziali hanno sottolineato d'aver dato mandato ai propri legali per valutare possibili azioni nei confronti della Solaris, alla quale l'Asst ha comunque saldato recentemente due mensilità (il saldo è avvenuto quando la Cooperativa di Carpi ha, a sua volta, regolarizzato la propria posizione con l'Inps). La “battaglia economica” è certamente tra ospedale e Solaris, ma sedici donne si trovano nel bel mezzo e stanno pagando un prezzo salatissimo in termini, ripetiamo, sociali e anche umani! L'impressione è che, forse, si poteva – si può? – fare di più, anche da parte della dirigenza ospedaliera.
Lo scorso venerdì, presso la sala sindacale dell'Asst di Crema, s'è svolta un'assemblea delle lavoratrici, supportate dall'Unione Sindacale di Base. Nella discussione – pacata, e merita d'essere evidenziata la dignità di queste donne – sono emersi molti punti critici, pur nella consapevolezza d'aver a che fare con una materia complessa da risolvere. Sono stati presentati dei documenti e delle sentenze (del Tar, del Consiglio di Stato) facilmente rintracciabili su Internet, che mettono in luce comportamenti non proprio limpidi da parte della Cooperativa. Le donne hanno ricordato anche l'incontro in Prefettura del 29 dicembre, dove la Cooperativa ha sottoscritto precisi accordi: se questi non vengono rispettati, quale autorità deve intervenire?
Stanche dunque di sentire da mesi il ritornello “tra un paio di giorni sistemiamo tutto”, le lavoratrici hanno deciso alcune azioni. Innanzi tutto hanno chiesto un incontro con la Direzione generale dell'ospedale. Poi, è stato confermato lo sciopero per martedì 9 e mercoledì 10 febbraio, finalizzato “a ottenere le mensilità arretrate, per definire una data certa di pagamento degli stipendi, per la proroga di tre contratti a tempo determinato e per un corretto inquadramento contrattuale”. Ancora, sarà chiesto un incontro con la Cooperativa Servizi alla Persona (Csap) di Bergamo, pronta a subentrare se l'ospedale rescinderà dal rapporto con la Solaris.
Si lotta, dunque. Sedici donne lo fanno da sole, per un loro diritto. Dove sono le sei sigle sindacali attive in ospedale? Dov'è la politica?