IL VESCOVO FRANCO A SENIGALLIA

L'abbiamo lasciato definitivamente a Senigallia. Dopo queste settimane natalizie di passaggio, di saluti, di abbracci, don Franco Manenti (per noi resta sempre don Franco) ha presso possesso oggi della sua diocesi.
Noi cremaschi l'abbiamo voluto seguire un'ultima volta fin là in riva all'Adriatico, 400 chilometri più giù. Partenza presto, in pullman per la maggior parte, ma anche con varie macchine. Giornata dunque intensa con appuntamento alle 15.30 per l'ingresso in cattedrale, rigorosamente governato dai pass. C'erano i familiari di don Franco, fratelli e sorella, una zia e tanti altri; c'erano i compaesani di Sergnano, i parrocchiani di Santa Trinita che hanno imparato a voler bene al loro parroco in questi ultimi quattro anni; c'erano altri cremaschi, una decina di sacerdoti e, naturalmente, il vescovo Oscar. Don Franco li saluterà tutti al termine della Messa: ultimo atto, sottolineato dall'applauso dei senigalliesi.
L'arrivo nella cittadina adriatica è attorno alle 12. Il seminario ospita i cremaschi ed offre un piatto caldo. Altri, arrivati alla spicciolata, pranzano in ristorante. In un bel locale sul mare si trovano i seminaristi, il gruppo del San Luigi, i parenti di don Franco. Il gestore si chiede che cosa stia succedendo. Glielo spieghiamo. Esprime – ovviamente – soddisfazione. E noi brindiamo al nuovo vescovo in un piacevole momento di amicizia.
Alle 15.30, mentre i cremaschi – dopo una breve visita alla città – entrano in cattedrale, inizia il pomeriggio dell'ingresso del nuovo vescovo di Senigallia. Primo atto, la visita ai ricoverati presso l'Opera pia Mastai. Don Franco vuol caratterizzare l'inizio del suo ministero episcopale incontrando i più deboli. Nel contempo, il nome della casa di accoglienza ci ricorda che questa è la terra del beato Pio IX, il cui palazzo natale è a pochi passi.
Terminata la visita, un corteo festoso di giovani, preceduto da uno striscione: “Benvenuto vescovo Franco”, attraversa le strette vie dell'antica città della medievale, a ridosso della bella rocca voluta da Giovanni Della Rovere (signore della città dal 1474 al 1501), per arrivare in piazza Roma, davanti al municipio, dove è previsto il saluto ufficiale delle autorità. Il sindaco di Senigallia, Maurizio Mangialardi, in prima fila e tanti sindaci del territorio. Non ne mancano alcuni dal Cremasco: Vincenzo Cappelli in rappresentanza del primo cittadino di Crema (con lui alcuni consiglieri), Gianni Rossoni di Offanengo, Gianluigi Bernardi di Sergnano, paese natale di don Franco. Tanta la gente ad applaudire.
I saluti sono brevi e sodi: sia il sindaco di Senigallia che il nuovo vescovo s'impegnano a collaborare per il bene della cittadinanza. La banda cittadina diffonde a tutti un po' di gioia. Si riprende il corteo per arrivare, in pochi passi, alla piazza della cattedrale.
Ora la cerimonia è religiosa. I vicario generale ha accompagnato il vescovo Franco nell'ultimo tratto. Alla porta del duomo lo accoglie il presidente del capitolo. Strette di mano e tanti benvenuto. Si entra in cattedrale: i senigalliesi non me ne vorranno, ma la nostra di Crema è molto più bella: non fa nulla!
Alle 16.30 inizia la Santa Messa d'insediamento del vescovo cremasco nella cattedra senigalliese. Il saluto è del vicario generale che cita la prima lettura della liturgia: parla del pastore “che fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri”. “Oggi – dice – si realizzano le parole del profeta. Sei chiamato a guidare il popolo di Dio a Senigallia. Fin dalle tue prime parole ti sei presentato come colui che invoca la pace su tutti noi; nel messaggio natalizio hai invocato il Signore perché entri nelle nostre case come Dio di misericordia. Ora sei entrato in questa chiesa che ha 1.500 anni e che ha generato santi come Maria Goretti e Pio IX. Il tuo arrivo, per noi è segno che questa storia di salvezza continua e ci sorprende, perché Dio ha scelto un pastore che, non viene dall'altra parte del mondo, ma certo non da vicino!”
Segue il vescovo emerito Giuseppe Orlandoni: “La Chiesa di Senigallia ti accoglie come padre buono e pastore sapiente per continuare la missione di Gesù e degli apostoli. Ti passo il testimone dopo i quasi 19 anni del mio servizio alla Chiesa senigalliese: una chiesa viva, ricca di doni dello Spirito, pur con tutte difficoltà e le ferite che porta ogni comunità ecclesiale. Ti consegno ciò che anch'io ho ricevuto: una porzione del popolo di Dio. Siamo lieti di intraprendere con te un nuovo pezzo di strada, certi che non siamo soli, ma ci accompagna lo Sposo Gesù.” E ringrazia la Chiesa di Crema e il vescovo Oscar per il dono di don Franco.
Tocca a un laico salutare il nuovo vescovo a nome delle famiglie: “Ti accogliamo come un padre che ci vuole accompagnare secondo le indicazioni della Chiesa”. E cita i quattro verbi del recente Convegno di Firenze: “In anzitutto uscire, poi annunciare (il primo annuncio è il tuo ministero), abitare: infatti sei qui per stare con noi; trasfigurare, perché il tuo ministero ci farà vedere il volto del Signore. Ti staremo vicini.” Parole belle e sentite.
La cattedrale è affollata di senigalliesi e cremaschi. Inizia la liturgia accompagnata da un bel coro. Il tutto trasmesso in diretta via livestream: da Crema seguono la celebrazione sul sito del Nuovo Torrazzo e di Radio Antenna5. Dietro l'altare tantissimi sacerdoti marchigiani e la decina di cremaschi. Il clima è festoso.
All'omelia il vescovo Franco saluta tutti, in particolare i giovani e si rifà al brano del Vangelo che racconta il Battesimo di Gesù nel Giordano all'inizio del suo ministero in terra.
“Che cosa può dire questo vangelo – si chiede – a un vescovo che inizia anch'egli un suo ministero e alla sua Chiesa che lo accoglie? Dalle parole del Padre che vengono dal cielo, si comprende che al centro del messaggio cristiano sta Gesù, il Figlio che Dio ha mandato perché ci ama: al centro dell'esperienza cristiana sta Gesù che ha dato se stesso per noi, per rompere il monopolio del peccato e ci dà accesso alla vita stessa di Dio.
Con Gesù – continua don Franco – è apparso chiaro che Dio ama tutti gli uomini e le donne di questo mondo per la sua misericordia e non per nostro merito.”
E allora “il compito al quale siamo chiamati è presentare Gesù come termine delle attesi di tutti gli uomini e creare le condizioni perché sia accolto.”
E la bella notizia cristiana di un Dio che è pastore affettuoso e porta gli agnellini sul petto. “Questo – sottolinea – è il compito che Dio affida al vescovo che inizia i suo ministero nella Chiesa che lo accoglie. Un ministero che si presenta come un servizio. Un servizio che va svolto insieme, perché il vescovo non è un uomo solo; un servizio che va svolto con letizia e a voce alta, perché la notizia che portiamo è bella e dona speranza e fiducia.
Inizio il mio ministero – conclude il vescovo Franco – con la convinzione che possiamo dire che Gesù è la lieta notizia che riscatta l'esistenza. Inizio questo ministero con fiducia, confortato dalle vostre preghiere.”
Il nuovo pastore invoca la Madonna della Speranza (alla fine della Messa Le porterà un omaggio floreale) e il santo patrono di Senigallia, Paolino da Nola, e ringrazia tutti.
Segue la liturgia eucaristica. Numerosi i vescovi marchigiani a fianco del celebrante, numerosi anche i diaconi. Offertorio, consacrazione e comunione per tutti.
Al termine il card. Edoardo Menichelli, arcivescovo di Ancona -Osimo saluta il nuovo “collega” che viene a far parte della comunità dei tredici vescovi marchigiani. Ricorda i due emeriti di Senigallia che affiancheranno don Franco. “Abbiamo per te – conclude – molto affetto e gratitudine.” E termina con una battuta: “Ho chiesto al vescovo emerito Orlandoni come si sente oggi. Mi ha risposto: Mi sento come un vedovo.” E capiamo che non è una battuta, perché un vescovo è davvero lo sposo della sua Chiesa.
E allora anche noi, Chiesa cremasca, abbiamo portato un figlio dalla nuova sposa, la Chiesa di Senigallia. Egli, al termine della Messa di ci saluta e dice di “essere in buone mani”. Noi lo lasciamo così, nelle buone mani della sua nuova sposa… con un nodo alla gola. Grazie don Franco e tanti auguri per il tuo ministero!